Started from the bottom: Pascal Siakam

A differenza di tanti ragazzi sparsi in tutto il mondo, il destino degli adolescenti africani è scandito da decisioni drastiche, percentuali bassissime di un’esistenza al di sopra della soglia di dignità e ambizioni pressoché nulle.

Pascal Siakam arriva da una famiglia in cui il lavoro del padre Tchamo in un’ impresa di trasporti pubblici e, contemporaneamente, di sindaco della cittadina di Makénéné, riesce ad assicurargli un qualcosa di più e certamente meno preoccupazioni economiche.

Tchamo è molto severo su argomenti come l’istruzione, ritenendola fondamentale per affrontare la vita al meglio, e la religione: il desiderio di vedere il più giovane dei suoi quattro figli diventare un sacerdote è, quindi, solo una naturale conseguenza. Il processo per diventare sacerdote prevedeva la partecipazione ad un seminario durissimo: sveglia alle 5.30 del mattino, cibo scadente e lontano da tutti i tuoi affetti. Non era questa la strada scelta da Pascal, non poteva essere questa. Con determinazione ed enorme forza di volontà il giovane riesce ad esternare proprio rifiuto verso un qualcosa che mai era passato nella sua testa, settata su un obiettivo preciso: il calcio prima, la pallacanestro poi.

Ma in Camerun, opporsi ai propri genitori viene considerato un’eresia, un affronto vero e proprio. Pascal piange mattina e sera per il suo sogno, non vuole veder stravolgere la propria vita all’età di 11 anni, ma i genitori sono irremovibili. Affronterà il seminario controvoglia, ovviamente, ma scoprirà presto che diventerà un’esperienza di crescita personale vitale per la sua ascesa in NBA: «Si è trasformato da bambino molto calmo in un ragazzo molto testardo», racconta padre Collins del St.Andrew’s Seminary. «A volte pensavo di cacciarlo, ma i suoi risultati accademici erano così notevoli che non potevamo far altro che trattenerlo».

Nell’estate del 2011, Pascal partecipa al Basketball Without Borders camp per puro divertimento ma presto si troverà a giocare contro un veterano NBA come Luc Mbah a Moute (al cui occhio lungo già si deve tal Joel Embiid), una sorta di divinità pagana in Camerun, che nota da subito le sue qualità di questo ragazzo alto 2,06 cm. Gli occhi di tanti allenatori sono di lui, specialmente per le grandi doti atletiche: e anche Tchamo si mostra felicissimo nel vedere un proprio figlio vicino al sogno americano” in tutti i sensi. Il padre di Pascal si improvvisa suo manager ed inizia a parlare con tanti coach di licei americani fortemente interessati perché il sogno, pian piano, si trasforma in una realtà sempre più concreta.

All’età di 16 anni, Siakam approda a Lewisville, Texas, per giocare con la God’s Academy e iniziare una nuova sfida: lingua e stile di vita differenti, cibo diverso, società diversa. L’esperienza del seminario lo aveva già preparato a questi cambiamenti drastici, quindi l’adattamento alla realtà statunitense risulta molto più facile, ma non di certo una passeggiata. Pascal ha sempre giocato per pura passione, senza una solida preparazione tattica, senza schemi o movimenti preimpostati, di puro istinto. Alla God’s Academy tutto cambia. Siakam è come tutti gli altri suoi compagni, non può agire di testa sua e deve adattarsi alle richieste dello staff tecnico. Per diventare un giocatore di alto livello deve aggiungere al suo spiccato atletismo coordinazione in campo e sotto canestro, velocità di pensiero e adattamento al gioco di squadra: evoluzione e miglioramenti sono costanti e ogni partita gli permette di raggiungere un livello sempre più alto e aumentare le sue quotazioni in prospettiva college.

Basta un anno a Siakam nella God’s Academy per mettersi in mostra e diventare oggetto del desiderio dei college affamati di nuovi talenti da lanciare (e su cui fare qualche soldo). New Mexico State University è quella che si muove presto e bene: in due stagioni di college basket giocato (nel 2013 rimane fuori a lungo per infortunio) non delude le aspettative riposte in lui da coach Marvin Menzies, uno che ha passato parte della propria carriera nel continente africano come talent scout.

