Mock Draft 2017

Terminata la stagione con il secondo titolo in tre anni dei Golden State Warriors, appassionati e addetti ai lavori si preparano ad un Draft ricco di talento e di interessanti sleepers probabilmente disponibili fino al termine del primo giro. Per quanto difficile sia prevedere questo gioco ad incastri, proviamo ad avere una visione di insieme sul probabile ordine della lottery e su alcune potenziali gemme sparse nel primo giro e il modo in cui esse possono soddisfare i bisogni delle franchigie NBA.

1) Philadelphia 76ers: Markelle Fultz (PG, Washington)

I 76ers sono riusciti ad ottenere la prima scelta in uno scambio a sorpresa coi Celtics, gettando le basi per una lunga rivalità ai vertici della Eastern Conference; il front office di Philadephia è talmente stregato dal talento di Fultz da aver sacrifato, oltre alla propria terza scelta, anche una delle due scelte acquisite dai Lakers per il 2018 e dai Kings per il 2019, permettendo a coach Brown di mettere le mani sul talento più puro di questo Draft, uno scorer su tre livelli  da affiancare al core Simmons-Embiid-Saric che fa sognare ogni tifoso di Philadelphia; se il fit coi compagni è tutto da scoprire, (le 3 star hanno in totale 31 presenze in NBA) le premesse sono elettrizzanti, le capacità di ball handling e la visione di gioco di Fultz combinate con quelle di Simmons saranno un bel problema per le difese avversarie in transizione e uno spettacolo incredibile per ogni amante della pallacanestro; un’altra ragione per cui Markelle è stato considerato tutto l’anno come il miglior prospetto della classe è la quasi totale assenza di debolezze nel suo gioco, se in difesa non ha brillato è sembrato più causa del contesto poco motivante a Washington, lasciando intravedere buon potenziale difensivo. Philadephia è dunque giunta, dopo anni di tanking alla ricerca del franchise player, ad averne potenzialmente 3 e ora starà a Brett Brown cucire il vestito perfetto per questi talenti in modo da esaltarne le caratteristiche individuali e riportare subito la squadra ai Playoffs, da cui manca dalla stagione 2011-2012. TRUST THE PROCESS.

2) Los Angeles Lakers: Lonzo Ball (PG, UCLA)

Il roster dei Lakers ad oggi è sostanzialmente privo di certezze assolute, sembra dunque che selezionare il miglior giocatore disponibile senza cercare il fit più adatto sia la scelta più giusta: Ball ha riportato i Bruins ai vertici del college basket, con la sua incredibile visione di gioco e la sua pericolosità dal perimetro è stato l’architetto del migliore attacco della nazione e la sua capacità di giocare anche lontano dalla palla lo rende compatibile sia con le idee di Luke Walton sia con lo skillset dell’attuale playmaker D’Angelo Russell. La guardia da Chino Hills è anche un atleta di livello, grande velocità ed esplosività molto sottovalutata che permetterebbero ai Lakers di completare le mancanze di Russell, il quale è invece più adatto di Lonzo nel giocare pick and roll anche a causa della scarsa esperienza di Ball in questo aspetto specifico, poichè a UCLA Coach Alford ha adottato un sistema più improntato sul movimento di uomini e palla: nonostante il dato si riferisca ad un campione di analisi molto ridotto rispetto alle altre PG, ha comunque mantenuto il 56% di eFG nei tiri presi da questo tipo di situazione, incoraggiando all’ottimismo circa possibili miglioramenti.  Nella propria metà campo Ball ha palesato alcuni limiti tecnici nella difesa 1vs1 e del pick and roll che sembrano comunque essere facilmente correggibili; il suo fiuto per indovinare le linee di passaggio e la velocità di mani lasciano buone sensazioni anche riguardo il potenziale difensivo. Un prospetto spettacolare in campo e garanzia di prime pagine assieme al suo vulcanico padre LaVar: come possono i Lakers non draftarlo?

3) Boston Celtics: Josh Jackson (SF, Kansas)

I Celtics, che selezionando Fultz avrebbero avuto problemi di collocazione in un backcourt già affollato, hanno scelto di fare trade down considerato anche il gradimento per l’ala dei Jayhawks, portando a casa un’altra scelta verosimilmente top 5 nel prossimo Draft in modo da fornire un altro asset di valore nella ricerca della Superstar. Jackson durante l’anno ha dimostrato di possedere grandi capacità di passatore, atletismo forse senza eguali nel Draft e una versatilità difensiva che nella NBA di oggi è fondamentale per poter contribuire al successo di squadra. Come egli stesso ha dichiarato a margine di un workout a Los Angeles, abbiamo appena assistito a delle Finals in cui per larghi tratti Kevin Durant e LeBron James hanno giocato da 5 in quintetti piccoli, e poter tenere diverse posizioni in difesa è una qualità che lo rende un prospetto di primissimo piano. Il primo miglioramento che lo attende tra i professionisti è senza dubbio il tiro, molto incostante al college e qualcosa per cui il lavoro in palestra non sempre garantisce risultati; il 56% dalla lunetta alimenta il pessimismo in merito, ma se dovesse riuscire a sistemare questo aspetto del suo gioco i Celtics potrebbero aver per le mani un perenne All Star.

