Trae Young è qui per smentire tutti

Un anno fa circa, scrivevamo di Trae Young in prospettiva del draft di giugno. Un ragazzo ancora in una fase di piena maturità ma che in pochi mesi era passato “da buon prospetto (il portale 247Sports lo posizionava al trentesimo posto nell’ideale classifica della classe del 2017) a potenziale uomo più atteso del Draft 2018”. Il paragone più utilizzato ai tempi del college era quello di nuovo Steph Curry: stazza minuta, grandi qualità da tiratore dalla media e lunga distanza e una velocità di pensiero notevolmente più avanti a tutti.  Al Draft di quell’anno, Young venne chiamato con la quinta scelta assoluta dai Dallas Mavericks che non ci pensarono due volte a scambiarlo con gli Atlanta Hawks per Luka Doncic.

Quella serata rimarrà nella testa di tutti, un what if  che avrebbe cambiato il corso delle due franchigie ma, soprattutto, dei due ragazzi in questione. Ancor prima di iniziare la sua avventura in NBA, Trae era già stato caricato di mille responsabilità (la rinascita di Atlanta, specialmente) e di enormi aspettative sul suo reale valore, dopo essere stato soprannominato l’erede di Curry. Il premio come Rookie dell’anno andrà molto probabilmente a favore di Doncic, ma Young ha iniziato a radicare delle solide basi per crescere in maniera esponenziale e riportare in vita gli Hawks dopo un lungo periodo di re-building.

I primi mesi d’ambientamento di Trae non sono stati il massimo dal punto di vista dei tiri dall’arco (solo un misero 29,5% dall’arco da settembre a dicembre), mentre nel 2019 la tendenza si è completamente invertita. A febbraio, ha sparato con il 43,5 per cento su 7,5 tentativi in profondità, il massimo realizzativo nella prima stagione della guardia di Atlanta. La percentuale effettiva di field goal negli ultimi due mesi è stata del 51,2 percento, un dato che conferma la presa di coscienza dei propri mezzi da parte di Young.

A dire la verità, ci si dovrebbe concentrare sulle grandi capacità da assistman del numero 11 di Atlanta (ottavo nella classifica NBA degli assist a partita con 7.8 e primo tra i rookie) capace di diventare il fulcro del gioco di Atlanta in una sola stagione. Non è un mistero che, durante la scorsa estate, Trae abbia analizzato alla nausa le giocate e i movimenti di un grande giocoliere, come Steve Nash, più che le mirabolanti parabole di Steph Curry.  Nei  primi mesi della regular season si è intravisto qualche sprazzo di un ragazzo con un grande senso della posizione e in grado di percepire prima di tutti degli spazi e dei tempi di gioco invisibili a noi comuni mortali: ora si sta consolidando come un playmaker completo a 360 gradi con prestazioni costanti.

Il paragone con il fenomeno di Golden State non è del tutto azzardato: le caratteristiche fisiche sono molto simili ai rispettivi inizi di carriera, entrambi hanno punti nelle mani e, soprattutto, hanno in testa perfettamente i tempi di gioco della propria squadra e degli avversari. Trae Young si sta evolvendo sempre più verso uno standard di gioco elevato e capace di spaccare le difese quando vuole. Potremmo parlare della sua prestazione contro i Detroit Pistons dello scorso febbraio (30 punti e 10 assist) per riassumere un po’ la sua importanza in un progetto di ricostruzione come quello di Atlanta.

Ad Atlanta, ha un roster che lo segue nelle sue dinamiche e un franchigia che non ha fretta di salire in cima alla classifica. L’organizzazione paziente degli Hawks sarà uno dei fattori che contribuirà maggiormente alla crescita di Young. Gli darà modo di limare difetti tattici e permetterà loro di costruire un ambiente coeso senza alcuna fretta. Stanno già vincendo più partite di quanto ci si aspettasse, e questo è in gran parte dovuto alla rapidità con cui Young si è evoluto. Lloyd Pierce, coach degli Hawks,  ha fin da subito inquadrato la personalità e il talento di Trae, un ragazzo riservato ma voglioso di mostrare i suoi reali attributi:

“Ora sa bene quali decisioni prendere quando si trova sul parquet, quando segnare, quando facilitare le giocate, come collassare le difese, come vedere quali difese stanno per essere lanciate contro di lui. E’ una procedura in corso”.

In questa stagione, Atlanta è al decimo posto nella classifica della percentuale di assist (Gli Warriors sono primi) e, tra i giocatori che hanno una media di almeno 30 minuti di gioco e hanno giocato 40 partite o più in questa stagione, solo Harden e Russell Westbrook hanno un percentuale di assistenza più alta di Young. La sensazione che si percepisce nella Lega è che si stia sottovalutando l’assetto tecnico di Young come playmaker e ciò, lo rende maggiormente imprevedibile agli occhi delle squadre avversarie con un potenziale ancora tutto da scoprire.

