The Chat #1 – The Thrilla in Porzilla

Prologo

Di solito la chat WhatsApp di “The Shot” è un luogo di perdizione in cui, tra gif di modelle di Victoria’s Secret (grazie, Rob), audio blasfemi, maschilismo becero da caserma e gente che non ha deciso di chiamare la neuro quando Lollo ha parlato di LeBron come di un “mezzo bust”, nascono pensieri e parole che difficilmente un normodotato avrebbe voglia di condividere con il resto del mondo. Tuttavia non è raro che le menti da adolescenti mai troppo cresciuti (in corpi da uomini fatti e finiti solo per l’anagrafe) producano anche qualche spunto di riflessione notevole su questo giochino che tanto ci piace. Ed allora si che vale la pena rendervi edotti su discussioni chilometriche (che non sfociano fisicamente in risse solo grazie alla virtualità del mezzo) che si protraggono fino a notte inoltrata e che analizzano tutti quegli aspetti che non potete cogliere dalla lettura mattutina dei tabellini o dalla visione distratta di qualche highlight.

DISCLAIMER: capiterà di leggere termini “forti” in riferimento a questo o quel giocatore. Non prendetela (e non prendeteci) troppo sul serio. Per quanto interessanti, si tratta pur sempre di discussioni da bar tra gente che cazzeggia in allegria quando non ha niente da fare (quindi, nel 90% del tempo).

 

Kristaps Porzingis è un “franchise player”?

In questo momento, ad esempio, va per la maggiore questo lettone di 2.21 che si è preso New York a poco più di due anni dalla consueta e calorosa accoglienza che i tifosi Knicks riservano ai nuovi arrivati. Inutile soffermarsi sulle sue stats stagionali (che potete, comodamente, consultare qui), sui dettagli che stanno viaggiando sul filo dell’agiografia spicciola nel consueto stile sobrio e per nulla umorale di N.Y., sulle dimostrazioni di onnipotenza cui noi comuni mortali assistiamo in qualità di spettatori privilegiati della storia in movimento.

Vale, piuttosto, la pena chiedersi: può Kristaps Porzingis, alla luce di quanto ha fatto, sta facendo e farà, essere considerato l’uomo franchigia dei New York Knicks? Bastano, cioè, certe cifre mostruose a giustificare una simile narrativa ad anni 22? Oppure è necessario quel quid in più (leggasi “trascinare una banda di sostanziali scappati di casa ai playoff”) legato indissolubilmente ai risultati di squadra? La risposta è nel delirio che segue (o, forse, no), originato dalla prestazione contro gli Indiana Pacers nella notte tra il 5 e 6 novembre.

Nicolò Tolusso: Ma Porzingis che roba è?

Pietro Caddeo: Teo (Meschi) ricordi il nostro dibattito in luglio su Porzee uomo franchigia?

NT:

#Weareallwitnesses

 

Cosimo Sarti: Son poi 6-5 eh, da lì a uomo franchigia ce ne passa di acqua sotto i ponti

NT: L’uomo franchigia lo vedi dal record di squadra? Quando ti presenti con Jarrett Jack playmaker titolare?

CS: Certo se impara a punire i giocatori più piccoli risolve il suo problema più grande.

NT: Dai ragazzi non scherziamo. E’ assolutamente uomo franchigia. Potrebbe essere il miglior giocatore degli ultimi 4 draft assieme a Towns ed Embiid. Faccio fatica a pensare a giovani che prenderei prima di lui per costruirmi una squadra. Poi se per uomo franchigia intendiamo uno di quei 3-4 giocatori al mondo che ti portano in finale ogni anno magari no, però non credo sia quello il significato di uomo franchigia. Per me può essere uno dei migliori 10 giocatori NBA, il migliore nel suo ruolo e uno dei 2-3 lunghi più forti della lega. Se non basta questo…

CS: Si dai, come lungo è top 3 al momento direi. Ci sono lui, Towns e Davis. Embiid no finché non gioca qualche partita. Però nessuno dei tre fino ad ora è veramente riuscito a svoltare una franchigia. Vediamo Porzilla quest’anno senza Melo cosa combina.

NT: Ok ma svoltare una franchigia è una cosa che non dipende dal singolo (a meno che non si parli di mostri tipo LeBron o Shaq) soprattutto se giochi con Tim Hardaway secondo violino. Io preferisco guardare al valore del singolo, una volta maturo e circondato di compagni all’altezza quella svolta è quasi fisiologica. Sei uomo franchigia se il tuo valore è tale da permettere una programmazione che ti veda come pietra angolare del progetto. Con le premesse fatte in precedenza, non vedo come Porzingod possa restarne fuori.

Andrea Martinenghi: Uomo franchigia tutta la vita.

