7 possibili destinazioni di LeBron James

SAN ANTONIO SPURS

Perché si
Il motivo principale per cui San Antonio è la destinazione migliore per le aspettative da titolo di LeBron ha un nome e cognome: Gregg Popovich. I due, nel corso degli anni, si sono scambiati in più di un’occasione attestati di stima reciproca e “The Chosen One” potrebbe avere l’opportunità di essere allenato da uno dei coach migliori della storia dell’NBA, proprio come Phil Jackson è stato per Michael Jordan. Un’altra argomentazione valida per l’ipotetica accoppiata James-Spurs è certamente Kawhi Leonard, il quale ha dimostrato, specie nella stagione 2016-17, di essere uno dei giocatori più completi nella lega ed un eccellente secondo violino per il tre volte campione NBA.

Perché no
Diversamente da quando accaduto nelle annate precedenti c’è molta instabilità nella franchigia texana. Prima di tutto la permanenza di Leonard è appesa ad un filo a causa dei problemi di comunicazione con la franchigia riguardo il suo infortunio al quadricipite. Il 1° luglio Leonard potrà firmare il supermax contract da $219 milioni in cinque anni, a partire dalla stagione 2019/20, e Popovich sta tentando di convincere la sua stella a rimanere in Texas. Nonostante siano solo gli Spurs gli unici in grado di potergli offrire quella cifra, il giocatore ha espresso la volontà di essere scambiato. Per questo motivo San Antonio dovrà, molto probabilmente, acconsentire alle richieste del prodotto di San Diego State perché, qualora rimanesse a San Antonio sino al 2019, l’MVP delle Finals 2014 diventerebbe un unrestricted free-agent nel corso della prossima estate. Ciò implica il fatto che Leonard, essendo ai ferri corti con la dirigenza, non prolungherà il contratto con gli Spurs i quali rischiano di perdere il giocatore senza ottenere nulla in cambio. Inoltre sono emersi rumors sul possibile ritiro di Popovich dopo l’esperienza con il Team USA alle olimpiadi di Tokyo 2020 e ciò non garantirebbe a James un progetto a lungo termine.

Come arrivarci
R.C. Buford, general manager dei texani, dovrebbe trovare un metodo per liberare spazio salariale ma nel roster sono presenti giocatori con contratti tanto ingombranti quanto difficili da scambiare. Un esempio è il biennale da $32.0 milioni di Pau Gasol che non è appetibile per le altre franchigie a causa dei suoi quasi trentotto anni. Un altro caso è costituito dal triennale da $37.3 milioni di Patty Mills, che sarebbe comunque una guardia funzionale al sistema di gioco costruito attorno a James. Inoltre ci sono le situazioni di Danny Green e Rudy Gay, con le loro rispettive player-option. Il primo l’ha esercitata e guadagnerà $10.0 milioni nella stagione 2018-19 mentre il secondo ha deciso di testare il suo valore sul mercato allo scopo di strappare un contratto più cospicuo rispetto agli $8.8 milioni che avrebbe percepito. Altri aspetti da considerare riguardano Tony Parker, Kyle Anderson, Davis Bertans e Bryan Forbes, che saranno free agents dal 1° luglio. E’ importante è ricordare come gli ultimi tre giocatori citati saranno dei restricted free agents e dunque gli Spurs avranno la possibilità di pareggiare le offerte provenienti dalle altre squadre. Qualora si dovesse verificare una sign-and-trade l’unica plausibile e realistica è costituita dal fatto che gli Spurs devono cedere LaMarcus Aldridge, Patty Mills, Pau Gasol ed una scelta al primo turno al draft del 2019 per assicurarsi le prestazioni di LeBron James.

NEXT: BOSTON CELTICS

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *