Jr Smith Tristan Thompson

Gli altri: la Cleveland che non è LeBron James

– A cura di Matteo Cavina

Nessuno, dopo l’addio di Kyrie Irving, avrebbe pensato che Cleveland sarebbe stata la stessa. Eppure, davvero in pochi avrebbero pensato fosse possibile che una serie con gli Indiana Pacers, privi di Paul George, fosse potuta arrivare fino a Game 7. La crescita spaventosa di Oladipo, i problemi avuti in casa Cavs con Isaiah Thomas ed il roster rivoluzionato a gennaio, il primo Round di questi Playoffs ha però sancito questo: Cleveland è passata sui Pacers ma con molta più fatica del previsto e con il primo Game 7 al primo Round nella carriera di LeBron James.

La problematica più grande dei Cavaliers nella Regular Season è stata indubbiamente la fase difensiva. La squadra di Tyronn Lue infatti era la 26esima per punti concessi a partita (peggio di loro solo Chicago, Brooklyn, New Orleans e Phoenix), 28esimi per triple avversarie realizzate e 29esimi per Defensive Rating.

Cleveland ha sempre giocato a segnare più degli altri piuttosto che soffermarsi sulla fase difensiva, tanto che nonostante i 109.9 punti avversari, gli una-volta-campioni NBA sono riusciti a tenere un Offensive Rating di 110.6 lungo la RS.

In questa serie però i problemi si sono invertiti. Se da una parte Cleveland è stata la terza miglior difesa per punti concessi (meglio di loro Indiana e Golden State), dall’altra ha avuto tratti in cui il rendimento offensivo è stato pressoché nullo.

Se limitandosi ai punti concessi, i Cavaliers sono sembrati un’altra squadra rispetto a quella vista in Regular Season, alcuni problemi difensivi sono tuttavia rimasti: sicuramente è avvenuto un grosso miglioramento, soprattutto in termini di impegno e attenzione ma bisogna considerare che quello di Indiana e Cleveland è stato il pace più basso fra tutti i primi rounds di Playoffs, con un minimo di 92.85 (LeBron e compagni in questa Regular Season hanno giocato con un pace di 100.6): meno possessi significa meno opportunità di segnare, quindi tirando le somme, il miglioramento è sì avvenuto, ma nemmeno di dimensioni così grandi come lo si può dedurre dai punti concessi.

Sofferenza sui mismatch

Ciò che i Wine&Gold hanno sofferto maggiormente sono stata le situazioni di mismatch sui punti deboli nella difesa individuale: è questo il caso di Kevin Love e Kyle Korver.

Pur essendosi impegnato, per il lungo ex-Minnesota i numeri parlano chiaro: un 2.10m come lui deve assolutamente fare la differenza in area e non può essere 182esimo (su 205 giocatori) per punti concessi nel pitturato. Love è stato appositamente attaccato su molti pick’n roll avversari: non è veloce di piedi e soffre l’aggressività e l’atletismo di lunghi del calibro di Turner, Young oppure anche di Sabonis che in questa serie ha performato più del primo. Spesso Love è stato portato sui blocchi per favorire il mismatch con Oladipo o è stato attaccato in post, permettendo agli avversari di realizzare con continuità.

L’altro giocatore ad essere stato attaccato in continuazione è stato Kyle Korver. In gara 3, ad esempio, ogni possesso offensivo di Indiana nei primi 7/8 minuti (fin quando è rimasto in campo) si concludeva in un mismatch con Young o Stephenson, tanto che KK alla fine è stato sostituito con due falli a carico già nel primo quarto. Korver è un buon difensore di sistema che però nel 1-contro-1 soffre tantissimo la rapidità e la fisicità degli avversari. Se poi l’aiuto non arriva (o arriva ma non coi tempi giusti), per gli avversari sono punti facili.

Kyle Korver prima viene portato via da un blocco, poi in netto ritardo deve subire la fisicità di Stephenson che lo sposta con un paio di spallate.

In linea generale, ciò che Cleveland ha subito maggiormente in fase difensiva è stata quindi la fisicità dei lunghi dei Pacers sotto canestro: non solo quando dovevano contenerli, ma anche in fase offensiva, il che ha permesso ai Pacers (insieme alle numerose palle perse) di attaccare Cleveland in transizione. Questo è un noto punto dolente della squadra di Lue, tanto da lasciare sul campo la bellezza di 17 fast break points per partita.

