I Golden State Warriors possono pensare di scambiare Klay Thompson?

L’estate di Klay Thompson si è rivelata più movimentata di quanto ci si potesse aspettare. Durante la free-agency il front-office forse si aspettava forse di potersi concentrare esclusivamente sulle firme di Stephen Curry, Kevin Durant, Andre Iguodala e Shaun Livingston (tutti in scadenza in quest’estate) e invece ha dovuto anche fare i conti anche con diverse proposte di trade per la sua guardia titolare.

Il primo rumor è uscito poco prima della notte del draft, quando la dirigenza degli Indiana Pacers ha provato lo scambio con la propria stella Paul George. I Pacers, preso atto della decisione di George di lasciare la squadra alla fine del contratto nel 2018, hanno voluto anticipare i tempi liberadosi della propria stella cercando di ottenere qualcosa in cambio. E così l’idea del nuovo GM Chad Buchanan è stata quella di provare a bussare alla porta dei campioni in carica chiedendo uno scambio secco con Klay Thompson.

La guardia sarebbe passata dall’essere l’attuale terza/quarta stella della squadra a uomo-immagine dei nuovi Pacers, magari anche prendendo l’eredità di Reggie Miller. E invece la dirigenza di Golden State ha respinto l’offerta al mittente, preferendo tenersi Thompson e gli Splash Brothers uniti. Una scelta che non si limita solamente a motivazioni tecniche, ma anche contrattuali. Infatti Paul George ha un contratto in scadenza la prossima estate e niente assicura che il giocatore avrebbe rifirmato, specie considerando i forti richiami provenienti da Los Angeles. Come se non bastasse, anche ammettendo che George avrebbe accettato di rifirmare per Golden State, Bob Myers si sarebbe trovato a fare i conti con una situazione salariale piuttosto intricata, potendo offrire a George una cifra che poteva al massimo sfruttare i Non-Bird rights. Al contrario, invece, Kay Thompson ha ancora due stagioni sotto contratto e la possibilità di estendere usando tutti i diritti a disposizione, essendo stato draftato proprio da Golden State. Anche dal punto di vista tecnico, una trade con Paul George avrebbe lasciato una questione aperta.

Il punto più delicato per questi Warriors infatti era stato, durante le finali perse nel 2016, la difesa del backcourt, con Kyrie Irving e JR Smith capaci di colpire con Stephen Curry in continuo affanno. Le cose sono cambiate lo scorso anno, con Thompson autore di una difesa magistrale durante le Finals. In Gara 1 ad esempio Thompson infatti ha concesso appena 1 su 12 ai suoi diretti avversari, con Kirye Irving incapace di andare oltre a 1 su 6 quando marcato da lui mentre con un 9 su 17 quando opposto a qualunque altro difensore.

E proprio Kyrie Irving sarebbe stato, nelle ultime settimane, al centro di un rumor di mercato che lo coinvolgeva proprio in uno scambio secco Klay Thompson. Anche in questo caso la proposta dei Cavs è stata respinta al mittente, facendo tramontare la possibilità di concludere uno scambio che sarebbe stato a dir poco clamoroso. Anche in questo caso la scelta del front office californiano è stata quella di lasciare intatto il core della squadra, preferendo tenere il giocatore draftato nel 2011 invece all’autore della tripla decisiva in Gara 7 del 2016. Una scelta abbastanza comprensibile, specie se si immagina al backcourt che si sarebbe andato a comporre. Infatti, sebbene la coppia Curry-Irving lasci spazio alla fantasia grazie ad un talento offensivo spropositato, lo stesso non si può dire per la difesa, vero punto d’achille per entrambe le superstar. Quello che Thompson sa garantire su entrambi i lati del campo è qualcosa di difficilmente replicabile e, grazie ad un contratto ben al di sotto del suo reale valore, i Warriors non sembrano avere alcuna intenzione di privarsi di lui.

Cio’ nonostante, con i rinnovi di Curry, Durant, Iguodala e Livingston, il monte salari della franchigia è schizzato verso l’alto, posizionandosi a $137.5 milioni di dollari alle spalle solo dei Cleveland Cavaliers. Un andamento ampiamente previsto e che non ha colto di sorpresa la dirigenza, ma che comunque non toglie i dubbi sul futuro. Infatti, tra due anni, i Warriors potrebbero dover mettere in seria discussione i pilastri della propria dinastia con i rinnovi di Thompson e Durant e Livingston durante l’estate 2019 e quelli di Iguodala e Green nel 2020. Molto dipenderà dai risultati che la squadra porterà a casa nelle prossime due stagioni, prima del trasferimento da Oakland a San Francisco. Infatti uno degli elementi fondamentali per il GM Bob Myers e il patron Joe Lacob è quello di continuare a far crescere il valore del brand, cosa che ha già dato ottimi risultati in questi anni e che ha portato Golden State al secondo posto per net income after sharing revenues  nella passata stagione, alle spalle dei soli Los Angeles Lakers che sono tradizionalmente una vera e propria macchina da soldi.

