Alla ricerca del nuovo Giannis

L’ultimo anno fatto di successi almeno discreti – leggasi qualificazione ai Playoffs – degli Orlando Magic risale ormai a sei anni fa, 2012. La scorsa estate per la franchigia si chiudeva un capitolo che, a parte qualche scelta al Draft spesa male, non ha portato granché con la separazione dal GM Rob Henningan. In Florida arrivavano Jeff Weltman, nuovo presidente, e John Hammond, nuovo general manager con affibbiata l’etichetta di “colui che ha scelto Giannis Antetokounmpo a Milwaukee”.

Questa definizione di Hammond è importante, perché aiuta a capire le scelte fatte negli ultimi mesi. Appena insediato, al Draft 2017, ha chiamato Jonathan Isaac e Wesley Iwundu, rispettivamente con le scelte #6 e #33. Il mese scorso, invece, le chiamate di Mohamed Bamba, con la #6, e di Melvin Frazier Jr, con la #35. E’ molto presto per paragonare sotto il profilo tecnico anche solo uno di questi tre a Giannis, che negli anni si è evoluto in un’assoluta superstar, ma lo si può fare a livello fisico: lunghi, dannatamente lunghi, e con un’apertura alare fuori dal comune, dei freak. L’idea è parsa dunque chiara: in un basket dove contano sempre di più la rapidità e l’atletismo, scegliere giocatori con un bagaglio “biologico” che gli permetta, potenzialmente, di partire avvantaggiati.

Isaac e Bamba hanno partecipato alla Summer League di Las Vegas di luglio, che per i Magic non è andata benissimo in termini di risultati (due vittorie su cinque gare), ma ha iniziato a dare dei segnali sulla Orlando che sarà, o almeno ci si augura che sia.

I due hanno anche presentato la loro personale versione della rovesciata doppia di Mark Lenders e Danny Mellow nel celebre anime “Holly e Benji”: la stoppata doppia, su Jaren Jackson Jr

 

Bamba è un centro classe 1998 uscito da Texas e cresciuto ad Harlem, con un’apertura alare che non ha rappresentato solo un record per l’ultima Combine, ma in generale per la storia della Combine, superando quella di Rudy Gobert di qualche anno fa (2.39m per il rookie dei Magic). Isaac è invece al suo secondo anno in NBA, ma nella sua prima stagione ha giocato molto poco (27 partite, 5.4 punti di media) per qualche problema fisico di troppo, con Orlando che dopo una prima ricaduta non ha più voluto affrettare i tempi. Nelle ultime settimane si è parlato molto di questa coppia, anche su The Ringer, soprattutto per via delle rispettive aperture alari e di cosa potrebbe significare un duo del genere per gli attacchi avversari. “Trasformano il pitturato in una no-fly zone, e sono un raro duo di stoppatori che possono anche uscire dall’area e tirare da tre punti con giocatori più piccoli a marcarli”, ha scritto Jonathan Tjarks. Tutto vero, anche se in realtà Isaac ha mostrato qualcosa di diverso in queste poche partite di Summer League. Chiariamo subito che il torneo di Las Vegas non rappresenta la verità assoluta riguardo un giocatore, o quello che quest’ultimo farà durante la stagione, tuttavia gli atleti più rilevanti, come i rookie o i sophomore, godono di una libertà che probabilmente nel corso della propria fin qui breve carriera non hanno mai avuto, ed hanno quindi la possibilità di provare e di sbagliare senza pressioni. Detto questo, ecco le cifre di Bamba e Isaac nelle tre partite giocate (su cinque) alla Summer League:

Mohamed BambaPuntiRimbalziAssistFG3PTFTStoppateMinuti
vs. Nets11725 su 81 su 20 su 0121
vs. Grizzlies11505 su 111 su 20 su 0115
vs. Suns4502 su 40 su 00 su 0522

 

Jonathan IsaacPuntiRimbalziAssistFG3PTFTStoppateMinuti
vs. Nets21827 su 170 su 37 su 11129
vs. Grizzlies12724 su 110 su 24 su 5515
vs. Suns10602 su 91 su 38 su 9227

