Rifacciamo il Draft di Towns e Porzingis

 

08. Terry Rozier (Original Pick: 16 – Boston Celtics)

Terry Rozier – Boston Celtics

I Boston Celtics sono come i gatti. Hanno nove vite e non muoiono mai. Dopo il grave infortunio capitato a Gordon Hayward ad inizio stagione, le loro ambizioni sembravano compromesse. E invece, dopo due mesi di Regular Season, Boston sta guidando non solo la Eastern Conference ma l’intera lega con il miglior record di vittorie.

Grossa parte del merito va certamente al coach Brad Stevens, head coach maestro nella gestione delle risorse a disposizione. E non è quindi un caso se sulle copertine, oltre a Kyrie Irving, Al Horford e i due giovanissimi Jayson Tatum e Jaylen Brown ci sia finita anche tutta la panchina.

A guidare il pino, oltre a Marcus Smart, c’è la guardia Terry Rozier, prodotto di Louisville al suo terzo anno in NBA. E proprio il contributo dato da Terry Rozier fino ad oggi potrebbe portare Danny Ainge a prendere decisioni importanti per il futuro del roster.

Rozier è attualmente una delle migliori guardie a rimbalzo di tutta la lega, con il 10.0% di rebound rate. Oltre a questo, il giovane è anche il secondo miglior giocatore di Boston per AST/TO a 3.05, dietro solo a Shane Larkin.

E se a rimbalzo e assist Rozier si sta guadagnando un posto d’onore nel roster di Boston, per quanto riguarda il tiro -principale lacuna di inizio carriera- si stanno vedendo lenti progressi, anche se le percentuali continuano ad essere ben lontane dall’essere letali. Infatti ad oggi il prodotto di Louisville sta tirando col 37.7% dal campo e il 35.8% da tre. Numeri non esaltanti, ma comunque meglio dell’anno scorso quando si era limitato ad un 36.7% dal campo e 31.8% da tre.

Alla luce di questi passi in avanti, Danny Ainge potrebbe decidere a fine anno di lasciar andare Marcus Smart per non intasare il cap e affidare maggiori responsabilità a Rozier. Certo, probabilmente il ragazzo di Louisville non sarà mai in grado di dare quel contributo difensivo che è capace di offrire Smart, ma a livello di playmaking e rimbalzo i numeri sono tutti dalla sua. E una second unit guidata Terry Rozier potrebbe essere il futuro a cui guardare, con giocatori giovani, funzionali al sistema e in grado di lasciare un minimo di spazio salariale in free-agency.

 

07. Norman Powell (Original Pick: 46 – Milwaukee Bucks)

Norman Powell – Toronto Raptors

Alla fine dello scorso anno, i Toronto Raptors sembravano aver raggiunto una situazione di impasse. E invece, dopo anni passati a sopravvivere grazie agli isolamenti e alle giocate di Kyle Lowry e DeMar DeRozan, coach Dwane Casey ha finalmente messo mano al playbook rilanciando le ambizioni della squadra canadese.

Chi ha goduto di questi cambiamenti è stato Norman Powell, arrivato dal draft 2015 tramite i Milwaukee Bucks che ne detenevano originariamente i diritti. Ad oggi, nel roster di Toronto, Powell è probabilmente il giocatore più atletico. Nonostante la sua altezza sia sotto i 2 metri (è alto 1.95 m, ndr), osservando il roster si può notare come sia il giocatore più veloce e agile nell’elevazione. In campo può capitare di vederlo attaccare il canestro senza alcun timore e, sebbene ci siano ancora margini di miglioramento (a volte gli capita di sbagliare a prendere le misure e di staccare troppo lontano dal ferro), resta sicuramente uno delle armi offensive più interessanti a disposizione. Dovesse riuscire a perfezionare anche questo aspetto del gioco, l’attacco dei Raptors potrebbe diventare qualcosa di letale, con le difese avversarie costrette a collassare su di lui mentre DeRozan e Lowry rimarrebbero liberi sugli scarichi pronti a colpire da tre.