Tuttavia qualche rinuncia (dolorosa) i Warriors potrebbero essere costretti a farla nei prossimi anni. La pedina più sacrificabile sembrerebbe essere Livingston, che nella stessa estate in cui Thompson discuterà il suo rinnovo avrà solamente un contratto parzialmente garantito e che potrebbe non essere coperto per andare incontro alle richieste della guardia. Ad ogni modo questo potrebbe non essere sufficiente e, considerando che Golden State nel 2019 sarebbe già da due anni in forte luxury tax, la dirigenza potrebbe anche essere portata a considerare una eventuale trade per Thompson per conservare l’intero core e rinnovare Draymond Green senza particolari problemi l’anno successivo. Ma quale potrebbe essere un’offerta realmente allettante per la squadra della Baia da far considerare la partenza di uno dei migliori giocatori della propria franchigia? Provando a fare qualche volo pindarico, sfogliando roster e monte salary, ecco alcune ipotesi di fantatrade per l’estate 2018:

  • Boston Celtics per Marcus Smart + Jayson Tatum oppure Jaylen Brown.
    Vero, i Celtics nelle sessioni di mercato sono come il prezzemolo. Vengono inseriti ovunque. Ma proviamo a vedere i pro e i contro di una trade del genere. I pro ce ne sono, e aprirebbero a scenari interessanti. Da una parte infatti i Celtics aggiungerebbero un giocatore di primissimo livello come Thompson a uno starting che vede già presenti Kyrie Irving, Al Horford e Gordon Hayward. Il quantitativo di talento per prendersi lo scettro ad est e dominare per anni con l’aggiunta di Thompson sarebbe più che sufficiente e Ainge completerebbe il definitivo salto di qualità della squadra. Golden State dall’altro lato riceverebbe due giocatori sicuramente inferiori a Thompson per valore singolo, ma che potrebbero essere funzionali e assicurare una continuità nei risultati. Infatti un difensore come Smart, abbinato alla crescita del rookie Patrick McCaw, sarebbe un partner di tutto rispetto negli equilibri della squadra e un giocatore funzionale per sopperire alle carenze difensive di Stephen Curry. L’altro giocatore che andrebbe a completare la trade poi sarebbe uno dei due giovani draftati negli ultimi due anni. L’idea di assicurarsi un giocatore top 3 del draft, con i vari Durant e Green ad aiutarli nello sviluppo, potrebbe essere qualcosa di potenzialmente ancora più devastante di quanto i Warriors siano già. E a questo non bisogna dimenticare i vari Jordan Bell e Patrick McCaw che sono già a roster e che potrebbero andare a comporre il futuro core della squadra assicurando alti livelli e risultati. Il contro però riguarda la posizione di Guardia e il futuro di Smart. Infatti, nel momento in cui i Warriors decidessero di privarsi di Thompson per motivi salariali, non possono non tenere conto che il contratto di Smart scade lo stesso anno di Klay e il rinnovo richiederebbe un grosso investimento. A quel punto Golden State si troverebbe a fare un ragionamento non di semplice soluzione: vale la pena liberarsi di una stella come Thompson per poi rischiare di perdere anche Smart e rimanendo solo con l’altro giovane preso nella trade e lanciando McCaw in quello di guardia?
  • Los Angeles Lakers per Brandon Ingram + Ivica Zubac oppure First pick 2019.
    Che i Los Angeles Lakers tenteranno l’assalto a una (o due) stelle la prossima estate non è un segreto. I nomi che girano sono quelli dei vari Paul George, LeBron James o Russell Westbrook. E invece perchè non provare ad assicurarsi Klay Thompson, nato e cresciuto proprio nella città degli Angeli? La principale pedina di scambio che potrebbe interessare ai Golden State Warriors a quel punto potrebbe essere Brandon Ingram, giocatore dal potenziale pazzesco ma che è chiamato a dimostrare il suo talento dopo essere stato giudicato incedibile dal front-office in quest’estate. A completare l’operazione poi ci sarebbero Ivica Zubac, che con l’arrivo di Andrew Bogut e Brook Lopez potrebbe trovare meno spazio in questa stagione e potrebbe diventare una pedina di scambio sacrificabile. In alternativa, nel caso ad esempio Bogut non dimostri di aver messo alle spalle i suoi problemi fisici, i Lakers potrebbero offrire la first pick 2019 che, con gli arrivi di giocatori di grosso livello, sarebbe tutto sommato sacrificabile. Tuttavia non si può trascurare l’altro lato della medaglia, che porterebbe diverse facce scontente tra i tifosi. Infatti, come accennato, la scelta dei Lakers di rendere incedibile quest’estate Ingram non può essere sbugiardata nel giro di un anno e, nonostante Thompson sia un giocatore di livello assoluto, nulla garantisce che un altro free-agent decida di firmare per provare a riportare la franchigia ai piani alti. A quel punto, nel più catastrofico dei scenari, i Lakers si ritroverebbero come stella il solo Thompson (con il contratto in scadenza l’estate successiva) e un potenziale franchise-player ceduto ad una rivale di division. E anche Golden State dal canto suo avrebbe qualche ragionamento da fare, perchè sebbene l’idea di sviluppare Ingram sotto l’ala di Durant è qualcosa da far girare la testa a chiunque, rimane aperta la questione per il posto di guardia titolare, con il giovane McCaw chiamato ad un compito tutt’altro che scontato.
