The Chat #2 – In The Paint

Originariamente questa doveva essere una discussione sui lunghi Nba meno sfruttati dalle rispettive squadre, prendendo spunto dalla china che ha preso la parabola di Jahlil Okafor. È stato però inevitabile virare su un’analisi ad ampio raggio sull’evoluzione che il ruolo ha avuto nelle ultime stagioni nonostante nelle prime due settimane dell’ultima free agency siano stati nove i centri ad aver firmati contratti per complessivi 145 milioni di dollari (50 meno del nuovo contratto di Steph Curry, 30 rispetto a quello di Blake Griffin). In questo pezzo su SBNation.com, paradossalmente intitolato “Il ruolo del centro in Nba sta morendo”, Tom Ziller utilizza come esempio un nome non di primo impatto come quello di Kelly Olynyk per spiegare come i parametri per giudicare l’effettivo impatto di un lungo debbano essere ridefiniti: «Olynyk è un difensore robusto, non necessariamente un buon difensore, ma in grado di mettere il corpo contro gli avversari. Il contributo a livello di palle rubate e stoppate è modesto, ma è un ottimo passatore e un buon tiratore perimetrale. Miami proverà a migliorarlo ulteriormente sotto questo aspetto per consentirgli di giocare accanto a Whiteside: Olynyk non è uno specialista, ma un centro tuttofare in grado di garantire maggiore flessibilità alla sua lineup. Ed è questo quello che conta nel basket di oggi».

E che mani…

Siamo, quindi, all’estremizzazione delle teorie di Pete Maravich quando, già negli anni ’70, preconizzava l’arrivo di playmaker di oltre due metri? Il “playmaking 5” è il risultato dell’adattamento dei lunghi al gioco di oggi o viceversa? E che cosa dobbiamo aspettarci nel futuro a medio-lungo termine?

Lorenzo Bonacina: Credo che stiano cambiando le qualità che vengono ricercate in un lungo. Oggi non è più sufficiente, e a volte nemmeno troppo utile, essere un buon giocatore di post ed avere delle soluzioni offensive in area interessanti. Un lungo nella NBA di oggi deve essere mobile sia in attacco che in difesa (in attacco per portare molti pick and roll in difesa per reggere il cambio una volta coinvolto in essi) deve avere una buona verticalità e, se si vuole esagerare, la potenzialità di essere pericoloso dall’arco. Guardate Theis, un giocatore normalissimo che sa fare queste tre cose, nella NBA di oggi è più utile di un Okafor.

Giuseppe Bruschi: Però allo stesso tempo, un giocatore come Embiid ti porta a scuola di post perché ha movimenti da guardia ed é grosso come un camion…

Claudio Pellecchia: Sono d’accordo. Ormai la tendenza è quella di svuotare costantemente l’area per creare tiri ad altissima percentuale sul perimetro. La monodimensionalità nel pitturato su entrambi i lati del campo (rimbalzi, stoppate, punti partendo dal post basso) è un minus che nessuno può più permettersi ed è il motivo per cui Howard ha fatto la fine che ha fatto. Ci sono squadre come Boston, Phila, Denver che sono quelle più divertenti da seguire proprio perché possono contare su lunghi dal QI particolarmente sviluppato in grado di creare costantemente situazioni di vantaggio per il proprio attacco.

Roberto Fois: Un esempio di come si stia evolvendo il gioco per i lunghi sono i fratelli Gasol. Partiti come dominatori dal post, passatori stile Walton/Sabonis, ad oggi molto spesso li troviamo a tirar da tre, e con discrete percentuali.

Le percentuali dall’arco dei Gasol nelle ultime tre stagioni (a sinistra Pau, a destra Marc). Da notare che, negli ultimi due anni con i Lakers Pau era costantemente sotto il 30%, mentre Marc, nel 2014/2015, era addirittura sotto il 20

 

GB: Io credo che l’evoluzione vera stia in un giocatore come Embiid, piuttosto che in un lungo che impara a tirare…

RF: Molto dipende anche da chi ti allena, come gioca la squadra e quanto il giocatore sia comunque produttivo. Indiana qualche anno fa era ad un passo dalle Finals con Hibbert e West e comunque se la giocava contro la small ball di LeBron e Miami. Ad oggi ci sono 2 tipologie di centro consentite nella Lega: gli intimidatori o centri difensivi in grado di cambiare su tutti o quasi (Jordan, Whiteside, Gobert) o gli all-around alla Embiid, Jokic e Gasol.