E proprio coach Casey, come detto sopra, ha messo recentemente mano al suo playbook optando per una pallacanestro più moderna, rapida e fatta di maggiori conclusioni da tre. Ecco allora che non bisogna sorprendersi se Powell sia passato da un 34.2% di tentativi da tre a quasi il 47%.

Anche per questo, Powell è diventato già oggi una presenza fondamentale nel quintetto di Toronto. Ma il suo peso si sente anche in difesa, dove ci pensano le statistiche a spiegare il suo contributo. Infatti, osservando la Steal Percentage (la stima percentuale dei possessi avversari che finiscono con una palla rubata con Powell in campo) si vede come il prodotto di UCLA sia passato dall’1.9% al 2.4% in questa stagione, mentre i Block Percentage (la stima percentuale dei possessi avversari che finiscono con una stoppata con lui in campo) sono incrementati dallo 0.9% all’1.3%.

Con una crescita a 360 gradi di questo tipo, il GM dei Raptors Masai Ujiri non ha perso tempo e ha fatto firmare subito al giocatore l’estensione di quattro anni per $42 milioni a partire dalla prossima stagione. Dovesse continuare a svilupparsi in questo modo, Powell potrebbe diventare una sorta di Avery Bradley, ovvero un 3&D capace di marcare anche avversari più grossi di lui. E Toronto si ritroverebbe a festeggiare la vera steal di questo draft.

 

06. Kelly Oubre (Original Pick: 15 – Atlanta Hawks)

Kelly Oubre – Washington Wizards

L’anno scorso i Washington Wizards non furono capaci di battere i Boston Celtics nelle semifinali di Conference perdendo Gara 7 una serie tiratissima. Tuttavia, per la squadra della Capitale, le recriminazioni non sono mancate. La principale è quella legata alla performance di Kelly Oubre, completamente in tilt per tutta la serie e limitato ad appena 5 minuti in Gara 3 e appena 6 secondi nella decisiva Gara 7.

La profondità è stata finora la principale difficoltà di questi Wizards, che sembrano non riuscire a trovare giocatori affidabili in uscita dalla panchina. Nella serie citata prima contro Boston lo starting five ha chiuso con un Plus/Minus di +19.8, un dato di assoluta qualità. I motivi della sconfitta dunque vanno ricercati soprattutto nella panchina. A parziale discolpa della second unit va detto che coach Scott Brooks ad oggi manca di alternative nei suoi schemi e fa giocare le riserve allo stesso modo dei titolari invece di optare per schemi più semplici ed efficaci.

Così Washington ancora oggi sta continuando la sua ricerca di uno scorer dominante in post o una guardia capace di sfruttare il pick ‘n roll da inserire in panchina.  Senza uomini di questo tipo, i difensori avversari non hanno bisogno di fare aggiustamenti sugli attaccanti dei Wizards e questo causa problemi nella costruzione del tiro.

Ecco perché Oubre diventa fondamentale per le sorti di questa squadra. Nella miseria della panchina dei Wizards, un giocatore con la sua visione e le sue capacità di playmaking non sono facilmente trovabili.

Brooks ha bisogno di insistere su di lui, dandogli un minutaggio maggiore e una responsabilità più grande per fare in modo che sia pronto per la prossima serie di playoffs, quando Oubre non potrà, per forza di cose, limitarsi a pochi minuti (o addirittura secondi). Oltre a lui infatti Washington in panchina per lo stesso ruolo presenta solamente Thomas Satoranky (una scelta al secondo giro), Devin Robinson (free-agent undrafted) e Chris McCullough (arrivato solo perché in fuga da Brooklyn).

E Oubre sembra essere consapevole dell’importanza del suo ruolo in questa stagione. Ad oggi i punti segnati a partita sono passati da 6.3 a 11.3 e le percentuali da 3 si sono mosse dal 28.7% al 38.5%. Il risultato è che la lineup con lui, John Wall, Bradley Beal, Otto Porter e Marcin Gortat ha un Net Rating di +21.8, il secondo migliore con almeno 100 minuti giocati di tutta la lega.