  • Miami Heat per Justise Winslow + Josh Richardson.
    Dalla partenza di LeBron e il suo ritorno a Cleveland, Miami sta cercando disperatamente una nuova stella capace di riportare la squadra ai vertici di Conference. Troppo forte per tankare, troppo debole per competere con le prime quattro della classe: dopo la scorsa stagione Miami si trova in un limbo dal quale deve riuscire ad uscire. Chi può dire qual è il reale volto di questa squadra? E’ l’organico falcidiato da infortuni che navigava nei bassifondi della classifica fino all’All-Star Game oppure quel bellissimo collettivo ammirato nella seconda parte di stagione e capace di rimontare fino ad arrivare a una vittoria ai playoff? E qual è il vero volto di Dion Waiters, attualmente il reale termometro di questa squadra? Può una squadra con ambizioni fare conto su di lui? Tutte queste domande potrebbero portare Pat Riley a valutare le occasioni che il mercato offre, tra una finestra di free-agency e l’altra. E perchè non provare l’assalto a Klay Thompson, giocatore che con Goran Dragic e Hassan Whiteside (e Waiters sesto uomo) potrebbe dare il definitivo slancio alla franchigia della Florida? I giocatori che potrebbero interessare a Golden State potrebbero essere Justise Winslow (per gli stessi motivi per cui sono stati inseriti Ingram e Tatum nelle altre ipotesi di trade) e un giocatore come Josh Richardson, fresco di rinnovo e che potrebbe condividere il minutaggio di McCaw senza dare immediatamente tutta la responsabilità al giovane Warrior. Ma anche qui i dubbi sulla bontà di una trade del genere rimangono. Con un solo anno di contratto, quali assicurazioni può ricevere Miami che Thompson si convinca del progetto e decida di rifirmare invece che cambiare aria lasciando gli Heat con un pugno di mosche? E Golden State sarebbe davvero pronta a rinunciare a un giocatore tanto importante per due buoni giocatori che certamente allungherebbero le rotazioni, ma che sicuramente sono nettamente inferiori per livello individuale? Non potrebbe convenire a quel punto godersi Thompson fino all’ultimo e poi vedere (qualora la rifirma di Klay fosse impossibile) cosa offre il mercato?
  • Denver Nuggets per Will Barton + Jamal Murray.
    La ricostruzione dei Denver Nuggets passa per la quantità di talento e asset accumulato in questi anni con numerose scelte al draft. Questo ha permesso alla franchigia del Colorado di avere numerosi asset e, al tempo stesso, spazio salariale sufficiente per firmare durante l’ultima free-agency un giocatore del calibro di Paul Millsap. E contando la crescita esponenziale di Nikola Jokic, Denver potrebbe trovare in Klay Thompson il giocatore decisivo per provare a scalare posizioni ad Ovest. Per Golden State invece il discorso sarebbe ben diverso. Denver infatti avrebbe un altro tipo di asset da offrire rispetto ad esempio a quello ipotizzato con Boston e Los Angeles, ma non per questo il risultato sarebbe meno interessante. Will Barton infatti è una guardia di tutto rispetto, con un contratto che scade proprio la prossima estate. Certo, il giocatore sarà libero di scegliere qualunque squadra e magari provare a monetizzare, ma perchè non provare invece ad unirsi alla miglior squadra della lega e giocare al fianco di Stephen Curry? Una sign-and-trade potrebbe fare comodo a tutte le parti in causa, con Barton che condividerebbe minuti e palloni insieme a Patrick McCaw e Shaun Livingston. A completare la trade poi potrebbe aggiungersi un altro giocatore come Murray, ancora nel suo contratto da rookie e con un potenziale tutto da esplorare. Anche in questo caso, una trade di questo tipo sarebbe rivolta più a garantire a Golden State una sorta di rebuilding silenziosa mentre la squadra è ancora al top, provando a sviluppare un ricambio generazionale che non lascerebbe il front office impreparato nel momento in cui bisognerà (per motivi anagrafici) sostituire i vari Curry, Durant e Iguodala. I problemi però, anche in questo caso, non mancherebbero. Con un solo anno di contratto rimasto, Thompson potrebbe valutare Denver troppo lontana dai piani alti e decidere di andarsene. Al tempo stesso, perchè la trade vada in porto bisogna avere anche la certezza che Barton decida di accettare la sign-and-trade invece di provare a esplorare la free-agency. Insomma, le incognite sono tante e non è detto che le parti vogliano prendersi rischi di queste dimensioni.
