#6 – Ball, Mind & Game Control

In chiusura dello scorso numero avevo (mezzo) promesso una bella sorpresa nel caso fossi stato supportato dalle mie abilità informatiche. Oltre a non essermi nemmeno avvicinato alla realizzazione del mio obiettivo, quando ho chiesto aiuto ai miei fedeli compagni di avventura sono stato fermato nel modo in cui si fermerebbe un uomo che sta per premere un simpatico ed apparentemente innocuo bottone rosso. Ergo, ho lasciato perdere. Potreste obiettare che premere un simpatico ed apparentemente innocuo bottone rosso sia in effetti un ottimo modo per avere delle sorprese, ma non credo sarebbe il tipo di sorpresa che avevo in mente.

Assist Percentage

Iniziamo con le cose serie che, a onor del vero, non sono il mio forte. Per questo motivo vi lascio nelle sapienti – ma poco adatte alla pallacanestro – mani di Pietro Caddeo, che ci illumina su cosa sia l’assist percentage e su cosa ci racconti dei lunghi moderni.

Abbiamo raggiunto il quarto di stagione e  mentre John Schumann di NBA.com ci ricorda che per essere in posizione da playoff il traguardo delle +12 vittorie totalizzate è un porto sicuro nel 96% dei casi, si può finalmente credere in quello visto sinora. Nelle squadre che stanno prendendo il controllo e in quelle che lo stanno perdendo.

A proposito di controllo: quanti sono i big man nella lega a esercitarlo come risultato diretto delle proprie abilità di passaggio? Sempre di più. Nel senso che vengono coinvolti più spesso come portatori di palla e che registrano più assist rispetto al passato? Sì, ma il numero di assist di per sé non dice tutta la storia sull’efficienza dei passaggi.

A raccontarla meglio è l’assist percentage, uno strumento statistico che ci dà maggiori indizi su quanto un giocatore sappia mettere in buone condizioni realizzative i compagni, perché si basa sul misurare tutti i canestri segnati dal campo quando quel determinato giocatore è in campo, trovando la % di quelle conclusioni assistite dal giocatore. Così viene individuato l’impatto in termini di playmaking anche di centri con un minutaggio ridotto. Nessuno oserebbe dire che Anthony Davis (12.9 AST%)  come passatore valga meno di O’Quinn (AST% 18.6), ma non si può nemmeno negare che il centro dei Knicks, per quei 17 minuti di impiego a partita, sia malvagio come point center.

The Shammgod

Ci sono movimenti visti talmente tante volte in campo da venire dati quasi per scontati, ma dietro ad ognuno di essi c’è la storia di un grande innovatore. Oggi è assistente di Carlisle ai Mavericks dopo aver giocato solo una stagione in NBA e aver dominato in Cina, ma il suo crossover viene ancora sfoderato dai cestisti di tutto il mondo.

God Shammgod è cresciuto a New York negli anni ‘80 ed ha avuto una grande, enorme, spropositata fortuna: Nate “Tiny” Archibald, pioniere dei piccoletti in NBA, era il suo maestro di ginnastica e lo ha istruito nell’arte del ball handling fin dalle elementari. I suoi punti di forza erano un palleggio bassissimo e potente, con braccia lunghissime e mani fulminee per tenerlo a distanza dal difensore. Una macchina perfetta che durante le Final Eight NCAA 1997, giocate con la maglia di Providence, svelò al mondo il suo crossover perfetto:

The Shammgod.

Innanzitutto, è un crossover particolare perché invece di far viaggiare la palla in orizzontale la si fa viaggiare in verticale, verso il difensore; questo lo rende molto rischioso, visto che il minimo errore regalerebbe una rubata facile all’avversario. Il segreto sta nel prendere bene le misure: bisogna far annusare la palla al pesce lesso di turno con un palleggio convincente nella direzione in cui vogliamo fargli credere che andremo, poi, appena il pesce lesso si sbilancia cercando di tenere la penetrazione o – peggio (per lui!) – derubarvi… BAM! Si riporta verso di sé il pallone con la mano opposta battendo sul tempo il pesce lesso, che a questo punto sarà completamente fuori gioco. Dopodiché si può rigirare il malcapitato come meglio si crede, e le fonti di ispirazione non mancano.

Adesso potete tornate a stare dalla parte sbagliata dei crossover di amici, parenti, animali domestici e altre forme di vita, ma almeno sapete in che modo siete stati scavigliati. Piccole soddisfazioni.

Le prove di Kyrie

Dopo aver parlato di controllo del gioco e della palla, eccoci al controllo della mente paventato da un signore che, tra l’altro, è un maestro in fatto di Shammgod: Uncle Drew aka Kyrie Irving, le cui incontestabili prove a favore della sua più celebre teoria ci vengono illustrate da Alessandro Ravasio.

La madre di tutte le citazioni di Kyrie è quella della sua teoria della terra piatta. Secondo l’uomo Irving la Terra non sarebbe sferica come “la scienza pakata dal governo per tenerci all’oscuro del piano dei Rothshild per governare il mondo” sostiene da quando Magellano ha circumnavigato il globo, bensì sarebbe piatta come la landa di desolazione e disperazione che risponde al nome di Padania. Il problema più grande è che non è solo: anche Draymond Green, soprannominato Ciuchino per la sua somiglianza con il personaggio di Shrek ma a questo punto immagino anche per il suo Q.I., ha detto che non ci sono elementi sufficienti per dare una risposta certa. Ecco una lista delle prove che Kyrie ha nel tempo portato a supporto della sua tesi: l’impronta di Armstrong sulla Luna non coincide con la sua impronta presente nei musei (non è dato sapere questo cosa provi); il sistema scolastico è creato per mentirci, le foto che ritraggono la terra dallo spazio sono un falso e, infine la cosa più stupida di tutte, che la Terra non può che essere piatta perché quando vai in macchina o in aereo non vedi la Terra curvare (questa tesi è sostenuta anche da Shaq). Amen. Per concludere, Kyrie ha ammesso circa un mese fa che tutte queste sue affermazioni erano in realtà un esperimento sociale per vedere fin dove potevano spingersi le sue teorie. Si ok Kyrie come no. Dal pianeta Kyrie è tutto (si spera).    

Questa notte alle 2:00 AM non perdetevi Wolves @Thunder che, se qualche buonanima della redazione avrà tempo di guardare stanotte, troverete anche commentata domani su The Shot!

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