#5 – (Don’t) #TrustTheStatGeek

Fra faide interne alla redazione e avvistamenti di ex seconde scelte assolute in contesti insoliti, questo numero si preannuncia come sempre movimentato; oltre all’intrattenimento però vorrei proporre una novità da oggi in avanti all’interno di questa rubrica. L’intento è sempre quello di divertirci (noi che scriviamo così come voi che ci leggete) ma ho anche intenzione di dare più spazio a questioni tecniche, tattiche, burocratiche, economiche e, insomma, un po’ tutte quelle cose pallose che finiscono in “che” e ci aiutano a capire meglio cosa si vede in campo. Tranquilli però, polemiche sterili e stranezze di vario genere continueranno a essere il pilastro su cui costruire ogni settimana Couch Ballers’ Week.

Offrtg & Defrtg

Le statistiche avanzate non sono il mio forte, quindi decido di fidarmi di Alessandro Ravasio, dandogli carta bianca sugli argomenti da trattare in questo paragrafo. E lui alla quinta riga mi pugnala alle spalle (ndr, il mio odio viscerale nei confronti di Sam Hinkie è ben noto a tutti quelli che hanno scambiato almeno due parole con me sul basket).

Negli ultimi anni le statistiche avanzate – quelle che esulano dai soliti punti, rimbalzi, assist, stoppate e via dicendo – sono sempre più entrate al centro del dibattito cestistico. Una delle ultime tendenze all’interno delle dirigenze Nba è affidare incarichi di responsabilità agli stat-geek, persone che magari sanno poco di basket ma che sono dei fanatici del descrivere qualsiasi cosa con i numeri. Due nomi su tutti: Darryl Morey, GM dei Rockets, e Sam Hinkie, Dio.

Avevo promesso di non ritoccare niente e come potete vedere di me, a differenza del Process, ci si può fidare.

Alcune delle statistiche che si vedono più usare durante gli articoli di analisi da quando lo stile degli Warriors ha rivoluzionato la Lega sono quelle del ritmo. In particolare, oggi parleremo di due statistiche base quando si parla di questo concetto: l’Offensive Rating e il Defensive Rating.

Offensive e Defensive Rating sono due unità di misura nate per valutare gli attacchi e le difese delle squadre Nba a partire da una situazione di parità. L’Offensive Rating (abbreviato in Offrtg) calcola i punti segnati da una squadra ogni 100 possessi, viceversa il Defensive Rating (abbreviato in Defrtg) calcola i punti concessi da una squadra ogni 100 possessi. Queste due statistiche nascono per poter giudicare meglio la qualità di un attacco, o di una difesa, rispetto a quanto si sarebbe fatto con i classici punti segnati – o subiti – a partita. Utilizzando come base 100 possessi, si toglie la differenza che si veniva a creare a causa dei differenti ritmi con cui ogni squadra gioca.

Ultimo appunto: il Net Rating, che consiste nella differenza tra Offrtg e Defrtg. Se il bilancio è in positivo, la squadra segna più di quanto subisce e quindi mediamente dovrebbe avere un record positivo.

Dopo questa brillante (devo ammetterlo) spiegazione, la lezione fondamentale da tenere bene a mente tuttavia è una sola: MAI, MAI, MAI e poi MAI fidarsi di uno stat-geek.

Bucolico Bust

Per ragguagliarvi sulle vicende del bust preferito di tutti noi, ma non di Lollo, Claudio Pellecchia è finito addirittura a cercare video amatoriali serbi di trasferte di Europa League. Riscrivendo così per sempre il  concetto di “dedizione alla causa”.

Non avevo notizie di Darko Milicic da un bel po’. E mi dispiaceva perché era riuscito ad elevare ad arte giapponese il concetto di “spreco di talento” ottenendo comunque un anello – più giovane di sempre a disputare le Finals con i Detroit Pistons, che lasciò così. Poi, durante un anonimo Arsenal-Stella Rossa di Europa League di inizio novembre, qualcuno nel settore ospite dell’Emirates Stadium ha la brillante idea di girare questo video:

Si, quello che vi sembra un Ivan Bogdanov molto più grosso è effettivamente Darko Milicic. In (tanta) carne ed ossa.  Ed allora ho compreso quanto fosse necessario un breve viaggio nella seconda, terza e quarta vita di un uomo, prima ancora che di un giocatore, fuori dal mondo, dal tempo, da tutto. Perché se della sua parentesi Nba hanno detto e scritto tutti, in pochi sanno della partecipazione al campionato mondiale di pesca alla trota, della roboante carriera da kickboxer (incontri disputati: uno, abbandonato per un taglio alla gamba), dell’aumento shaquillesco di peso post ritiro (da 135 a 160 chili in un amen anche per cose così), della sua nuova e attuale dimensione bucolica da contadino che ha trovato nelle attività della sua fattoria ciò che, nel finale de L’Ultimo Samurai, viene definito come “quel pizzico di pace che ciascuno di noi cerca ma solo in pochi trovano”. Facendo intendere che tutto il resto non gli manchi affatto: “Coltivo frutta. Mi occupo della terra e raccolgo ciliegie, mele e prugne. Una vita da uomo comune in Serbia diversa da questa, per me, sarebbe difficile. Ma non voglio essere pessimista, non mi piace il nichilismo che vedo in giro”.

E allora in bocca al lupo per tutto Darkone. Ci si vede alla prossima trasferta di Europa League. Senza maglietta, ovviamente.

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Siamo giunti al termine e immagino che voi, al contrario di Darkone, non vi stiate strappando le vesti. Nel lasciarvi annuncio che proverò a farvi una bella sorpresa la prossima settimana – se verrò supportato adeguatamente dalle mie abilità informatiche – e che purtroppo non c’è una partita degna in TV questa settimana, sempre che non vogliate dare una chance a Wolves @Suns Domenica sera alle 9:30.

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