Durante la sua prima stagione ufficiale, Pascal riceve una telefonata da sua sorella Raissa, anch’essa studentessa in America. Il loro padre era morto in uno scontro frontale fra due auto e dopo quattro giorni di agonia in ospedale. Pascal si ritrova in lacrime, è disorientato e la prima cosa che gli passa per la testa è quella di tornare in Camerun per i funerali: in quel momento, tutto passa in secondo piano, compresa quella pallacanestro che aveva finito con l’assorbire praticamente metà della sua vita. Siakam inizia a pensare seriamente di far ritorno ritorno a casa per supportare la sua famiglia, ma cosi perderebbe la borsa di studio e la possibilità di poter diventare un giocatore professionista. Coach Menzies non ci pensa due volte nel dargli una mano, diventando una sorta di padre adottivo: la distanza dalla famiglia era sempre stato un problmea per Pascal e trovare qualcuno disposto a sostenerlo in un momento simile costituisce, di fatto, il primo turning point della carriera. Quella stagione viene nominato Western Conference Freshman of the Year (20.2 punti, 11.6 rimbalzi e 2.2 stoppate di media in 34 partite) e si dichiara eleggibile per il Draft NBA 2016. Gli è bastato un anno effettivo di college per prendere consapevolezza del suo talento innato e dei suoi mezzi apparentemente senza limiti.

Il primo approccio con l’NBA avviene a Buffalo, dove i Toronto Raptors vogliono monitorarlo e avere qualche certezza in più sul loro futuro investimento. E coach Casey non può far altro che apprezzare le qualità di questo ragazzone del Camerun che, di fatto, rappresenta quel quid in più che da tempo cercano sotto l’aspetto difensivo, dei movimenti sotto canestro e nel pulire al meglio il possesso palla. Manco a dirlo, due settimane più tardi, Toronto sceglie Siakam con la scelta numero 27 nel draft. Nella Summer League successiva Pascal gioca come se non soffrisse le pressioni dell’ambiente: corre, aggredisce, lavora lateralmente sul perimetro difensivo, schiaccia e si mostra molto vicino ad una forma atletica quasi perfetta, superando le aspettative di tutti i presenti. Quella contro i Sacramento Kings è la partita in cui dà il meglio di se: l’affiatamento con i compagni è così naturale e il suo carisma è così influente da metterlo subito al centro del progetto. In un momento in cui molti giudicano il suo gioco esclusivamente dal punto di vista della pura istintività emergono le vere abilità di Siakam: lui gioca secondo un’intelligenza che si adatta al ruolo e ai movimenti offerti sul parquet. Per Pascal si trattava di routine quotidiana: il lavoro duro è sempre stato il suo cavallo di battaglia ed è ciò che lo ha portato al livello che conosciamo oggi. L’attuale numero 43 di Toronto è arrivato nella Lega come un vero e proprio underdog, uno sconosciuto. L’esperienza al college gli ha permesso di cominciare a intuire la sua centralità all’interno di un sistema, ma soprattutto a non limitarsi in termini di ruolo: Siakam riesce a coprire quattro posizioni in campo, seguendo l’evoluzione che l’NBA sta affrontando da qualche anno a questa parte.

La prima stagione in Canada, la 2016/2017, parte bene. Siakam riesce a conquistarsi un discreto spazio nelle rotazioni, nonostante la presenza a roster di uno come Patrick Patterson e un’esperienza in D-League con i Raptors 905 che si rivela particolarmente formativa – 18.2 punti e 8.6 rimbalzi per partita in cinque partite della regular season, oltre a 18 punti e 7.9 rimbalzi in sette partite dei Playoff, oltre ad essere nominato MVP delle Finals -: 4.2 punti e 3.4 rimbalzi a partita di media, oltre a 0.8 stoppate in 15.6 minuti di impiego, con il 50% dal campo.

Siakam non ha voluto bruciare le tappe, ma ha saggiamente scelto di seguire la strada del rigore e dello studio sul campo. Il primo anno è stato di transizione, dell’adattamento ai meccanismi di squadra. Ma, già dalla scorsa stagione, ha dimostrato di meritare un ruolo di rilievo in squadra, ben al di là di linee statistiche (7.3 ppg, 4.5 rpg, 2.0 apg) che non segnano un cambiamento drastico, per il grande impatto che ha avuto sui 28 metri in entrambe le fasi, con tutte quelle piccole cose che non finiscono nel referto ma che spesso fanno la differenza tra una W e una L.