CS: Per me l’uomo franchigia è uno che svolta invece, uno che gli altri seguono e su cui contano, uno su cui puoi costruire una squadra da titolo, che sia anche il più forte nel suo ruolo e che lo mostri sempre.

Roberto Fois: Per me di reali uomini franchigia nella NBA attuale ce ne sono pochi, e parlo comunque di gente affermata (che non vuol dire che non abbiano difetti, anzi): LeBron, Curry, questo inizio stagione di Irving è da uomo franchigia, Lillard per attitudine, Harden, Westbrook, Kawhi. Gli altri hanno ancora difetti e qualcosa da dimostrare. Il lettone può esserlo, ma essere uomo franchigia in un team da 30 vittorie stagionali non vuol dire nulla (almeno per me) ma se riuscisse a portare NY ai playoff allora se ne potrebbe parlare seriamente.

CS: Bah, io direi Russ – Curry – Leonard – Lebron – Kyrie? – Harden.

Giuseppe Bruschi: Resta che ha 22 anni. Ormai bisogna aspettare 25/26 anni per uno alla Wall.

NT: Vabbè ma bisogna fare un minimo di proiezione. Allora Michael non è stato uomo franchigia fino al terzo anno di carriera? Che al momento, a 23 anni non porti una squadra scarsissima a 50 vittorie per me è irrilevante.

CS: Puoi diventare uomo franchigia, ma finché non lo dimostri non è che lo sei sulla fiducia.

NT: Sulla fiducia? 30 punti di media non è andare sulla fiducia, è essere un talento fuori dal comune.

CS: 30 di media li faceva pure Boogie. O Jimmy Butler, che poi andava a cambiarsi da un’altra parte in spogliatoio.

Claudio Pellecchia: All’epoca Steve Francis (ripeto STEVE FRANCIS) veniva considerato franchise player con tanto di soprannome. Se questo è il disclaimer (e non è detto lo sia) Porzingis è franchise player in qualsiasi universo conosciuto. A patto che poi abbia una franchigia da guidare. E con Dolan e i Knicks non è scontatissimo.

CS: Si ma giusto perché il nome ci stava bene…

NT: Stevie Franchise mamma mia che feels…

Welcome back to the 90’s

 

RF: Peró devi anche contestualizzare la cosa: gioca ad Est. Squadre come Nola o anche Portland che sono nel limbo potrebbero fare i playoffs a est e quindi io mi chiedo: se possiamo considerare Wall uomo franchigia possiamo fare lo stesso con Lillard? E altra domanda: il lettone brilla nel deserto di NY, è giovane , ha talento e segna come un ossesso e potrebbe essere uomo franchigia. Ma lo stesso discorso non puó essere applicato anche a Booker dei Suns?

NT: Ragazzi Booker e Porzingis sono su due pianeti diversi…

CP: Trollate a parte comunque credo che se ne dovrà riparlare nel momento in cui i Knicks avranno un roster da ALMENO il 50% di W in stagione. Starà poi a Porz portarli al salto di qualità (PO) e dimostrarsi giocatore franchigia in quel senso. Al momento è lui contro il mondo. Cioè, parlando per assurdo, a Miami sarebbe franchise player se portasse questi Heat ai PO.

NT: Ma infatti per me sei uomo franchigia se il tuo talento o il tuo contributo lo rendono uno scenario plausibile. Non è che lo sei solo se porti la tua squadra a 50 W, altrimenti sono solo 4 in giro. Oppure facciamo una distinzione tra in atto e in potenza, ma restringere il criterio al successo di squadra per un 22enne che gioca con compagni osceni è assurdo.

CS: Secondo me siamo d’accordo alla fine, solo alcuni di noi (me compreso) son più cauti e più orientati verso i risultati rispetto al potenziale, che non si discute.

 

E ci mancherebbe…

 

NT: Hai ragione, è più una divergenza sul criterio. Per precisare, io mi riferivo ai 30 punti di media per comodità di argomentazione, uno guarda le partite e vede che questo qua è speciale.

Lorenzo Bonacina: Arrivo a tirare le conclusioni che sembrano essere, più o meno, comuni a tutti. Porzingis ad oggi non è un uomo franchigia anche se si riconosce il fatto che ha le potenzialità per poterlo diventare un domani. Essere uomo franchigia esula dal solo mettere a referto cifre importanti ma comprende anche degli aspetti di leadership e di responsabilità prese sia sul parquet che fuori, motivo per il quale oggi tutti concordano sul fatto che a New York Carmelo non si sia dimostrato tale. Sospendiamo la seduta e ne parliamo quando i Knicks avranno un roster decente? (che non è questo, ndr)

 

Abbiamo sospeso, in effetti. E ci siamo messi in attesa sulla riva del fiume. Perché non tutto dipende da Kristaps Porzingis. Purtroppo. O per fortuna.

 

 

 

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