Un quintetto così produttivo potrebbe portare Brooks addirittura a pensare di spostare Markieff Morris in panchina, anche se questo rischierebbe di penalizzare ulteriormente la second unit e, al tempo stesso, niente assicura che Oubre sia in grado di fare quello step di qualità necessario per prendersi un posto nel quintetto titolare. Per ora dunque l’equilibrio perfetto è quello di Oubre in uscita dalla panca, facendogli prendere sempre più confidenza per quando le partite conteranno. E magari un giorno potrà diventare, insieme a Otto Porter Jr, il nuovo volto della franchigia.

 

05. Myles Turner (Original Pick: 11 – Indiana Pacers)

Myles Turnes – Indiana Pacers

Myles Turner è uno dei pochi giocatori under-22 ad essere già il giocatore più importante della propria franchigia (Victor Oladipo permettendo). Indiana due anni fa ha puntato fortissimo sul prodotto di Texas University e lui ha ricambiato sviluppando un fisico di 2.11, due braccia kilometriche, piedi agili e una ottima capacità nell’influenzare ogni parte del gioco. In attacco Turner è già oggi uno dei giocatori più forti dell’intera lega e sta facendo vedere di essere in grado di colpire in ogni modo possibile, sia attaccando il ferro che tirando da tre.

 

Nella sua stagione da rookie, Turner è cresciuto sotto l’ala di Paul George, con Vogel che ha continuato a portare avanti il progetto di giocare con due lunghi invece di spostare Paul George centro in un quintetto small e lasciando la stella della squadra nel suo ruolo preferito. Questo ha permesso a Turner di svilupparsi con calma sotto l’ala di un All-Star, senza ulteriori ed inutili pressioni.

Al suo terzo anno NBA Turner ha sviluppato un buonissimo tiro dalla media distanza, ma il suo coinvolgimento in attacco potrebbe migliorare ulteriormente. Infatti, pur essendo l’uomo principale di Indiana (Victor Oladipo permettendo, parte seconda), è oggi 18esimo tra i lunghi per numero di tocchi a partita tra i lunghi titolari con appena 51.8 tocchi a partita, dietro anche il suo compagno di squadra Domantas Sabonis. In particolare, il suo coinvolgimento crolla drammaticamente nell’ultimo quarto, nonostante sia il leader della lega per punti segnati in pick ‘n roll come bloccante con 6.5 punti a partita e nonostante i Pacers siano clamorosamente primi per punti di squadra segnati col bloccante in pick ‘n roll con 383 in 28 partite (secondi ci sono gli Houston Rockets a 278 in 26 gare disputate).

L’alto utilizzo del pick ‘n roll di Indiana permette a Turner di trovare diverse soluzioni. Infatti, una volta ricevuto il pallone dopo un blocco, Turner è libero di prendersi un tiro dalla media oppure di passare la palla costringendo la difesa a muoversi ed a creare lo spazio necessario per un compagno libero di tirare negli angoli.

Col ritorno di Joseph Young dall’infortunio e l’inaspettata esplosione di Sabonis, coach Nate McMillan si trova adesso ad avere a che fare con inaspettati problemi di abbondanza. Tuttavia, nonostante questa ricchezza di lunghi e sebbene Myles Turner guidi la lega per numero di stoppate a partita (2.4), Indiana al momento è la quarta peggior difesa del pitturato dell’intera NBA con 48.1 punti subiti a partita in questa specifica area. Un numero che deve essere aggiustato, specie se Indiana vuole rilanciarsi definitivamente nella corsa ai playoffs.

I numeri di Turner, in questo inizio di carriera, ricordano vagamente quelli di Chris Bosh e Shawn Kemp. Le sue doti offensive principali, oltre ad attaccare come rollante nei pick ‘n roll, sono i tiri in pick ‘n pop. Grazie al suo tiro, i Pacers riescono a crearsi un vantaggio offensivo allontanando un difensore dall’area e lasciando Sabonis (o Young) libero di colpire al ferro sfidando il suo diretto avversario senza raddoppi.

Ecco allora che, insieme a quel Cavallo Pazzo di Victor Oladipo, gli Indiana Pacers potrebbero aver trovato anche quel lungo in grado di guidare la franchigia per gli anni a venire. E a quel punto, Paul George diventerebbe solo un piacevole ricordo di inizio anni ‘10.

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