I Chicago Bulls sono guidati da anni dal duo GarPax, anche se molti tifosi ne avevano chiesto il licenziamento

Il progetto di GarPax – Bulls Mailbag

L’anno scorso, di questi tempi, poco lontano dallo United Center si stagliava fra i palazzi di Chicago un imponente billboard, un bel cartellone pubblicitario in scala americana, enorme e sfacciato, con un messaggio inequivocabile: #FireGarPax. Tradotto per chi non segue da vicino le vicende dei Bulls: “Cacciate la dirigenza” (ndr, Gar Forman e John Paxson). La frustrazione e il senso di impotenza accumulati guardando una squadra, destinata ad essere la grande antagonista di Miami all’alba del decennio, sgretolarsi sotto i colpi inesorabili di infortuni e conseguenti dissidi interni aveva spinto la comunità di tifosi Bulls a pagare di tasca propria per lo spazio pubblicitario, seguendo il mantra del celebre sindacalista Luca Nervi: “romperemo i maroni alla direzione!”

Un anno dopo, il famigerato duo “GarPax” è ancora al timone dei Bulls e si appresta ad affrontare la seconda stagione del grande piano di ricostruzione post Derrick Rose. Il futuro è ancora avvolto di incertezza come un anno fa, ma è un’incertezza diversa, piacevole, che lascia aperto un piccolo spiraglio per sognare di tornare grandi. Perché questo spiraglio diventi un portone spalancato e i sogni diventino realtà, il lavoro da fare è ancora tanto e, di conseguenza, le domande che i tifosi vorrebbero fare a Forman & Paxson sono altrettante. Devo confessarvi che con loro non ci parlo da un pezzo, né, fortunatamente, mi sono apparsi in sogno, ma vi garantisco di averli ascoltati abbastanza negli ultimi dieci anni per poter indossare i loro panni e rispondere ad alcune domande di tifosi Bulls raccolte in giro per i social.

 

Visti i risultati altalenanti degli ultimi anni, qualche scelta discussa e le sollevazioni popolari, ci saranno dei volti nuovi nel coaching staff o nella dirigenza?

 

GarPax: No, e no. L’assetto rimane quello attuale, ma durante questa stagione c’è già stato un innesto importante a livello dirigenziale passato abbastanza inosservato: Doug Collins è da qualche mese il nuovo “superconsulente” della franchigia. Non ha potere decisionale, ma, dall’alto della sua immensa esperienza nella lega, può prendere da parte chiunque e dire la propria. Il suo obiettivo dichiarato è riportare entusiasmo fra i ranghi con lo spirito combattivo che lo contraddistingue ed essere un punto di riferimento per tutti quelli che lavorano alla ricostruzione dei Bulls. Il coaching staff avrà almeno altre due stagioni per dimostrare di poter guidare la squadra, poi, alla scadenza del contratto di Hoiberg ragioneremo sul da farsi. Insomma, niente terremoti a meno di eventi eclatanti e imponderabili in stile Colangelo.

 

Zach LaVine, il pezzo pregiato dello scambio con Minnesota, è Restricted Free Agent. Che intenzioni avete? Quanto lo valutate? Quali sono i suoi margini di miglioramento?

 