4) Phoenix Suns: Jayson Tatum (SF, Duke)

Il roster di Phoenix è ricco di giovani talenti, le ultime due scelte al draft erano mirate a rinforzare il frontcourt (Bender e Chriss) e il backcourt Bledsoe-Booker è senza dubbio il punto forte della squadra dell’Arizona; per questo i Suns potrebbero puntare al prodotto di Duke, che quest’anno si è messo in luce per grande pulizia tecnica in situazioni di isolamento, mostrando le potenzialità per essere un realizzatore di livello anche tra i professionisti: in particolar modo nel torneo ACC si è messo in luce con prestazioni notevoli contro avversari come gli acerrimi rivali di North Carolina. Se dal punto di vista offensivo è gia ben costruito, potrebbe non essere abbastanza esplosivo per tradurre istantaneamente il dominio mostrato nel circuito collegiale, in cui i difensori sono ovviamente meno lunghi, atletici e muscolari di quelli con cui dovrà misurarsi al piano di sopra. Per gli stessi motivi, una volta in NBA, avrà bisogno di perfezionare la propria tecnica difensiva nel contesto di una squadra che nella propria metà campo ha già diversi problemi.

5) Sacramento Kings: De’Aaron Fox (PG, Kentucky)

I rumors che riguardano la volontà di Sacramento di fare trade-up sono probabilmente frutto dell’interesse del duo Ranadive-Divac per Fox; il front office teme che Phoenix possa draftare per l’ennesima volta una guardia da Kentucky e ciò non deve accadere, infatti i Kings sono da anni alla disperata ricerca di una point guard a cui affidare le chiavi della franchigia e Fox potrebbe essere l’identikit giusto. Porterebbe in dote grande atletismo, solidità difensiva e mentalità vincente: in contropiede è un incubo per le difese avversarie, vista la velocità insostenibile per gli avversari e la grande capacità di concludere al ferro; molti scout hanno negli occhi la sfida nel torneo NCAA contro i Bruins di Ball, in cui Fox ha trascinato alla vittoria i suoi con 39 punti alimentando l’hype intorno al suo gioco. Su questo prospetto però c’è una red flag molto evidente: il 24% da 3 (di cui 9 su 44 contro la difesa schierata, 20,5%) e la riluttanza nel prendersi il jumper (18 su 63 nei tentativi da palleggio arresto e tiro) sono aspetti che vanno assolutamente sistemati, in un momento storico in cui è fondamentale per una PG essere una minaccia dall’arco.

6) Orlando Magic: Malik Monk (SG, Kentucky)

Il roster assemblato dal front office dei Magic è privo di certezze e pieno di punti interrogativi: Elfrid Payton è un giocatore adatto alla pallacanestro moderna? Hezonja può ancora soddisfare le aspettative? Perchè sono stati scambiati Oladipo e Sabonis per arrivare a Ibaka poi scambiato per Terrence Ross? I giorni di Rob Hennigan nel front office sono finiti, toccherà ora all’ex GM dei Bucks John Hammond ricostruire una squadra funzionale che riporti Orlando nell’elite della Eastern Conference.
La lacuna più evidente nel roster al momento è la pericolosità dal perimetro e Malik Monk sarebbe una boccata d’ossigeno in questo senso, il suo 40% dall’arco e la sua grande capacità di mettere pressione sulle difese avversarie muovendosi in uscita dai blocchi potrà risultare utile fin da subito.
Se la capacità di muoversi off the ball e la facilità con cui si accende sono attributi che pagheranno dividendi immediati, probabilmente a lungo termine sarà necessario sviluppare capacità di playmaking che quest’anno non ha avuto modo di mostrare nel backcourt diviso con Fox a Kentucky, considerata la struttura fisica insufficiente per difendere sulle guardie.

7) Minnesota Timberwolves: Jonathan Isaac (SF-PF Florida State)

I T-Wolves hanno invece un core definito e molto promettente in Lavine-Wiggins-Towns e trovare alla settima scelta ancora libero Isaac sarebbe un’opportunità da cogliere al volo.
L’ala da Florida State intriga molte squadre per il grandissimo potenziale e Minnesota potrebbe fare di lui il complemento ideale nel frontcourt con KAT: buon tiro dalla distanza, ottimo rimbalzista e soprattutto grandissimo potenziale difensivo, con la struttura fisica per difendere sui lunghi e la velocità di piedi combinata a una notevole lunghezza per poter cambiare con grande efficacia sulle guardie: lui e Towns formerebbero un frontcourt sensazionale, dominante sotto i tabelloni e versatile difensivamente. A livello offensivo è ancora abbastanza acerbo, non possiede particolari go to moves e allo stato attuale è ben lontano dall’essere un riferimento offensivo primario, ed è anche per questo che a Minnie troverebbe l’ambiente giusto per lavorare sul suo skillset e lasciare alle stelle della squadra le incombenze offensive.

