Gettare le basi

Nelle ultime febbrili ore del mercato NBA ci si aspettava qualche movimento da parte dei Cavaliers, ma sulla sponda L.A. tutto sembrava calmo, soprattutto in seguito alla notizia fresca riportata da Adrian Wojnarowski e Ramona Shelburne secondo cui i Lakers stavano iniziando a ragionare sulla free agency 2019, invece di soffermarsi su quella in arrivo.

Un po’ a sorpresa dunque è arrivato lo scambio (il primo della lunga serata dei Cavaliers) che ha portato Jordan Clarkson e Larry Nance Jr a Cleveland in cambio di Isaiah Thomas, Channing Frye e la chiamata al primo giro dei Cavs nel prossimo Draft, con una protezione in top 3 che molto difficilmente impedirà alla pick di finire nelle mani dei gialloviola, che possono considerarsi molto più che soddisfatti.

Nell’immediato i Lakers ottengono un valido veterano in grado di aprire il campo e un giocatore che fino a 9 mesi fa era un credibilissimo candidato per l’MVP, salvo poi impiegare mezza stagione a recuperare da un infortunio ed inserirsi nello spogliatoio Cavs non proprio in punta di piedi; limitandoci a quello che Isaiah Thomas fa in campo, Walton ottiene uno scorer di assoluto livello che aiuta le atroci spaziature della squadra e inserisce un ball handler in grado di togliere carico dalle spalle di Lonzo Ball. Alla seconda scelta al draft ora verrà permesso maggiormente di attaccare difese mosse e sfruttare le sue innate capacità di read&react, situazioni in cui si trova più a suo agio rispetto ad un lavoro costante sul pick and roll, in cui mostra le consuete ottime letture ma da cui non riesce a preoccupare più di tanto le difese (32% del suo attacco, 16esimo percentile nella lega per PPP per NBA.com/stats). In questo modo si riesce a fornire contemporaneamente una soluzione di valore in transizione, frangente in cui i Lakers si esprimono al loro meglio.

Un altro giocatore che dovrebbe beneficiare della presenza di Thomas è Brandon Ingram – point guard de facto nelle ultime partite – che potrà canalizzare meglio le sue capacità, riducendo il lavoro in uscita dai blocchi sulla palla, che spesso lo portano fuori dalla sua confort zone e lo conducono a troppi pull-up dalla media per cui non possiede il footwork necessario.

I veri punti interrogativi riguardano l’equilibrio nella propria metà campo, costruito con pazienza e impegno dal coaching staff che sta facendo dell’abnegazione e della cura della fase difensiva un perno della nuova cultura purple&gold. Thomas è probabilmente uno dei peggiori difensori della lega sia per spirito di sacrificio che possibilità fisiche: toccherà dunque a Walton cucire un vestito di fattura simile a quello messo a punto da Brad Stevens per trovare l’equilibrio necessario a finire la stagione in crescita.

L’aspetto più rilevante della trade però è quello che riguarda il futuro prossimo: in questi mesi si aveva avuto la sensazione che per liberarsi del contratto di Clarkson ( 26 milioni in due anni rimanenti del suo contratto) fosse necessario attaccare un asset di livello, come ad esempio una scelta al primo giro. Rob Pelinka invece è riuscito a liberarsi di quel contratto, portando a casa due expiring contracts e una scelta verosimilmente a fine primo giro in un Draft in cui non si possedevano scelte; tutto ciò permette grande flessibilità, con la questione Randle ancora aperta e uno spazio salariale che può variare dai 47 milioni contando il cap hold del contratto di Randle, ai 70 milioni nel caso di mancato rinnovo e l’esercizio della stretch provision sul contratto di Luol Deng.

Nonostante alla franchigia vengano accostati sempre i nomi dei free agents più importanti, questa situazione salariale permette ai Lakers di prepararsi ad un piano B: avere grande flessibilità salariale permette di affittare il proprio spazio alle tantissime squadre che vogliono liberarsi dei pessimi contratti siglati in previsione del nuovo tetto salariale, specialmente quelli dell’estate 2016, in modo da ricevere asset di livello e continuare con lo sviluppo di un nucleo più giovane. Strategia che acquista ancora più valore alla luce delle ottime scelte operate in sede di Draft negli ultimi anni, anche con chiamate a cavallo di primo e secondo giro: Nance, Clarkson, Zubac, Hart, Kuzma e Thomas Bryant.

Qualsiasi strada vogliano percorrere i Lakers, è da considerarsi positivo il lavoro di Magic Johnson e Rob Pelinka, che hanno in pochi mesi ribaltato la situazione contrattuale ereditata da Kupchak e Jim Buss mantenendo vivo il core di giovani più promettenti, coniugando una politica di salvaguardia di spazio salariale con un oggettivo miglioramento del prodotto che si vede sul parquet.

I prossimi mesi saranno importanti per capire se Isaiah Thomas può essere qualcosa di più di un contratto in scadenza e se la rincorsa a delle star affermate sia la soluzione migliore; nel frattempo i tifosi Lakers possono essere più ottimisti di quanto non lo siano stati negli ultimi 5 anni.

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