Con o senza Kevin Love?

Pur essendo stato meno doloroso del primo, l’addio di LeBron James ha gettato i Cavs in una condizione di totale incertezza. Se la prima Decision aveva lasciato dietro di sè le macerie di una squadra che senza il suo leader è passata bruscamente dal migliore al peggior record della lega, la seconda costringerà Cleveland a vivere con ciò che è rimasto del progetto.

Il monte salari, infatti, costringe all’immobilità il front office che – anche volendo – troverebbe serie difficoltà a imbastire scambi con quanto rimane del supporting cast. In particolare, i contratti di Jr. Smith, Tristan Thompson, Jordan Clarkson, George Hill e Kyle Korver rappresentano un macigno inamovibile sul payroll dei Cavs che congelerà il loro mercato fino alla stagione 2020-2021, quando scadranno tutti. Il motivo principale che rende difficile una trade è l’età. A parte Thompson e Clarkson, gli altri hanno tutti abbondantemente superato la soglia dei 30.

Clarkson ha giocato dei playoffs così sotto tono che sarebbe impossibile scambiarlo anche a cifre molto più modeste; mentre TT, pur essendo forse il giocatore con il valore più alto di questo gruppo, al momento non sembra in linea con i 33 milioni garantiti di contratto per i prossimi due anni.

CON LOVE

Vista la situazione, l’unico scenario percorribile per i Cavs è quello di affrontare le prossime due stagione cercando di massimizzare quanto rimasto, mettendo Love al centro del progetto tecnico e rifirmando Hood con un contratto a breve termine. Così facendo, il quintetto titolare sarebbe composto da Hill-Jr. Smith-Hood-Love-Thompson, con Nance, Osman e il nuovo arrivato Sexton che potrebbero trovare minuti importanti partendo dalla panchina – un collettivo che a Est può realisticamente puntare ad un’entrata ai playoffs tra l’ottavo e il sesto seed.

Puntare alla post season andrebbe in conflitto con la prospettiva di perdere le scelte ai prossimi due draft, cedute agli Hawks nello scambio che ha portato Korver in Ohio. Se l’obbiettivo playoffs dovesse concretizzarsi, si presenterebbe il rischio di perdere le due pick (protette top-10) e rimanere, fra due anni, con una situazione totalmente azzerata e poco su cui provare a ripartire. Tuttavia, iniziare a “tankare” pesantemente con a roster ancora un All Star come Love e altri giocatori di buon livello come Hill, Thompson e Korver, vorrebbe dire sprecare totalmente i soldi che comunque la franchigia deve garantire a questi giocatori.

Ripensando all’abisso in cui Cleveland è sprofondata dopo la prima Decision, un accesso ai playoff avrebbe anche un risvolto sulla cultura della franchigia: sarebbe come dire “ci siamo, non siamo soltanto ‘la ex squadra di LeBron James’ e siamo pronti a ripartire”.

SENZA LOVE

Ci sono voci contrastanti sul futuro di Kevin Love. Gilbert e Altman hanno più volte ribadito di non avere all’ordine del giorno l’idea di scambiarlo. Anche per Dave McMenamin – insider dei Cavs di ESPN, dopo aver sentito diverse fonti interne all’organizzazione – il naturale corso degli eventi sembrerebbe un altro anno a 24 milioni, che a Kevin a questo punto andrebbe benissimo: restare a Cleveland e fare (eventualmente) opt out l’anno prossimo. Ma il rumor opposto in circolazione è che i Cavs non abbiano mai smesso di cercare acquirenti.

Non sono tanto i 50 milioni in due anni a pesare – quelli tutto sommato verranno smaltiti e per l’estate 2020 i Cavs dovrebbero trovarsi a 21 milioni dalla luxury tax – il nodo sta nel capire se fare bottom out, quindi toccare il fondo per due anni, sia meglio che trovarsi leggermente al di sotto del mezzo (tra 8° e 11° posto ad est).

Trovare un trade partner per Love è una cosa delicata, sarà un rental e le squadre che potrebbero averlo nel mirino hanno spostato la linea dei risultati sopra il “tentare di vincere qualche partita in più”, oltre ad essere poche.

PICKS & GIOCATORI SERVIBILI

Nel mucchio di squadre a est che stanno cercando di passare allo status di contender, c’è anche Washington. La player option di Love può quasi dare più cap relief che problemi per gli Wizards, se K-Love dovesse decidere di fare opt out. E senza dover nemmeno sacrificare il loro core, offrendo Austin Rivers, Markieff Morris e una lottery pick protetta. Per gli Wizards sarebbe un affare anche sul lato tecnico: 21° per rimbalzi e triple segnate la scorsa stagione, che sono i principali punti di forza dell’ex T-Wolves. I Cavs accumulano asset e si prendono due contratti in scadenza a zero rischio.

PICKS & GIOVANI

Love è nato a Santa Monica, ma la sua famiglia si è trasferita a Lake Oswego (OR) subito dopo la sua nascita. La località si trova a a 9 miglia dal centro di Portland e a 22 minuti di distanza dal Moda Center. Si troverebbe a casa, ma anche la motivazione del fit non è male. Oltre a servire da stretch 4-5 vicino a Dame e McCollum (che insieme in media, hanno realizzato la metà dei tiri da 3 dei Blazers, solo 16° nella lega con 10.3 triple segnate a partita) può ripristinare il suo gioco dal gomito e dal post basso, in un’area dove la maggior parte dei tocchi sono di Nurkic. Leonard, Harkless, Swanigan e una prima scelta del 2019 sono un buon pacchetto di under 25 + asset che segna i primi tratti di un’era post-LeBron.

IL PASSO PIÙ IMPORTANTE

A prescindere dal muovere o meno Love e dal cambiare l’aspetto del roster in altri modi, il discorso vira quasi tutto su due settori: lo sviluppo e lo scouting. I primi cambiamenti del coaching staff sono già stati effettuati in questa off season, con il licenziamento di Jim Boylan (assistant coach) e Phil Handy (player development coach). Dan Geriot e Damon Jones hanno preso il loro posto. Favorire la crescita di Sexton, Osman e Zizic non è una priorità trascurabile. Un’altra risorsa da rinforzare è il dipartimento di scouting del college e del basket FIBA, considerando le buone possibilità di finire in lottery e quindi aumentare le chances di tenere quanto meno la pick del 2019.

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