MOHAMED BAMBA

Bamba ha mostrato molte cose positive, e qualcuna negativa, durante le sue prestazioni a Las Vegas, in linea col quelle che erano le aspettative su un giocatore ancora tutto da definire e molto “grezzo” su diversi punti di vista. Offensivamente, le braccia infinite gli permettono di arrivare spesso a rimbalzo in attacco, di contestare i tiri più facilmente e spesso di tirare in faccia all’avversario, vista l’impossibilità di raggiungere simili vette, quest’ultima però una possibilità non evidenziata in Summer League. Contro Phoenix, Bamba è andato in difficoltà nel marcare un centro molto più fisico di lui come DeAndre Ayton, prestazione che potrebbe far nascere dei dubbi visti i muscoli contro i quali si dovrà scontrare in NBA tra qualche mese. Inoltre un altro particolare negativo che va evidenziato è la difficoltà mostrata ad andare in lunetta: il prodotto di Texas ha passato (ovviamente) la maggior parte del proprio minutaggio offensivo nel pitturato, ma nonostante questo, in tre gare non ha mai tirato un libero. Al college, nella sua unica stagione ha tirato i liberi col 68%, quindi non stiamo parlando di un giocatore infallibile dalla linea della carità, una particolarità forse in controtendenza con le sue caratteristiche tecniche, più sviluppate di quello che si pensi, sebbene da affinare. Al piano di sopra servirà sicuramente più aggressività sotto canestro, parallela però ad un aumento delle percentuali ai liberi rispetto al college.

Nota dolente è anche la quasi inesistenza di gioco in post mostrata a Las Vegas. I possessi in post sono sempre più rari nella NBA moderna, ma un giocatore dalle leve così lunghe potrebbe essere efficiente in simili situazioni, potendo girarsi e tirare in faccia all’avversario senza troppi problemi. L’assenza di post va a braccetto con quelle che sono invece le belle cose che Bamba ha mostrato nelle sue prime tre gare da pro, soprattutto la capacità di staccarsi dall’avversario e colpire dall’arco. Il rookie ha segnato due triple su quattro tentativi totali, entrambe senza avversari nei paraggi, ma già il fatto che possa mettere tiri del genere fa ben sperare: in NBA – ad oggi – non esiste un giocatore che abbia percentuali discrete dalla lunga distanza e contemporaneamente sia un rim protector affidabile, fatta eccezione per Anthony Davis e Joel Embiid. Bamba ha di recente cambiato la propria meccanica di tiro, e lo ha spiegato in occasione dei pre-Draft, parlando con DraftExpress:

L’ultima cosa molto positiva mostrata da Bamba in Summer League è stata la capacità di portare blocchi efficaci per i compagni.

Due esempi di questa capacità di Bamba di liberare le guardie per dei jumper. Il problema che potrebbe incontrare Orlando è quello di non avere delle point guard particolarmente letali a roster (DJ Augustin, Isaiah Briscoe e Jerian Grant, ad oggi)

 

JONATHAN ISAAC

Isaac un anno fa era entrato in NBA con la fama di essere un 3&D, tipo di giocatore che nella Lega è sempre più valorizzato. Nelle 27 partite disputate, il prodotto di Florida State ha mostrato qualche flash, anche se piuttosto raro, di D, ma ben poco 3. Isaac ha infatti tirato 46 triple in totale, segnandone però solo 16 (34.8%) di base tutte sugli scarichi, come gran parte delle sue conclusioni. A Las Vegas si è invece visto per la prima volta un giocatore libero di creare, per gli altri ma soprattutto per sé: è stato spesso Isaac ha iniziare l’azione come ball handler, ed altrettanto frequentemente ha sfidato il proprio marcatore in 1vs1 con risultati ancora altalenanti.

In sintesi, il #1 dei Magic ha mostrato delle qualità tecniche e una visione di gioco che l’anno scorso non erano state minimamente sfruttate (forse perché affinate solo strada facendo), tanto da guadagnarsi il soprannome di “Point Isaac” dopo un paio di passaggi illuminanti e dal tempismo perfetto, come questo:

La sensazione è che Isaac in futuro potrebbe ricoprire il ruolo di 3 nel quintetto di Orlando, al fianco di Aaron Gordon e Mo Bamba. Un esperimento che potrebbe rivelarsi interessante e che lo renderebbe, all’interno del roster dei Magic, il giocatore più paragonabile al già citato Antetokounmpo: più palla in mano, più responsabilità ed un playmaking aggiunto vista l’assenza di una point guard degna di questo nome (ad oggi la squadra comprende, nello spot di PG, DJ Augustin, Jerian Gran e Isaiah Briscoe).

Anche Isaac, come Bamba, ha come imperativo quello di sfruttare la propria lunghezza per avvantaggiarsi sui propri marcatori: se infatti il sophomore non gode della stessa apertura alare del compagno, può comunque vantare una wingspan di 2.16m. Utilizzando questa caratteristica propriamente, possono uscirne giocate come queste:

 

In Summer League, inoltre, ha compensato la poca fisicità con una rapidità di piedi inedita. Più volte Isaac ha battuto il proprio marcatore, arrestandosi per un jumper o penetrando nel pitturato per portare a casa il fallo. Se si pensa che solo 28 conclusioni su 138 nella scorsa stagione erano arrivate dopo più di un palleggio, si tratta di un mastodontico passo avanti.

Orlando ha già coniato un soprannome per il proprio trio di giovani lunghi: B.I.G. (Bamba, Isaac, Gordon), ispirandosi a Notorious B.I.G..

“Sky is the limit and you know that you can have what you want, be what you want”.

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