Duke Williamson

Clash of Champions: i Fab4 di Duke contro la nuova Kentucky di Calipari

Sei mesi e tre giorni, poco tempo a pensarci bene, un’eternità per ogni appassionato della palla a spicchi. Questo infatti è il numero esatto di giorni passato dall’ultima partita NCAA; quella finale all’Alamodome di San Antonio che ha lanciato le quotazioni di Donte Di Vincenzo (Most Outstanding Player) e ha permesso a Villanova di portarsi a casa il secondo titolo collegiale in tre anni, questa volta ai danni di una Michigan letteralmente travolta dalla forza dei Wildcats. Oggi, casualmente proprio nel giorno del compleanno del Prof. Steven Naismith, il passato viene però azzerato e tutto riparte da zero con la garanzia che nulla sarà uguale a quanto successo la stagione precedente. Diamo un grosso bentornato al mondo del College Basketball.

Champions Classic: il nuovo inizio

Il Champions Classic non è un appuntamento come gli altri nel mondo della NCAA. Duke, Kentucky, Kansas e Michigan State (i migliori programmi collegiali della nazione) si danno battaglia in una sorta di torneo nel torneo che segna l’inizio della Division I. La location di quest’anno è la Bankers Life FieldHouse di Indianapolis che prevede il tutto esaurito sopratutto in vista del big match in programma: Duke-Kentucky. In fondo quando si parla di NCAA è sempre Duke contro Kentucky. Mai come quest’anno però l’hype su questa gara sembra giustificato.

La nuova Duke dei Fab4

Inutile girarci intorno: è difficile trovare una squadra che per puro talento superi i BlueDevils, forse ci sono squadre più forti (vedasi Kansas) ma nessuna ha più potenziale della nuova Duke. Coach K ha infatti compiuto un vero e proprio miracolo riuscendo a convincere RJ Barrett, Cameron Reddish, Zion Williamson e Tre Jones tutti nella stessa squadra. Parliamo di giocatori che sarebbero punte di diamante in qualunque college, a Durham invece giocano tutti insieme.

RJ Barrett in quest’ottica di squadra rappresenta una sorta di primus inter pares di romana memoria. L’ex Montverde Academy è infatti quello segnalato da tutti come la prossima “next big thing” del basket canadese; il ragazzo originario di Toronto è infatti il prototipo dell’esterno moderno. Un 2/3 alto 2,01m per 92kg di peso dalle grandi doti atletiche; abile a rimbalzo, versatile e con potenziale offensivo (ottimo tiratore da 38% da tre in carriera) e difensivo. Nessuno ad oggi è riuscito a cogliere quale potrebbe essere il ceiling di Barrett, di sicuro c’è da lavorare, sopratutto ai liberi dove viaggia col 57.7% in carriera e sull’intensità difensiva.

Zion Williamson invece sarà, come d’altronde è da almeno due anni a questa parte, il vero “showman”di questi Bluedevils. Il ragazzo da Salisbury è un vero e proprio freak, come non se ne vedono molti in giro: classe 2000 e la genetica gli ha concesso un body type endomorfo da 2.02 cm x 128kg di esplosività. Zion nei test atletici di Duke ha rubato la scena a tutti ridefinendo il concetto di salto. Coach K avrà l’arduo compito di sgrezzare un cestista che ha istinti difensivi (le sue stoppate sono da perenne Top 10) e offensivi sopra la norma ma che deve ancora trovare una sua effettiva dimensione. Passatore sottovalutato, Williamson potrebbe faticare con i nuovi ritmi collegiali ma sicuramente sarà una macchina da highlights reel ogni settimana.

Oscurati dal talento dei due sopracitati, Cameron Reddish e Tre Jones rischiano di non essere considerati quanto dovrebbero. Reddish è uno scorer in grado di segnare praticamente in qualunque modo, Cameron sa crearsi un tiro dal palleggio così come lavorando off-ball,  in situazioni di spot up. Il suo fisico (203 cm x 99kg con 215cm di wingspan) gli consente di non soffrire particolarmente sui cambi e di poter essere un fattore a rimbalzo. Rapido ed efficiente in transizione. Reddish deve migliorare la sua shot selection e deve imparare a coinvolgere maggiormente i compagni.

Quest’ultima qualità è peculiare invece di Jones. Il fratello di Tyus infatti ha una visione di gioco incredibile che gli permette di trovare sempre il compagno meglio posizionato; tra tutti i giocatori di Duke sarà lui a portare ordine nella pallacanestro di coach K  ed ad essere attivo in un’altra specialità della casa: le steals. A livello offensivo c’è ancora da lavorare, ma in una squadra dove non è chiamato ad essere la prima opzione può funzionare.

Tolti i Fab4, il resto dei Bluedevils sono composti dal centro Marques Bolden chiamato all’annata della consacrazione ed il suo backup – perlomeno sulla carta – il senior Vrankovic. Chi dovrà lottare per guadagnarsi minuti è il freshman Joey Baker che però tornerà utile date le sue doti perimetrali. Il resto del roster lo completano i tre Junior DeLaurier, Robinson e White oltre a Goldwire, che sarà un’ottimo backup PG, Buckmire ed O’Connell.

Se il geniale coach statunitense riuscirà a coniugare l’ego dei suoi talenti con il suo gioco Duke potrebbe non avere rivali nella corsa al titolo anche se, già da stasera, Kentucky avrà da ridire.

