Conference Call con Tomáš Satoranský

Giovedì 17 si svolgerà l’ormai tradizionale London Game che porta ogni anno il basket NBA nel Vecchio Continente. Per prepararci alla partita europea fra Wizards e Knicks abbiamo partecipato ad una conference call con Tomáš Satoranský, playmaker titolare dei Wizards dopo l’infortunio di Wall, stella della nazionale della Repubblica Ceca ed ex Barcelona e Siviglia. Chi meglio di lui per parlare di NBA ed Europa?

 

Cosa vuol dire per te giocare a Londra, avendo la possibilità di giocare davanti alla tua famiglia che viene dalla Repubblica Ceca? Come ti senti a giocare in Europa con la tua squadra NBA?

Per me che sono un europeo, sarà fantastico poter giocare davanti ad amici, familiari e tifosi europei. E’ sempre speciale, proverò a prenderla come una partita ordinaria ma sicuramente sarà emozionante e non vedo l’ora. Speriamo di vincere e giocare bene e continuare a costruire un po’ di continuità come abbiamo fatto di recente.

 

Come ti aspetti l’atmosfera alla O2 Arena? Il tifo sarà metà e metà probabilmente, quindi un po’ diverso dall’atmosfera a cui siete abituati. Ne hai parlato con qualcuno che è già stato a Londra?

Per me è tutto nuovo, non ho mai giocato qua prima, né parlato con qualcuno che ci aveva già giocato. So che ci saranno molti giocatori di Premier League in prima fila, almeno così ho sentito dire. I Knicks hanno tifosi ovunque, sembra quasi che giochino in casa in queste partite – è pieno di maglie Knicks dappertutto. Mi aspetto che il tifo sia tutto per loro, ma ci siamo abituati quindi ce la caveremo lo stesso.

 

Cosa ne pensi dei tuoi avversari per la partita di Londra? Affronterai Porzingis ed Hezonja che sono stati tuoi compagni di squadra – sei più carico quando devi giocare contro di loro rispetto alle altre squadre?

E’ sempre un’occasione speciale per me affrontare i vecchi compagni che avevo in Europa. Ci sentiamo spesso e ci troviamo prima delle partite, specialmente con Kristaps (Porzingis, ndr) che è uno dei miei migliori amici. Purtroppo non credo che giocherà, è stato fuori tutta la stagione per via dell’infortunio. Mario (Hezonja, ndr) sta facendo bene invece, è sempre un giocatore pericoloso. E’ davvero speciale per me affrontare i ragazzi con cui ho condiviso lo spogliatoio e questa partita non fa eccezione.

 

Sei al tuo terzo anno in NBA, c’è una cosa in particolare che ti manca del basket europeo? E qual è invece l’aspetto migliore della NBA?

Domanda difficile, ci sono molte differenze. In Eurolega ogni partita è pesante per la classifica e ogni possesso è questione di vita o di morte, come se fossero sempre i playoffs. Poi c’è l’atmosfera dei palazzetti in alcuni paesi – forse la cosa che mi manca di più. Andare in Grecia o in Serbia, per esempio, è come andare giocare all’inferno, una vera e propria bolgia. Allo stesso tempo l’NBA è una calamita per gli appassionati, grazie a giocate spettacolari e ad uno stile tutto proprio. Poi ci sono i migliori al mondo, quindi la qualità degli avversari è incredibile e mi sto divertendo molto.  

Ecco le due domande arrivate direttamente dalla redazione di The Shot! Eravamo curiosi di chiedere un parere a un giocatore che, nonostante un inizio non semplice e nonostante non fosse più giovanissimo, ha tenuto duro senza ripiegare in Europa riuscendo a ritagliarsi un ruolo in NBA.

La prima partita in cui ti sei messo in mostra in NBA è stata la scorsa stagione contro i Bulls, quando hai segnato 25 punti partendo titolare a causa degli infortuni. Capita spesso in NBA che servano circostanze particolari di questo tipo per poter mostrare tutto quello che si sa fare in campo. C’è differenza nelle opportunità che si hanno in Europa e in NBA?

Si, credo che ci sia differenza, specialmente per i giocatori europei: non importa cosa tu abbia fatto in Eurolega, devi dimostrare il tuo valore in America. Vale anche per Luka Doncic, ma lui è speciale ed riuscito subito a imporsi nelle prime partite. Per molti giocatori ci vuole tempo ed è dura psicologicamente, perché si era abituati a giocare in Europa e si conosce il proprio valore. Per me è stata dura restare forte mentalmente, ma quando John (Wall, ndr) si è infortunato durante il mio secondo anno ero finalmente pronto a cogliere la mia occasione ed è stata una svolta per me.

 

Credi che in Europa i giocatori giovani o ancora sconosciuti abbiano più possibilità di emergere rispetto all’NBA?

In NBA c’è una netta differenza fra titolari e panchina per quanto riguarda ruoli e minuti – forse è un po’ diverso in altre squadre ma da noi è così. In Europa ho giocato sempre in squadre dove mi davano opportunità anche da giovane; anche al Barcelona il quintetto cambiava sempre per esempio, quindi ho dovuto adattarmi quando sono arrivato in NBA.

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