Raddoppi sul portatore di palla

Una delle mosse difensive di Tyronn Lue è stata quella di andare a raddoppiare il portatore di palla, anche quando aveva appena superato la metà campo. Questo accorgimento ha permesso ai Cavs di forzare moltissime delfections o turnovers. Se la mossa di raddoppiare su Oladipo aveva portato a quasi due vittorie (“quasi” perché nel primo tempo di gara 3 ha funzionato benissimo, anche se poi la partita è stata persa), la sua efficacia però è stata condizionata dal passare delle partite. Infatti i ragazzi di coach McMillan hanno iniziato a sfruttare questa situazione a proprio vantaggio: il raddoppio sistematico sull’ex-Thunder è diventato un’ottima occasione per allargare il gioco e lasciare tiri ad alta percentuale ai propri compagni, tanto che anche un passatore nella media come il giocatore di origini nigeriane è riuscito a fare una tripla doppia in gara 6 con 10 assist. l’idea di Cleveland era quella di non lasciar mai libero il palleggiatore, a costo di trappare continuamente il portatore di palla che, con un minimo di freddezza, lasciava al rollante (puntualmente Young o Sabonis) due punti facili.

Oladipo attacca perfettamente il raddoppio grazie al proprio atletismo e poi ha una chiara via per l’assist

Ultimo ma non meno importante l’impatto di JR Smith che se in attacco non è stato estremamente costante (31.3% da tre con circa 6 tentativi a partita), in situazioni di single coverage ha lavorato in modo eccellente sia sui cambi che sul suo uomo.

Attacco

Per quanto riguarda la fase offensiva il fulcro, manco a dirlo, è stato James. Da quando Irving ha lasciato la franchigia dell’Ohio, LeBron è rimasta la prima scelta offensiva, mentre Love è scalato a secondo violino. Proprio da Love quindi ci si aspettava un contributo più importante, mentre invece, il prodotto di UCLA ha faticato parecchio.

Il gioco offensivo di Love si sviluppa principalmente in due punti: attacco dal post e spot-up da 3. E’ un giocatore che quando riceve in area è capace di crearsi il proprio tiro, mentre da fuori deve ovviamente ricevere con spazio per essere efficiente. Infatti, ben l’85.7% delle triple realizzate da Love sono derivate da un assist di un compagno, mentre solo il 14.3% è stato unassisted.

Nonostante dall’arco sia stato come al solito un tiratore affidabile grazie ad un buon 40% su 5 tentativi per partita, è proprio dal post e dal mid range che Love non ha risposto presente:

Sugli 11.4 punti a partita realizzati da Love in questa serie (troppi pochi per un giocatore del suo calibro) solo il 32.5% dei punti deriva dall’area nonostante quasi il 57% delle sue conclusioni provenissero da dentro l’arco. Combinando il tutto, Love ha tirato con il 33.3% dal campo, una percentuale quasi imbarazzante (vero anche che ha giocato sopra ad un piccolo infortunio al dito, ma per quanto sia un’attenuante non è di certo una scusante) se si considera il buon andamento col tiro da tre.

Questo sicuramente è frutto della difesa fisica di Indiana, che gli ha messo in marcatura Thaddeus Young, ottimo difensore sia per stazza sia per senso della posizione che, affiancato da Sabonis o Turner, ha lasciato ben pochi punti in post a Love.

Classico, invece, il lavoro di catch&shooting di JR Smith e Kyle Korver: come già detto JR ha concluso la serie tirando col 31.3% da dietro l’arco mentre per quanto riguarda KK, nonostante il pesantissimo 0/3 di Game 3 (conclusosi 90-92 per i Pacers), si è dimostrato affidabile come al solito grazie ad un ottimo 40% da tre.

Non considerando Clarkson e Nance Jr. che si possono giustificare vista l’inesperienza ai Playoffs (nonostante Larry si sia dimostrato quasi impeccabile nello svolgere il suo compito) e un Green da soli 5.6 punti a partita su 20 minuti di gioco, la fase offensiva non-James centrica sarebbe dovuta passare per le mani dei due nuovi arrivi: Rodney Hood e George Hill.

