Cose belle mostrate dalla coppia Drummond & Griffin

A cura di Davide Durante e Giuseppe Bruschi

In qualità di nuovo general manager dei Los Angeles Clippers, Jerry West ha deciso di smantellare i fasti dell’ormai defunta Lob City. Sarebbe ipocrita dire che l’addio di Blake Griffin ha segnato la fine di un’era vittoriosa: gli anni trascorsi a Los Angeles insieme a Chris Paul sono stati costellati da infortuni, eliminazioni al primo turno, infortuni, risse con i magazzinieri e ancora infortuni. Anche la vittoria in gara 7 contro San Antonio ai playoffs del 2015, l’apice della storia recente dei Clippers, si è dissolta nell’inspiegabile rimonta subita contro Houston al turno successivo.

Ripercorrere la storia recente dei Clippers non fa che rendere più amara una trade che per come è avvenuta, ci ha ricordato quanto non ci sia più spazio per il romanticismo nelle logiche di mercato: tra il tweet di Woj che segnalava i primi contatti fra le due dirigenze, e la materializzazione della trade non è trascorsa nemmeno mezzora.

Per fortuna, quanto mostrato dalla coppia Griffin & Drummond nelle loro prime uscite come compagni, ci ha tolto in fretta l’amaro in bocca. In questo momento i Pistons hanno sistemato il proprio record, sono tornati a competere per l’accesso ai playoffs e possono contare su una coppia di lunghi che in queste prime partite ci ha dato un assaggio di quale potrebbe essere il loro potenziale offensivo.

Coach Stan Van Gundy, ha dimostrato finalmente un minimo di flessibilità nel cercare un gioco che non si limitasse all’utilizzo del perno centrale di howardiana memoria. Infatti è stato dato a Blake Griffin il compito di guidare i contropiedi per tagliare un tempo di gioco e permettere al campione della gara delle schiacciate di mostrare le proprie skills in playmaking. Un lungo di 115 kg ed alto 208 cm, prende il rimbalzo, dirige la transizione e scaglia la palla in aria per l’altro lungo (127 kg x 213 cm) che sullo stesso asse, corre il campo insolitamente veloce per un giocatore della propria stazza. E schiaccia.

Ad essere sinceri ciò che sta stupendo maggiormente di questi rinnovati Pistons è che probabilmente, in mancanza di tempo per inserire Blake Griffin all’interno dei giochi, alla staticità di un attacco a metà campo davvero difficile da guardare – e del quale se ne parlerà più avanti – si alternano dei contropiedi veloci e brillanti. Utilizzare Drummond come creatore di spazio in rimorchio, rende la vita più semplice sulle semi transizioni.

Gli avversari per assurdo, che difendano meglio, come ha fatto Nurkic oppure peggio come DeAndre Jordan, sono più preoccupati dalla possibilità di regalare velocità dal palleggio a Griffin che in queste situazioni colleziona quasi il 60 % nei tiri entro i tre metri. Inoltre, nonostante le statistiche non lo supportino granché (Griffin ha il 23,5% nei pull up jumpers dentro l’area ed il 30% in quelli dall’arco) l’ex Clippers sta ricevendo sempre maggior rispetto come tiratore dal palleggio, facendo in modo che tutte le attenzioni vengano concentrate su di lui. Questo in realtà non viene sfruttato abbastanza ma, Andre Drummond crea il primo spazio fingendo il blocco, poi sotto canestro è pressoché inarrestabile se assistito con i tempi giusti.

Ci sono momenti in cui i limiti da lunghi ‘’classici’’ emergono e spesso il gioco di Pistons ristagna tra le mani di Griffin: quando la prima opzione non viene servita, gli esterni di Detroit attendono che il sei volte All-Star tiri fuori qualcosa dal cilindro, lasciandolo in isolamento a troppi metri di distanza dal canestro. Blake è uno dei quattro giocatori nella storia della Lega ad aver addizionato lungo la carriera più di 20 punti, 9 rimbalzi e 4 assist, e condivide questo record con Larry Bird, Wilt Chamberlain ed Elgin Baylor. Quindi può permettersi  in questa situazione di giocare tranquillamente un pick and roll da palleggiatore: vista l’altezza da cui parte il pallone, diventa più semplice poter trovare chiunque una volta creato il vantaggio. Nel primo caso Drummond sbaglia l’appoggio, ma poco importa; una volta che avranno trovato la giusta sincronia, difendere i loro giochi a due, diventerà molto complicato.