GarPax: Partiamo dal prezzo, che, al momento, non è affare dei Bulls visto che diventerà Restricted Free Agent. Quando Zach ci porterà una offer sheet da un’altra squadra, valuteremo se pareggiare o meno la proposta. Il massimo a cui potrebbe firmare è circa 25 milioni, ma all’orizzonte non sembrano esserci squadre pronte a proporre quella cifra a LaVine dopo l’annata di alti e bassi del suo ritorno dall’infortunio al crociato. Crociato che rievoca brutti ricordi e ci farà a valutare attentamente la durata del contratto, quindi offrire la Qualifying Offer e riparlarne fra un anno potrebbe essere vantaggioso per entrambi: Zach potrebbe dimostrare il suo valore e i Bulls potrebbero spendere, magari qualcosa in più, con ben altre garanzie. Il prezzo al momento è un’incognita, tuttavia difficilmente scenderà sotto i 18 milioni annui in caso di pluriennale; un’idea possiamo farcela prendendo ad esempio giocatori “simili” per età e ruolo come Crabbe, Bazemore e Hardaway, che percepiscono tutti fra i 15 ed i 18 milioni ma hanno un potenziale notevolmente inferiore a LaVine. LaVine che ha mostrato lampi di classe innata e da potenziale superstar, ma anche limiti su cui lavorare, al netto delle difficoltà nel rientrare da un grave infortunio. Il principale aspetto positivo è stata l’esplosività ritrovata: Zach non ha paura di attaccare il ferro e le sue doti atletiche sembrano rimaste quelle che lo hanno consacrato già come uno dei migliori schiacciatori di tutti i tempi. Il suo tiro è elegante e rapido in ogni situazione, dal palleggio o sugli scarichi, da lontanissimo o dentro l’area, un’arma che combinata alle doti atletiche gli garantisce un arsenale offensivo potenzialmente senza pari. E’ in grado di battere qualunque difensore e ha dimostrato di saper leggere la difesa e trovare la soluzione giusta, però non lo ha fatto con la continuità che ci si aspetta da un giocatore che aspira al massimo salariale. Un altro problema è la reattività in fase difensiva: se come difensore sulla palla ha mostrato di essere già ad un ottimo livello, spesso è stato battuto quando ha dovuto leggere la situazione lontano dalla palla e reagire aiutando o rimanendo attaccato al proprio uomo. I problemi di continuità e di letture sia in attacco che in difesa possono essere dovuti anche alla lunga assenza, ma se non lavorerà su questi due aspetti del gioco LaVine non riuscirà a fare il salto di qualità che tutti ci auspichiamo. Sono questi i due grandi interrogativi che renderanno le trattative estive interessanti, ma il fatto che Zach sia un Restricted Free Agent ci pone comunque in una situazione di vantaggio.

Non va dimenticato anche un altro Restricted Free Agent, David Nwaba, che si è guadagnato la riconferma in squadra e verrà certamente trattenuto a meno di offerte eccessive di altre squadre. Il limite di spesa per David dovrebbe aggirarsi sotto agli otto milioni annui per due o tre stagioni, un ingaggio più che ottimo per una riserva.

 

Il Draft 2018 è alle porte. Chi punteranno i Bulls con la settima e la ventiquattresima scelta? Ci saranno degli scambi? Verranno inseguiti grandi nomi in free agency per completare la squadra?

 

GarPax: L’estate dei Bulls sarà caratterizzata da due grandi crocevia, ovvero il rinnovo di LaVine e il Draft. La settima scelta dovrebbe rimanere al suo posto, mentre con la #22 c’è margine di manovra: i Bulls hanno spazio salariale per assorbire un contratto indesiderato e diversi giovani ancora nel contratto da rookie per intavolare una trattativa con squadre a rischio Luxury Tax. Un esempio? Denver vorrebbe disfarsi del contratto costoso di Faried, i Bulls potrebbero offrire la #22 e il contratto economico ed in scadenza di Grant per Faried e la #14. Viste le cifre folli spese nelle ultime free agency, molte squadre come Denver hanno un monte salari troppo alto in relazione ai risultati sportivi, per cui adesso possiamo raccogliere i frutti della nostra lungimiranza. Quanto ai free agent, non aspettatevi grandi nomi, più facile che arrivi un veterano per coprire un ruolo specifico con contratto a breve termine.

Ora, veniamo alla settima scelta: i nomi in ballo sono tutti centri ed esterni, fortunatamente i due ruoli che più servono in questo momento. Come lunghi, i più probabili sono Bamba, Jackson Jr. e Carter Jr., mentre fra le ali i nomi caldi sono Porter Jr., Mikal Bridges e il fresco campione NCAA Miles Bridges.