Alessandro Ravasio: L’evoluzione di Marc Gasol è qualcosa di incredibile. È Jokic prima di Jokic. Tira da tre benissimo, letture offensive che sarebbero sensazionali anche per un play di ruolo, movimenti in post che sanno di altri tempi, conoscenza dei fondamentali e del gioco vastissima. E in più difende molto bene, cosa che Jokic in questo momento non è assolutamente in grado di fare. Vero, già prima non era velocissimo e ora ha perso molto a causa dell’età, ma si è adattato alla perfezione come lungo nel 2017/18. Poi certo, non è il giocatore su cui puoi ora costruire qualcosa, ma è uno dei simboli dell’adattamento all’evoluzione del gioco meglio riusciti. Lui non ha cambiato più di tanto il suo modo di giocare, ora può spaziare dal post a dietro l’arco, cosa che ha anche beneficiato il suo playmaking.

Ed è capace di esultare a-là Conor McGregor…

Pietro Caddeo: Un lungo abilitato solo a giocare in post ha sicuramente dei limiti, ma ne esistono veramente pochissimi che non sappiano correre il campo e girare i pick and roll. Anche i centri back up come McGee, Baynes o Tyler Zeller hanno uno skillset minimo che consente loro di essere mediamente efficaci in campo aperto. Il post oggi è ancora una zona cruciale dove impostare il gioco, gli Warrriors quest’anno è da lì che fanno partire i loro set per poi attivare l’attacco sul lato debole.

Cosimo Sarti: Io credo che in una lega in cui si cambia su tutto in difesa, avere un lungo tipo Jahlillone che ti punisce un mismatch nel 99% dei casi sarebbe ottimo…

AR: L’evoluzione del gioco per me è già qui: Al Horford. Difesa, post, 3 punti, playmaking. Embiid può essere la versione superatletica e definitiva di questa evoluzione se saprà salire di livello anche nel playmaking. E, a Dio piacendo, se resterà sano…

CS: Non vorrei sembrare nostalgico ma ormai in pochi sanno andare sotto e punire un cambio. Ed è per questo che si switcha tutto. Se tu togli la possibilità di cambiare metti in crisi una difesa, sia che tu lo faccia giocando piccolo o giocando grande…

PC: E dire che un lungo in grado di giocare meglio in post che sul perimetro non può avere molta cittadinanza in NBA è una cosa un po’ generica…

LB: Peccato che Okafor difensivamente sia insofferente, non abbia verticalità e offensivamente abbia quel long-two che statisticamente ti punisce e non poco. Forse in un sistema diverso potrebbe anche trovare la sua utilità, ma difficilmente lo vedo dominante, al meglio potrebbe diventare un David West.

CS: Alla fine uno che tira 60% da sotto ti vale un 40% da tre ed è meno streaky. La questione poi è che difensivamente devi reggere un minimo…

AR: Sono d’accordo sia con Cosimo sulla questione mismatch sia con Lollo. Ormai saper solo punire un mismatch dal post è inutile se tolto ad altre qualità. Vedi Enes Kanter che punisce tranquillamente il mismatch in post ma che non poteva stare in campo nei playoff perché basta metterlo in mezzo a un p&r che diventa totalmente deleterio.

