The Lakers’ way

Fin dai tempi delle partite giocate al Great Western Forum, i tifosi dei Lakers sono  stati abituati a vedere con indosso i colori gialloviola le più grandi stelle del palcoscenico mondiale della pallacanestro, passando da Wilt a Kareem, da Magic a Kobe, da Mr. Logo Jerry West a Shaquille O’Neal. Solo alcune di queste leggende furono selezionate direttamente dai Lakers, gli altri furono tutti portati nella città degli angeli attraverso la free agency, sfruttando l’appeal incredibile della città e di una franchigia che fin dai primi anni della NBA si impose come una delle più vincenti. La notizia della notte è che D’Angelo Russell e Timofey Mozgov saranno giocatori dei Brooklyn Nets, Brook Lopez farà invece il percorso inverso assieme alla 27esima chiamata di questo Draft, una mossa a sorpresa che conferma la volontà di Magic Johnson e Rob Pelinka di non voler aspettare troppo per tornare competitivi.

La parentesi gialloviola di Russell si chiuderà quindi con il buzzer beater messo a segno contro i Timberwolves lo scorso Aprile, dedicato poi alla nonna scomparsa il giorno prima. Il talento da Ohio State, molto controverso e ritenuto non abbastanza maturo per far parte di un progetto vincente, è stato usato come “esca” per liberarsi del contratto oneroso offerto dal precedente front office a Timofey Mozgov, che riceverà ancora 48 milioni nei prossimi 3 anni; in cambio i Lakers ricevono un ulteriore asset per future trade e il contratto in scadenza di Brook Lopez, permettendo ai gialloviola di presentarsi alla free agency 2018 senza il contrattone del russo e la milionaria estensione di Russell alle porte.

Se il senso della trade è quello di liberare una voragine nel payroll e iniziare la caccia grossa nella prossima estate, è più che legittimo aspettarsi le cessioni di Julius Randle e Jordan Clarkson a stretto giro di posta, con l’ala grande che entra nel suo contract year motivato per guadagnarsi un’estensione da 20 milioni annui che i Lakers difficilmente vorranno offrirgli, vista la volontà di arrivare a delle stelle affermate. Clarkson invece ha un buon contratto da 12 milioni annui valido ancora per 3 anni, che lo rende probabilmente il perno delle trattative che i Lakers stanno portando avanti con Indiana per avere Paul George subito, il quale starebbe scoraggiando i tentativi di ogni pretendente mettendo ben in chiaro la sua volontà di ritornare a casa. Proprio l’atteggiamento di PG13 sta mettendo spalle al muro i Pacers, per i quali avrebbe più senso accettare ora per non far abbassare ulteriormente il prezzo di George e presentarsi ai blocchi di partenza con una squadra pronta a tankare fin da subito. Se si dovesse concretizzare questo scenario, ai Lakers mancherebbe solo il contratto di Deng di cui disfarsi per avere la possibilità di firmare altre due stelle da affiancare al prodotto di Fresno State.

Molto si è detto del core di giovani promettenti in casa Lakers e delle loro potenzialità, probabilmente nessuno di loro è destinato a diventare un franchise player ma Magic e Pelinka stanno rischiando; smontare la base giovane, costruita su anni di insuccessi e scelte alte al Draft, per aumentare le proprie chance di attirare free agents tra un anno, potrebbe avere l’effetto di relegare i Lakers nella mediocrità per altri 5 anni. Scambiare mezzo roster nella speranza che LeBron James voglia andare a vivere sotto al sole della California, o che Demarcus Cousins non voglia proseguire la parentesi a New Orleans per approdare in gialloviola, è qualcosa di estremamente pericoloso: i segnali che l’appeal del “big market” non sia più quello che ha permesso a LA di costruire una dinastia ci sono, e questa mossa è vero e proprio gioco d’azzardo.

Non tutto il nucleo giovane verrà però smontato, a poche ore dal Draft sembra definitiva la scelta di Ball, che andrà quindi a costituire la polizza assicurativa sul futuro assieme a Brandon Ingram, per il quale Magic Johnson ha fatto sapere di non considerare proposte di scambio. La scelta definitiva è ricaduta su loro due sia per motivi di potenziale, sia per motivi contrattuali: infatti le estensioni al termine del contratto rookie non arriverebbero prima dell’estate 2020, permettendo al front office di trovare prima i giocatori per tornare ad essere competitivi.

Solo il tempo potrà farci capire se la mossa sia sbagliata o meno, di sicuro però i Nets ottengono una seconda scelta al Draft di grande talento come Russell in cambio di un contratto in scadenza e di una scelta a fine primo giro, portando una ventata d’aria fresca ad una squadra letteralmente rovinata dalla famosa trade con Boston. Se Kenny Atkinson ha ottenuto alcuni buoni risultati sul parquet al tramonto di questa stagione, Sean Marks con questa grande mossa gli ha messo in mano del talento su cui programmare la lentissima risalita che attende i Nets.

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