 

  • Bamba è il centro con più potenziale, con un’apertura alare che sfiora i due metri e mezzo e una rapidità di piedi che lo rendono già un difensore di ottimo livello. Il resto, però è tutto da costruire, ma il ragazzo è un gran lavoratore e molto intelligente, per cui si è già messo all’opera e ha mostrato grossi progressi al tiro nelle ultime settimane.
  • Jackson Jr. è il prototipo del centro moderno, tiro da tre affidabile e grandi capacità difensive. I mezzi fisici non sono quelli di Bamba però, anche se al momento come giocatore può dare più garanzie.
  • Carter Jr. è un centro tuttofare e grande uomo squadra, ma non ha il potenziale degli altri due. Si è messo al servizio della stella di Duke, Marvin Bagley III, sacrificando i propri numeri per aiutare la squadra, ma gli scout hanno iniziato ad apprezzarlo sempre più nelle scorse settimane e ha scalato posizioni nei mock draft.
  • Porter Jr. è un’ala piccola di quasi due metri e dieci con un range di tiro pressochè illimitato. Era il miglior giocatore di liceo della nazione, ma un’operazione alla schiena lo ha tenuto fuori praticamente tutta la stagione. Se dovesse rivelarsi in perfette condizioni fisiche, potrebbe essere una futura superstar, ma rimane una scelta molto rischiosa.
  • Miles e Mikal Bridges non sono parenti, ma giocatori molto simili. Esterni 3&D che sarebbero il naturale complemento del quintetto dei Bulls, atleticamente validi e con un tiro da tre da rispettare. Il loro potenziale però è decisamente il più basso del lotto, e forse con una scelta così alta si potrebbe puntare a giocatori più talentuosi.

 


I Bulls si stanno mangiando le mani per aver scambiato Mirotic, visto il suo rendimento ai Pelicans?

 

GarPax: Affatto, quello che infastidisce è che un paio di sconfitte in più per i Pelicans avrebbero reso la scelta #14 invece di #22. Ma queste sono cose che non possiamo controllare, per cui siamo comunque soddisfatti. Per ulteriori spiegazioni, leggete qui: http://www.theshotmag.it/2018/02/02/direzioni-opposte-analisi-della-mirotic-trade/

 

In generale, qual’è la direzione per il futuro e quali sono gli obiettivi della prossima stagione?

 

GarPax: Andiamo ai playoffs. E ci andiamo con i nostri ragazzi, che sono già tutti al lavoro da settimane. Questa annata deve essere l’eccezione, ci siamo tappati il naso per una stagione e abbiamo preso la difficile decisione di ripartire dal fondo scambiando Jimmy; siamo però convinti che Markkanen, Dunn e LaVine – ai quali aggiungeremo la settima scelta assoluta fra pochi giorni – saranno i pilastri di un futuro pieno di soddisfazioni. Non è da Bulls rassegnarsi ad un tanking prolungato, al contrario, questa stagione in cui punteremo in alto ci aiuterà a capire chi ha la stoffa per restare e in che modo spendere i tanti milioni che avremo disponibili nell’estate 2019 grazie all’attenta pianificazione finanziaria dell’ultimo anno. Di LaVine abbiamo già parlato, e ci aspettiamo molto anche da Markkanen e Dunn. Lauri deve rinforzare il fisico per poter aggiungere al suo arsenale offensivo qualche movimento in post basso, con cui punire i difensori più piccoli che possono infastidirlo sul perimetro; se lo farà, siamo certi che potrà diventare un All-Star molto presto ed essere un punto di riferimento in attacco per molti anni, grazie all’intelligenza e alla freddezza che ha già mostrato nella sua prima stagione con noi. Dunn deve continuare a lavorare sulle conclusioni ad ogni livello: da tre, dalla media e soprattutto al ferro, dove deve riuscire a capitalizzare le occasioni che crea con percentuali molto più alte rispetto a questa stagione; difensivamente ha già mostrato il potenziale necessario per poter far parte dell’ All-Defense First Team, rendendo la vita difficile ad ogni avversario ed essendo uno dei migliori nella lega per palle rubate. Valentine, Nwaba e Portis saranno l’ossatura della panchina, mentre tutti gli altri ragazzi dovranno lottare per raggiungerli e prendersi i loro minuti. Per concludere, due parole sui veterani Robin Lopez e Justin Holiday, entrambi in scadenza. Stanno svolgendo un lavoro eccellente nello spogliatoio e in campo, per cui li scambieremo solo se si presenterà un’offerta concretamente vantaggiosa e non escludiamo un rinnovo di contratto alle giuste cifre nel 2019.

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