CS: Eh, un minimo di velocità di piedi serve, ma se ce l’hai in post vuol dire che è anche una questione di voglia e di non venire abbandonati a sé stessi. E credo che la voglia ti venga di più se non ti vedono come un peso, perché alla fine se si trova un modo per tenere in campo nani come Isaiah Thomas si può trovare anche per coprire un lungo a patto di avere difensori perimetrali buoni. Solo che chiamare switch e mandare a cagare il lungo è più facile…

AR: Se hai i giocatori giusti per farlo, lo switch è un ottimo metodo. Ovvio è un grande se. Attualmente sono veramente poche le squadre che possono permettersi un cambio continuo su ogni blocco senza pagare eccessivamente. Ok, forse solo GSW. Penso che la strada per i lunghi di questo tipo sia quella fatta dai Bucks: sesto uomo. Faccio giocare la panchina per te e spero che tu punisca tutto ciò che puoi punire.

CS: Ah, ma ricordo Monroe (MONROE) stuprarli letteralmente nell’anno del record.

AR: Vero Cos, ma tu ora investiresti molti soldi e un’ intera franchigia su un giocatore come Monroe per batterli? E con molti soldi intendo il max e costruire attorno a lui. Seguendo la tua logica i Pistons di Drummond  Monroe – Smith ora annichilirebbero Golden State. Peccato non abbiano neanche giocato i playoffs.

CS: Assolutamente no perché quelli nel loro ruolo non sono al livello degli esterni di GS. Io direi che per batterli, come loro hanno Curry e KD tu devi avere Shaq e Duncan, perché in ogni caso non puoi andare con le fionde contro i carri armati.

PC: Per cui i Pelicans dovrebbero essere 11-0?

CS: I Pelicans hanno Davis, un coglione enorme, e tanti scarsi tranne forse Jrue…

Quest’anno per Holiday e Cousins sono 41.4 punti, 18.1 rimbalzi e 12 assist combinati

RF: Il problema di NOLA è che non ha spacing e tiratori (ndr: sotto il 35% da tre, 23esimi in NBA)

PC: Quanto un ottimo rim protector può coprire la difesa di un piccolo? (imho, parecchio)

LB: Oggi voi puntereste mai su un centro come Al Jefferson?

RF: Se Jefferson potesse difendere non dico alla Gobert o alla Green ma decentemente, io lo prenderei. Poi magari lo userei in stile Bucks con Monroe ma un 20+10 col 50% dal campo in post che poi mi apre il campo anche ai tiratori io lo prendo sempre. Io penso che il 90% degli allenatori NBA ad oggi, se potessero avere un lungo dominante in post che sappia difendere in maniera moderna lo prenderebbero. Tranne forse D’Antoni.

AR: Concordo.

RF: Che poi, estremizzando il discorso, ad oggi Shaq non giocherebbe allora? (l’ho detto, uccidetemi)

CP: Uno Shaq nel pieno delle sue facoltà (quindi triennio 2000-2002) gioca sempre, ovunque, comunque e contro chiunque…

GB: Si giocherebbe, perché De Andre Jordan a tratti domina, Drummond e Capela super funzionano. Non vedo cose che questi tre non abbiano copiato da Shaq…

LB: Forse un nuovo Shaq potrebbe invertire il trend, perché a quel punto saresti anche obbligato a prendere delle contromisure. Sinceramente non saprei dare un giudizio perché anche immaginarmi Shaq contro Golden State di questi tempi non è facile difensivamente parlando…

AR: Giocherebbe diversamente. E in difesa sarebbe un problema. Già nei primi 2000 difendeva pigramente il p&r, ora non potrebbe più permetterselo. Ma resterebbe una combinazione di velocità, potenza e coordinazione che in post avrebbe ora pochissimi eguali in grado di difenderlo.

PC: Ma Shaq correva il campo e con gli allenamenti più strutturati a un pace alto spazzerebbe chiunque sotto meglio di prima. Ma immaginatelo sui costanti back door che si formano sui drag ad alta velocità che si girano oggi, non scherziamo.

Shaq in playmaking dal post d’inizio millennio

CS: In ogni caso perdere il gioco in post è drammatico secondo me. Perdi varietà e dimezzi letteralmente il gioco…

GB: Ma non lo perdi il gioco in post. Embiid l’altra notte si é mangiato Jordan. Il playmaking dei Cavs veniva da LeBron sul gomito. Stiamo trovando giocatori più grossi e più mobili che ne possono fare un’ arma, a volte anche in modo diverso. Stiamo pensando al post come botte e sangue sotto canestro quando è il post ad aver cambiato ruolo nel gioco.