Work hard, play hard” : Siakam non si è mai sentito arrivato, anzi, ha messo totalmente da parte il suo ego per imparare e rubare i trucchi del mestiere, studiando ogni minima sfumatura del gioco, ogni minimo dettaglio: «Spesso, bisogna conoscere il gioco a fondo per riconoscere un giocatore d’élite. Ci sono giocate che colpiscono in modo talmente unico, che spesso non rientrano nelle statistiche del box score. Il loro impatto è di solito un po’ la colazione di un cane poiché esercitano un’influenza enorme su molti aspetti del gioco apparentemente non correlati. Per essere uno del genere, ci vuole un QI di basket assurdamente alto e una grande sicurezza interiore, ma è ancora un ego controllato che mette al primo posto la vittoria. Il miglior esempio (e il miglior confronto per Siakam) sarebbe Draymond Green», scriveva Colin Connors su Raptors Republic sulla crescita del camerunense e prendendo a paragone il numero 23 dei Golden State Warriors. Ovviamente, sono ancora su due livelli differenti, ma ci sono molti aspetti che li avvicinano; entrambi riescono a giocare in tutti e i cinque i ruoli e ad eliminare i mismatch difensivi quando si ritrovano in un quintetto piccolo, in cui Siakam riesce a bilanciare lo svantaggio fisico.

La crescita di Pascal, poi, passa anche dalla metà campo offensiva. Lo scorso anno, la percentuale di assist da parte di Siakam è balzata al 13,5% dal 2,9% rispetto al suo anno da rookie, mantenendo intatta la capacità di fungere tanto da tagliante quanto da bloccante all’interno di ogni singolo possesso dei suoi:

Kyle Lowry parte  palla in mano, e nel frattempo i suoi compagni allargano il campo. I difensori dei Kings, tutti concentrati ad osservare la palla e non le marcature, lasciano libero di Siakam di effettuare un backdoor e schiacciare senza alcun problema.

 

Il numero 43 sta lavorando duramente sotto l’aspetto mentale e sul decision making, integrandosi alla perfezione nel sistema tattico ideato da Nick Nurse. Il record di 12-3 sta rivelando Toronto come una delle squadre più complete in tutta la Lega e l’arrivo di Kawhi Leonard era quello che mancava per dirsi competitivi. Siakam sta viaggiando con una media di 12.5 punti con 61.9% al tiro, 7.0 rimbalzi, 2.1 assist e 1.3  palle rubate a partita. Il supporting cast di Leonard sembra essere quello giusto per potersi calare nel ruolo di contender, anche perché tutte le squadre stanno incontrando difficoltà nel limitare la coppia di lunghi formata dal camerunese e da Ibaka, alla miglior stagione in carriera (17.7 punti e 7.9 rimbalzi di media): «Non ci sono molti [centri] che possono contenerlo», ha detto Siakam di Ibaka. «Averlo a centro area è grandioso. C’è una migliore spaziatura e lui è in grado di portare il pivot avversario fuori libaranda spazi e corridoi per le penetrazioni e i tagli»

Siakam sta giocando ad alti livelli: in area domina senza rivali e anche nel tiro dall’arco sta crescendo. Certo i margini di miglioramento sono ancora ampi, ma il career-high contro i Knicks lascia ben sperare. Ma oltre questo aspetto bisogna sottolineare l’importanza di Siakam nello starting five specialmente sotto canestro (il 20% dei rimbalzi difensivi disponibili in partita sono i suoi): quindi il suo lavoro è uno dei fattori principali per questo inizio straripante dei Raptors. Il numero 43 ha dimostrato di avere mani e piedi veloci, tali da leggere il gioco in anticipo e trovarsi in armonia con Leonard e Lowry: in parole povere sta imparando ad essere quel tipo di giocatore influente, oltre il box score e le statistiche, con le intangibles.

Siakam si sta evolvendo sempre più, arrivando anche a sviluppare ottime abilità di passatore, grazie a letture in attacco di grande intelligenza e intuitività e coinvolgendo i suoi compagni di squadra nell’azione e rendendo molto più fluido l’arrivo a canestro.

I Toronto Raptors, e Siakam con loro, sono in grande ascesa in termini di credibilità e consapevolezza dei propri mezzi e si stanno candidando fortemente come prima forza a Est nonché come potenziali antagonisti degli Warriors a giugno. Certo, il gap da colmare è ancora abbastanza profondo ma questo inizio straripante sembra promettere bene per il prosieguo della stagione.

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