Il GM degli Hawks  Travis Schlenk in una recente intervista con Marc J. Spears di Undefeated è stato più che chiaro sul valore di Young: “Ha ottenuto molta notorietà per  i tiri dalla grande distanza al college, che ovviamente sono grandiosi, ma la sua visione del campo alla sua età, 19 anni, di essere in grado di vedere il pavimento come fa lui, e la capacità di passare  con la mano sinistra, con la mano destra,  trovare i compagni in tutto il campo, questo è quello che spicca davvero “. La notte del Draft sembrava aver visto solo i Mavericks trovare un tesoro, in verità, Atlanta ha trovato l’uomo giusto al momento giusto. L’ex Oklahoma possiede tutte le potenzialità per diventare un All-Star.

Ormai è chiaro quanto sia diventato importante il ruolo di Trae Young negli Hawks. Nei momenti più importanti delle partite lui è quello con più minuti sulle spalle – 52 – ed è il secondo per assist  – 10 – dietro solo a De’Aaron Fox. Ma a sorprendere davvero è la valutazione on/off di Young in quei 57 minuti clutch, che è la più alta del campionato a +37. Chi è il secondo? Il compagno di contropiede di Trae, Kevin Huerter, con un +36 in meno minuti.  Questa prima stagione di rodaggio nei meccanismi NBA è stata utile ad entrambe le parti per potersi confrontare con il resto della Lega e capire i punti su cui lavorare nei prossimi anni.

Dovrebbe essere lampante il fatto di trovarci di fronte ad un atleta in perenne ascesa, capace di saper gestire le pressioni e le aspettative dopo lo scambio con Doncic tutte a suo favore; il palleggio e le finte di Trae Young sono state un problema per i difensori per tutta la stagione. Young è entrato in campionato con uno svantaggio di altezza con una piccola struttura e braccia corte, ma la sua capacità di manipolare la palla fuori dal dribbling è vertiginosa e imprevedibile. Qua sotto, una delle tante giocate che nel post All-Star break lo hanno consacrato definitivamente come un ball handler di altissimo livello.

“Ciò che distingue Trae si vede quando palleggia tra le gambe. Lui scivola”, l’allenatore personale di Young, Alex Bazzell, ha detto a SB Nation quando gli viene chiesto di descrivere questa mossa:

“Guarda i suoi piedi. La maggior parte delle persone arriva a in modo difficoltoso negli arresti. Lui e Steph [Curry] si muovono esattamente allo stesso modo. Pensandoci, anche Kyrie [Irving]”.

In poche mosse illusorie è riuscito a mandare fuori gioco tutta la difesa dei Pistons, simulando un passaggio dietro la schiena si è liberato di Brown che è caduto nella trappola. Con un’ultima mossa, Young ha piantato i piedi, ha guardato per un secondo il compagno di squadra John Collins e ha fatto in modo che Drummond facesse un passo nella direzione sbagliata. Questo ha liberato Dedmon. Per il suo atto finale, Young ha usato le sue spalle per simulare un passaggio alley-oop a Dedmon su Griffin, e invece l’ha fatta rimbalzare in mezzo alle gambe con un movimento perfetto.

Se non siete ancora convinti delle capacità di playmaking di Young, guardate questo assist per Collins proveniente dalla propria metà campo con facilità disarmante.

La cosa sorprendente è la frazione di secondo in cui riceve palla e riesce a vedere la possibilità di un alley-oop dalla lunghissima distanza, credendo nella precisa esecuzione del compagno. Trae ha portato ad Atlanta la fiducia e la consapevolezza dei propri mezzi, uno stato mentale in cui non ci si preclude assolutamente niente. Non c’è dubbio che la recente esplosione di Trae lo abbia catapultato nella discussione del Rookie of the Year, e non ci può essere equivoco che sia stato il miglior debuttante degli ultimi 2 mesi. Basta dare una rapida occhiata ad alcune metriche avanzate, l’Offensivo Real Plus / Minus di ESPN dipinge Trae come il 19 miglior playmaker del campionato con un 1.79 ORPM. Questo marchio lo mette davanti a giocatori come Zach LaVine, Jamal Murray, Derrick Rose, Ben Simmons e De’Aaron Fox.

Gli Hawks hanno chiaramente detto di voler ripartire dai loro giovani più talentuosi: Trae Young, John Collins e Kevin Huerter. Ognuno di questi giovani ha 21 anni e questi non includono i compagni matricole Omari Spellman, Jaylen Adams, BJ Johnson e veterani più giovani come DeAndre ‘Bembry e Taurean Prince. Si sta puntando ad essere una delle sorprese della stagione per poter, magari, ingaggiare un All-Star da affiancare e convinto di poter creare un progetto vincente. L’esperienza di chi è già presente in NBA da anni e, perchè no, con qualche anello alle dita può far solo bene a tutto l’ambiente per poter trovare un equilibrio.

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