Playoffs NBA 2018 western conference

Q&A – Guida ai Playoffs NBA 2018 (Western Conference)

#7 SAN ANTONIO SPURS

Spurs Playoffs NBA 2018 western conference

1) I San Antonio Spurs hanno centrato la qualificazione nonostante l’assenza di Leonard per l’intera Regular Season. In caso non dovesse tornare, quali sono le ambizioni degli Spurs per questa stagione?

La stagione di San Antonio ha vissuto fasi altalenanti, complice la sperimentazione forzata di coach Popovich dovuta all’assenza della sua star Kahwi Leonard. I San Antonio Spurs, trascinati da LaMarcus Aldridge, hanno faticato a trovare continuità, alternando mesi come quello di febbraio (appena 2 vittorie su 9 gare giocate) a quelli di novembre e dicembre (record di 21-9). Difficile pensare che la squadra texana, senza Kawhi, possa ambire alle Finals, specie trovando subito al primo turno i campioni in carica di Golden State. I Playoffs, a prescindere dal loro esito, saranno comunque propedeutici al percorso di crescita dei vari Dejounte Murray, Kyle Anderson, Bryn Forbes e Davis Bertans. Il coaching staff crede in loro ed è su questi giocatori la franchigia sta riavviando un cambio generazionale in vista delle prossime stagioni. Raggiungere la Post Season era il massimo risultato auspicabile per questo roster, l’eventuale passaggio del turno sarebbe un evento oltre ogni aspettativa.

2) 32 delle 46 vittorie stagionali degli Spurs sono arrivate all’AT&T Center. Quanto può essere importante il fattore campo in una serie Playoffs per San Antonio?

Il percorso degli Spurs in trasferta durante questa Regular Season è sicuramente stato poco positivo: 102 punti segnati ogni cento possessi ed un Net Rating in negativo di 1.3 punti. Va anche sottolineato però come molto spesso San Antonio abbia affrontato le partite lontano da casa privata di molti dei suoi titolari. A partire dall’ovvia assenza di Leonard, Danny Green ha saltato 9 partite lontano dall’AT&T Center, Manu Ginobili 12, Rudy Gay 15 e Tony Parker 16. Tutti giocatori fondamentali nelle rotazioni di Pop, costretto spesso a schierare giocatori poco affidabili come Derrick White (11 minuti in campo nelle gare in trasferta contro i 2 di media giocati in casa). Avrebbero sicuramente avuto più possibilità di superare la prima serie di Playoffs con il fattore campo, ma una franchigia esperta e satura di veterani come gli Spurs difficilmente si farà condizionare a tal punto dall’Oracle Arena.

3) Il backcourt maggiormente utilizzato da coach Pop in regular season è stato Mills-Murray. Quali sono i pregi e i difetti di questa coppia?

Patty Mills è alla sua prima stagione da vero protagonista a San Antonio. L’aborigeno non è un eccellente ball handler o uno scorer, ma piuttosto un ottimo difensore e un giocatore tattico. Nelle ultime gare ha aumentato la quantità di conclusioni da tre (6.5 3PA nel mese di aprile contro i 4.5 pre All-Star) mantenendo comunque le sue percentuali intorno al 35%. Dejounte Murray invece si trova alla sua seconda stagione in NBA. Il giovane play quest’anno ha messo in mostra le sue qualità di eccellente difensore e anche doti di straordinario rimbalzista. Tuttavia, per avvicinarsi ai migliori giocatori nel suo ruolo, è necessario che migliori il suo livello di playmaking e quello di decision-making in uscita dai pick and roll, per non parlare della sua media realizzativa che ad oggi arriva ad appena 8 punti a partita. Nel complesso quindi si può ritenere il backcourt titolare di San Antonio non all’altezza delle sue avversarie, soprattutto a livello offensivo. Nonostante questo però guai a sottovalutare le loro letture tattiche e la costante pressione difensiva che sono capaci di mettere.

4) Oltre ad Aldridge, chi può fare la differenza a livello offensivo?

Dati alla mano, il secondo giocatore per media punti a partita è Rudy Gay con 11.5 punti e 21 minuti giocati in uscita dalla panchina. L’ipotetica assenza di Leonard paradossalmente rischia di pesare maggiormente a livello offensivo, visto che a parte Aldridge si tratta dell’unico giocatore a roster in grado di incidere nei momenti decisivi della gara. Questo fatto è stato riconosciuto anche dallo stesso Pop, il quale ha dichiarato Senza Aldridge e Leonard in campo non siamo tra i migliori attacchi della lega”. A parte questo, il coach ha anche riconosciuto il contributo di Rudy Gay, sottolineando come abbia “tenuto il team in partita segnando molti punti durante quei tratti di partite in LaMarcus non era in campo”. Per sua stessa ammissione dunque ad oggi Gay è ad oggi la seconda scelta offensiva di San Antonio. L’ex Sacramento tuttavia pare non essere ancora inserito del tutto negli schemi degli Spurs, visto che segna spesso in isolamento (solo il 51% delle sue conclusioni sono assistite dai suoi compagni) nonostante giochi in una squadra tra le migliori per circolazione di palla. La chiave per questi Playoffs potrebbe essere quindi proprio il suo inserimento nei meccanismi offensivi e la capacità nell’interagire con i meccanismi di gioco collettivo che caratterizza ormai da anni l’attacco di San Antonio.

5) Avere una panchina composta di veterani come Ginobili e Parker potrà essere un valore aggiunto per gli Spurs oppure l’età avanzata del roster sarà un fattore penalizzante?

A causa dell’età avanzata del roster San Antonio ha giocato la Regular Season con un ritmo piuttosto basso (97.16 di PACE, penultimi nella lega) per poter permettere la gestione delle energie ai suoi veterani. Le poche transizioni veloci sono il risultato di qualche palla rubata da Murray, Green o Mills, ma difficilmente poi questi vengono accompagnati a canestro dal resto della squadra. Popovich ha sempre abituato ad ampie rotazioni anche durante le serie di Playoffs, gestendo i minuti dei suoi veterani per permettere loro di rendere al meglio. Di per sé avere un roster “anziano” non è uno svantaggio, ma solo se poi si opta per determinate scelte tattiche e di gestione delle energie. Il vero fattore penalizzante di una scelta di questo genere è legato alle rotazioni, che devono inevitabilmente concedere un ampio minutaggio anche a giocatori non all’altezza.

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