La nuova “vecchia” Kentucky

Lo scorso anno Kentucky aveva una delle squadre più giovani di tutto il torneo; quest’anno coach Calipari ha preteso che le cose andassero in modo diverso ed il risultato potrebbe essere interessante.

Partiamo subito dai ritorni. In quel di Lexington molti si erano dichiarati al Draft e altri ci avevano pensato ma alla fine hanno deciso di tornare per provare a diventare leggende con la maglia dei Wildcats. Parliamo principalmente di Quade Green, PJ Washington e Nick Richards.

Il primo è una PG dal talento a tratti abbagliante ma che la passata stagione l’ha vissuta tra infermieria e panchina. Infatti, dopo i diversi stop fisici è stato scavalcato nelle gerarchie da Alexander,  perdendo così il ruolo di titolare. Quest’anno per Green la concorrenza sarà tanta ma dovrà dimostrare di essere pronto per livelli più alti dopo esser scivolato in basso anche nei report degli scout.

PJ Washington è un prospetto ancora tutto da definire. La PF di coach Calipari l’anno scorso ha vissuto un’annata altalenante speccio della stagione di Kentucky. 10.8 ppg con 5,7 rpg e 2.3 apg; Washington ha davvero tutto per far bene, sopratutto in difesa dove grazie alle lunghe leve ha potenzialità da DPOY. Deve però migliorare molto in fase offensiva dove vive ancora di ciò che riesce a guadagnarsi dal rimbalzo su alley oop o spalle a canestro. Corre molto bene il campo ma la sua forma di tiro è quantomeno rivedibile, questa stagione sarà quella definitiva per lui: sbagliare non è concesso.

Nick Richards lo scorso anno ha guidato il team in rimbalzi e stoppate per quasi tutte le partite dei Wildcats; a tratti è sembrato un giocatore pronto per un salto in NBA (i 25 punti contro Fort Wayne ne sono una prova) ma spesso e volentieri sono stati più i suoi limiti difensivi, di intensità e caratteriali a definirlo come un prodotto dal buon upside ma ancora non pronto per i ritmi del piano di sopra. Un altro anno al college da starter potrebbe sicuramente giovargli, che sia il momento del breakout year?

Come ogni anno Kentucky ha fatto poi incetta di top recruits. Quickley, Herro, Johnson Hagans e Montgomery sono gli ultimi arrivati tra le braccia di Calipari ma tutti già scalpitano per avere un ruolo importante.

Quickely è un playmaker dotato di abilità offensive straordinarie. Tiratore purissimo e jumper letale, la giovane PG punta a togliere da subito il posto a Green grazie anche al suo Qi cestistico. Rimbalzista tenace e agionista del parquet, Quickely può essere una degli assi nella manica di Coach C.

Keldon Johnson è uno dei prospetti più attesi di questa stagione. Difensore d’elitè grazie alla sua aggressività e all’abilità di reggere bene sui cambi, Johnson sarà un fattore nelle transizioni difensive di Kentucky. Capace di correre il campo in maniera devastante, Keldon preferisce quasi sempre chiudere al ferro o ricevere alley oop per sfruttare il suo atletismo e la sue esplosività. La fiducia sul suo tiro da tre va e viene e c’è da migliorare sotto l’aspetto del playmaking ma certamente sarà un plus importante nel gioco di Calipari.

Herro è una guardia dotata di uno skillset di tutto rispetto.Buon tiratore, Tyler è stato uno dei migliori durante la preseason per la sua capacità di muoversi attorno ai blocchi e farsi trovare sempre pronto nel momento giusto. Gli basta un nulla per crearsi una conclusione efficiente. E’ stato il leader della squadra in preseason con una media di 17 ppg con il 44% da tre, l’arma segreta dei Wildcats sarà lui.

Hagans potrebbe essere insieme ad Herro la vera sorpresa di questa Kentucky. Playmaker riclassificatosi dopo essersi svincolato dalla promessa con Georgia; rapido e aggressivo, il giovane Ashton dovrà lottare per i suoi minuti ma dalla panca avere un giocatore così renderebbe felice qualunque allenatore. Court vision celestiale e doti da facilitatore, la vera forza di Hagans risiede nella sua capacità di chiudere al ferro con grande efficacia. Deve certamente migliorare il suo fisico e il suo tiro perimetrale ma è una delle tipiche scommesse di Calipari simil Alexander.

Montgomery è un cestista che attualmente non è definibile. Impiegato poco in preseason, indubbiamente EJ ha un talento indiscutibile specie nel tiro dove sembra fluido ed in grado di offrire diverse soluzioni. Il suo impiego dipenderà dal rendimento di chi gli è attualmente avanti nel le gerarchie ma se coach Cal ha deciso di puntare su di lui ci sarà un motivo.

Il vero colpo dell’estate di Kentucky però è l’arrivo del grand transfer Reid Travis. L’ala ex-Stanford è stato per ben 2 volte first-team All Pac12. Rimbalzista di qualità e scorer sotto le plance di livello superiore, sarà lui l’arma in più di questi Wildcats. Il suo atletismo e la sua forza saranno fondamentali per l’ascesa della nuova squadra di Calipari.

Per i Wildcats è davvero ora o mai più;  già questa notte conto gli storici rivali di Duke si avrà un assaggio della nuova NCAA che promette spettacolo e scintille. Che lo show abbia inizio, sipario.

 

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