  • Philadelphia 76ers per Robert Covington + Jahlil Okafor + second pick 2020.
    “Trust the process” è arrivato al momento della verità. Le scelte collezionate da Phila in questi anni di depressione si sono concretizzati in quattro scelte che potrebbero davvero rilanciare il future della squadra. Markelle Fultz, Dario Saric, Joel Embiid e Ben Simmons sono pronti a rilanciare i Sixers, sfruttando magari tutto l’hype che si sta creando intorno a loro. E grazie ai tanti contratti rookie a disposizione, Philadelphia ha anche discreto spazio salariale, come dimostrano i contratti annuali dati quest’estate a JJ Redick e Amir Johnson. L’aggiunta di una superstar del calibro di Thompson potrebbe essere il passo decisivo per Phila, che formerebbe un quintetto decisamente interessante per i livelli di competizione offerti dalla Eastern Conference. In cambio i Warriors invece riceverebbe un difensore d’oro come Robert Covington (anche lui in scadenza di contratto, quindi varrebbe la stessa ipotesi fatta per Barton nella trade con Denver) e Okafor, ai margini del progetto Colangelo ma che potrebbe provare a rilanciarsi in un contesto ben diverso come quello di Golden State. Idee affascinanti, ma come sempre con delle difficoltà piuttosto oggettive legate al futuro di Thompson alla scadenza del contratto, oltre che alla volontà di Covington di accettare una sign-and-trade e al reale valore di Okafor, sempre più vicino a diventare una delle più grandi delusioni degli ultimi draft. Insomma, i pericoli nel completare una trade del genere non mancherebbero di certo.
  • Milwaukee Bucks per Kris Middleton + Jabari Parker + First Pick 2019.
    Che i Milwaukee Bucks siano alla ricerca di una stella da affiancare a Giannis Antetokounmpo non è un segreto. Un tentativo è stato già fatto quest’estate per arrivare a Kyrie Irving, ma la dirigenza dei Cavaliers ha preferito l’offerta fatta dai Boston Celtics. Fatto sta che il piano della franchigia del Wisconsin è stato rivelato e ora tutti sanno che Milwaukee è disposta a muovere chiunque ad eccezione del greco per migliorare la squadra. E affiancare Kay Thompson ad Antetokounmpo potrebbe essere una opzione decisamente allettante, specie pensando ai vari giovani Malcolm Brogdon e Thon Maker che andrebbero a completare il roster. Golden State dall’altra parte potrebbe prendere una decisione forte, prendendo Kris Middleton (che ha un contratto di appena $13 milioni fino al 2020) e Jabari Parker, eterna promessa finora tormentata dagli infortuni. E proprio Parker potrebbe essere l’ago della bilancia: con un contratto in scadenza e i mille problemi fisici, il suo rinnovo potrebbe essere a cifre ridotte. E un rinnovo a cifre contenute potrebbe dare la possibilità ai Warriors di provare a rimettere in sesto un potenziale superstar con una operazione che ricorderebbe tanto quella avvenuta con Steph Curry nel 2013, pietra miliare nella composizione dell’attuale roster. A completare l’operazione, Bob Myers potrebbe chiedere anche una scelta come sorta di “assicurazione” delle condizioni fisiche di Parker. E se Milwaukee vuole davvero assicurarsi qualche stella, allora bisogna che il front office si prenda qualche rischio rinunciando ad asset anche di grosso valore.

In tutte queste ipotesi emerge chiaro una cosa sola: Klay Thompson è, per mix di talento, efficienza e contratto, la vera e propria steal di questi Golden State Warriors. Avere in squadra un giocatore del genere che si affianca ai vari Stephen Curry, Kevin Durant e Draymond Green mostra chiaramente come una squadra di questo potenziale si è vista poche volte nella storia. E allora il tentativo vero e concreto che Bob Myers potrebbe decidere di fare sarebbe quello di confermare tutti i suoi fab four, sfruttando la sua bravura tra regole di salary cap da una parte e voglia di continuare a vincere dei vari giocatori dall’altra. Perchè una squadra del genere, con un potenziale del genere, difficilmente si vedrà ancora nella Baia e forse nell’intero panorama NBA per molto tempo.

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