Purtroppo, questo è l’unico caso in cui l’asse Griffin – Drummond risolve quelle azioni in cui il gioco dei Pistons non riesce a creare nulla negli ultimi secondi.  Troppe volte, il nuovo numero 23 viene costretto ad una conclusione sporca a causa dei problemi di spacing all’interno dell’area da parte dei due colossi e della mancanza di una reale alternativa tra guardie ed esterni per quanto riguardi lo scoring.

STATICITÀ

In queste poche partite sono state comunque tantissime le occasioni in cui, obbligati ad un attacco a metà campo, i Pistons si sono affidati alle sole capacità da post player di Blake Griffin. Alla pletora di opzioni costruita attorno alla transizione positiva di Detroit, si alterna una noioso e monotematico isolamento dal gomito al quale, nella gran parte dei casi, non segue alcun taglio per il passaggio. Inoltre, nel caso in cui Drummond fosse particolarmente pigro nel posizionarsi nel modo giusto, si crea un ingorgo dal quale è davvero difficile districarsi.

Questa situazione proviene da un rimbalzo offensivo dopo il quale nessuno dei Pistons si è posizionato in modo da creare una valida opzione oltre al tiro di Griffin. Diventa un Blake-contro-tutti che viene monetizzato solamente grazie allo strapotere fisico ed alle skills in post dell’ala grande dei Pistons. Da quando però le altre squadre NBA hanno cominciato a fare scouting sul nuovo modo di giocare di Stan Van Gundy, alcuni accorgimenti sono stati presi in modo da ridurre al minimo la pericolosità del neo-acquisto: Blake è costretto a ricevere palla sempre più lontano da canestro, obbligandolo a battersi in post per molti più metri e permettendo ai difensori di avere tempo per gli aggiustamenti necessari. L’immobilità dei compagni e la mancanza di tiratori affidabili che possano creare della gravità, sta già diventando un problema.

Questa potrebbe essere una soluzione affidabile

 

Infine, ciò che contraddistingueva il gioco di Pistons ed è mancato fino ad oggi in questo esperimento, è stato l’utilizzo di Andre Drummond come passatore. Sembra quasi che la presenza di Griffin come ball handler all’interno della squadra abbia fatto dimenticare le possibilità che il centro proveniente da UConn può creare per i propri compagni: il modo in cui il numero zero esce dal pitturato, apre gli spazi in area e serve i tagli dei compagni è difficilmente replicabile per giocatori delle sue dimensioni.

Ormai alla sesta stagione da giocatore NBA, Andre Drummond sta diventando un ottimo creatore di gioco dal gomito, il che permette di portare la marcatura del lungo avversario fuori dal pitturato e creare degli enormi spazi all’interno dell’area. Se in questa situzione, invece che obbligare Griffin al palleggio, venisse creato un blocco per liberarlo, verrebbero rese le cose ancora più semplici all’ala grande che avrebbe la sola preoccupazione di dover schiacciare in faccia all’avversario.

Questa è la sola azione in cui fino ad oggi, da quando Blake Griffin è entrato all’interno della squadra. è stato utilizzato il potenziale di Drummond da passatore dal gomito. Il blocco del primo permette al secondo di poter facilmente scaricare per il jumper di Bullock oppure passarla allo stesso Griffin per creare il mismatch sotto canestro.

Queste sono alcune delle belle cose mostrate dalla coppia Drummond e Griffin. Come spiegato in precedenza, in queste ultime uscite, i Pistons stanno già perdendo l’elemento novità e affidandosi troppo agli isolamenti del neo acquisto che sulla distanza si riveleranno sicuramente dannosi per la squadra. la formazione di Van Gundy, dopo la trade, soffre la mancanza di una guardia che possa sgravare i due colossi dai compiti di scoring permettendo maggiore libertà all’interno dell’area ed una valida opzione fuori dall’arco; sicuramente però deve essere ancora dato il beneficio del dubbio al tecnico dei Pistons che nelle pochissime pause regalate dal calendario NBA potrà cominciare a disegnare i giochi a metà campo che tanto mancano a questa squadra.

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