Rodney Hood

L’ex Utah ha però deluso fortemente le aspettative su entrambi i lati del campo: in attacco infatti il suo Offensive Rating ha toccato il 100 mentre i punti concessi dalla sua squadra sui 100 possessi sono stati addirittura 119.1. Combinando i due dati salta fuori un NetRating di -18.9, un pessimo valore per un 3&D come Hood. Capace oltretutto di crearsi gli amati pull-up jumper (quasi il 30% delle realizzioni) e gran parte delle triple, come dimostra il fatto che il 50% netto di quelle realizzate siano unassisted, sarebbe un ottimo scorer che però non è riuscito ancora ad essere incisivo. Grazie alle leve molto lunghe gli avversari, quantomeno teoricamente, faticano a contestargli efficacemente il tiro; eppure la sua True Shooting supera di poco il 50% (51.7% per la precisione), complice anche di un pessimo 16.7% da tre punti. Infine, nonostante da Hood non ci si aspetti la distribuzione palle di James, il rapporto assist/turnover risulta 0.88, indice di come fossero più le palle perse che gli assist forniti alla squadra.

George Hill

Discorso molto diverso invece per Hill, dimostratosi essenziale per Cleveland, soprattutto in fase di gestione. I Cavs hanno spesso usato (fin quando Hill non si è infortunato) il pick’n roll 1-4/1- 3 con Hill da palleggiatore e LeBron da bloccante, assicurandosi con questo gioco una buona vena realizzativa. Fra i quintetti utilizzati per più di 10 minuti, il migliore (e i migliori) sono tutti con la coppia Hill-James. Utilizzato per 33 minuti su 3 partite, il quintetto Hill, JR, Korver, LeBron, Love è stato in grado di performare ottimamente, con un NetRating di +31.1. Detto ciò, l’importanza di Hill va al di là dei pick’n roll con LeBron, in quanto risulta insostituibile proprio quando il Re non gestisce direttamente il possesso. Grazie alle sue abilità da Playmaker infatti, Hill è capace sia di servire i propri compagni sia segnare creandosi dal palleggio il proprio tiro, come dimostra il fatto che pur non avendo mai giocato un minuto senza un assistman come LeBron, il 60% netto dei suoi punti deriva da tiri non assistiti.

Il capitolo Tristan Thompson

Capitolo a parte per Tristan Thompson, entrato soltanto in Gara 7 dopo che era stato messo fuori rosa dal Front Office dei Cavs. Il giocatore ha avuto un impatto a dir poco clamoroso in una partita win or go home come quella di Domenica. Come già stato detto più volte, questa serie con i Pacers è stata soprattutto fisica: qui l’importanza di Thompson, giocatore fisico, rapido e atletico nonostante sia un centro undersized.

Entrando in quintetto ha lasciato a Love la possibilità di giocare in un ruolo per lui molto più adatto, addossandosi gli oneri fisici sotto canestro. Questo ha permesso a Cleveland di aggredire anche sotto il canestro nella metà campo offensiva portando 15 punti e soprattutto 5 rimbalzi offensivi, 50% dei suoi rimbalzi totali.

Inutile infine parlare di LeBron James: 241 punti realizzati sui 664 complessivi, che equivalgono circa al 36% dello scoring di squadra.  In termini di stats tradizionali, James ha disputato questo primo round con una media 34.4 punti a partita, 10.0 rimbalzi, 7.7 assist, 1.4 steals e 1.0 blocks. Inoltre, è primo per distacco nella propria squadra per punti realizzati, rimbalzi catturati, assists e stoppate, oltre ad altre statistiche più o meno “esotiche” come il PER (Player Efficency Rating, al netto di gara 5 quello di LeBron è 35.3, mentre il secondo migliore in squadra è Korver con 15.8), Offensive Points Added, Defensive Points Saved e minutaggio. Proprio quest’ultimo però è stato il problema principale: LeBron ha giocato quasi il 90% dei minuti totali, il che, per un giocatore che ha 15 stagioni regolari alle spalle non è indifferente. James, infatti, è apparso a tratti molto più stanco di quello che siamo abituati a vedere: è per questo motivo che il soprannominato Re necessiterà dei propri compagni contro una squadra organizzata e forte come i Toronto Raptors. LeBron James avrà bisogno della Cleveland che non è LeBron James, oppure la sua corsa rischia di finire presto.

 

 

 

 

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