RF: Probabilmente oggi il gioco in post non è più qualcosa di richiesto ai soli lunghi e GS è anni luce avanti, ora il gioco in post lo fai con gente come Livingston, Durant, insomma esterni alti due metri e passa che peró ti fanno il gancio alla Jabbar e passano la palla alla Sabonis.

CP: Tacendo di quello che fa (che non ha fatto e che ancora potrebbe fare) LeBron James, che ci è andato comunque troppo poco negli anni di Miami all’apice del suo sviluppo fisico.

CS: Ribadisco che devi avere gente nel ruolo di lungo forte come lo è GS sugli esterni. Non puoi dire “ah questi hanno i lunghi, perché non vincono allora?”

RF: Io sto con Bruce quando dice, in maniera molto lungimirante, che il post ad oggi lo continui a fare ma con gli altri e non con i centri vecchio stile. Anche se io personalmente un Monroe in panca me lo terrei sempre.

CS: Si ma non come fonte di gioco, più come sviluppo del gioco.

PC: Il post più di prima è il punto di partenza su cui poter poi lavorare da dietro l’arco e creare vantaggi. È come una mattonella su cui si mettono una serie di magneti per attirare raddoppi e visto che il campo si è allargato con 3/4 giocatori perimetrali, se si trova la coperta corta, sul lato debole succederanno belle cose…

CS: Non mi sembra, io vedo molti p&r alti e movimento sul lato debole per trovare lo switch giusto prima di attaccarlo. E più bravo e rapido sei più segni, vedi GS.

PC: Ma nel mezzo molto spesso c’è un Green che va in post, non nel modo in cui facevano i Cavs l’anno scorso con LeBron che attaccava spalle a canestro e impostava per liberare il tiratore in angolo. Quello che ancora non è chiarissimo è che il primo pick and roll non dev’essere per forza finalizzante…

CS: Vero ma il punto è: chi è che ha un lungo per il quale si gioca facendolo ricevere BENE in post come prima opzione e poi via alle azioni da lì?

AR: Philadelphia, New Orleans, Boston (quando Horford va in post alto per iniziare l’azione)

CS: Mmmmm, NOLA ho i miei dubbi. E sarebbe l’unica con gli interpreti giusti (al netto della testa di DMC).

CP: E meno male che questa doveva essere una discussione “solo” sui lunghi non cavalcati a sufficienza dalla rispettive squadre….

AR: Io penso che Philadelphia potrebbe avere la coppia che rappresenta il paradigma futuro: Embiid può essere il lungo tipo del futuro, Simmons è la guardia del futuro. Entrambi hanno due mancanze: Embiid, oltre a delle articolazioni stabili, manca di playmaking, Simmons manca di tiro. Se, ed è un grosso se, entrambi dovessero migliorare questi aspetti avremmo il paradigma dei prossimi anni: due fonti di gioco complementari che generano mismatch ovunque siano in campo. Una fonte di gioco dal post (Embiid) che non sia solo botte e sangue; e una da oltre l’arco (Simmons) che non è assolutamente il playmaker a cui siamo abituati ma una point guard nel corpo di un ala grande.

Trust the process parte ennesima

CP: Io credo, invece, che dovremmo ancora aspettare per qualsiasi tipo di giudizio, visto che probabilmente stiamo vedendo solo la punta di un iceberg molto più grande di quel che immaginiamo a livello di evoluzione del ruolo e di potenzialità che i migliori interpreti dello stesso (Embiid, Porzingis, Jokic, Towns, AD) devono ancora esprimere compiutamente. Del resto, nel 2012 c’era chi si interrogava sulla scomparsa dei grandi centri Nba: la cautela mi sembra d’obbligo, in attesa della prossima rivoluzione. Che probabilmente sta già avvenendo sotto i nostri occhi mentre siamo presi a guardare altro e a categorizzarlo in maniera forse troppo semplicistica.

 

 

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