8) New York Knicks: Frank Ntilikina (PG, Strasbourg)

Messosi in luce agli europei U18 del 2016, il giovane playmaker francese è stato a lungo monitorato dagli scout che intravedono in lui grande potenziale difensivo dato anche dalla sua impressionante wingspan di 2.13m che assieme alla sua rapidità di piedi potrebbe renderlo un lockdown defender a lungo termine. Durante lo stesso europeo e nella stagione a Strasburgo nella lega francese ha mostrato anche di essere in possesso di un buon tiro dalla media e dalla lunga distanza, lasciando però intendere che ci saranno difficoltà di adattamento nella costruzione del proprio tiro al suo approdo in NBA. I Knicks potrebbero lasciarsi tentare da un altro International Man of Mistery e vista la probabile partenza di Derrick Rose potrebbero riempire la casella di playmaker, ruolo che nella Triple Post Offense imposta da Phil Jackson non richiede necessariamente grandi abilità nella costruzione del proprio tiro e che Ntilikina potrebbe essere in grado di capire più rapidamente dei compagni di Draft.

9) Dallas Mavericks: Dennis Smith Jr (PG, N.C. State)

Dalla stagione successiva al titolo vinto nella stagione 2010-2011, i Mavs sono alla ricerca di un playmaker e di un centro per ricostruire l’asse portante della squadra combinando competitività nell’immediato e risultati a lungo termine. Per lo spot di centro Noel sembra la risposta ideale e se Dennis Smith Jr fosse ancora libero a questo punto sarebbe una offseason molto intrigante per Dallas.
Smith è una combo-guard molto abile in situazione di pick and roll, in grado di punire dalla media il soft hedge dei lunghi preoccupati della sua esplosività al ferro e infilare la tripla se la guardia passa sotto al blocco. Con il suo atletismo, i suoi istinti da scorer puro e ottime capacità di ball handling è probabilmente insieme a Fultz il migliore nella costruzione del proprio tiro dell’intera classe, andando proprio a contribuire in un aspetto in cui i Mavericks hanno assoluta necessità. Sotto la cura Carlisle potrebbe anche affinare la propria comprensione del gioco e diventare in breve tempo un giocatore di grande impatto.

10) Sacramento Kings: Lauri Markkanen (PF, Arizona)

Con la seconda scelta del loro Draft i Kings potrebbero cercare un lungo in grado di allargare il campo e Markkanen è forse la soluzione migliore in questo senso: il freshman finlandese ha tenuto ottime percentuali dall’arco in stagione con una meccanica solidissima e un rilascio fulmineo che lo rendono una minaccia serissima in situazioni di pick and pop e spot up, sorprendendo anche per la rapidità e coordinazione con cui riesce ad attaccare i closeout dai suoi 213 cm di altezza, facendo sfoggio di una vasta gamma di soluzioni offensive. Nella metà campo difensiva potrebbe invece incontrare delle difficoltà tra i professionisti, non potendo fare affidamento su una grande lunghezza ed esplosività potrebbe non essere un ostacolo sui cambi difensivi e come ci insegnano queste Finals, in cui Kevin Love è stato bersagliato dagli avversari venendo sempre coinvolto nei giochi a due da Golden State, Markkanen avrà bisogno di massimizzare le risorse a disposizione.

11) Charlotte Hornets: Donovan Mitchell (SG, Louisville)

Charlotte non ha particolari necessità da poter soddisfare attraverso il draft, il roster è folto e dopo una stagione fallimentare gli interrogativi sul nucleo di giocatori sono tanti. Se gli Hornets decidessero di continuare su questa linea, Donovan Mitchell potrebbe fare al caso di coach Clifford: la combo-guard da Louisville può portare in dote instant offense in uscita dalla panchina, grazie ad attributi atletici incredibili e abilità da scorer puro, non ancora però abbinati ad una comprensione del gioco sufficiente per garantirgli un impiego stabile già da inizio stagione.

12) Detroit Pistons: Zach Collins (PF-C Gonzaga)

Detroit non sembra essere più convinta della direzione presa, Drummond e Jackson non si sono rivelati le pietre angolari su cui realizzare il proprio progetto e l’esclusione dai playoffs di quest’anno ne è la testimonianza. Arrivati a questo punto del draft il talento migliore disponibile è forse il lungo di Gonzaga Zach Collins, che si è rivelato un giocatore di grandi potenzialità da entrambi i lati del campo: in attacco ha mostrato dei flash da lungo moderno, dimostrando buone capacità di rollare e concludere al ferro e buone basi per costruire un tiro affidabile dalla distanza; in difesa ha sorpreso tutti dimostrandosi rapido, atletico e in grado di proteggere il ferro con tempismo e verticalità eccezionali, come dimostra la prestazione superba nella semifinale del torneo NCAA contro South Carolina in cui ha fatto registrare 13 rimbalzi e 6 stoppate in soli 23 minuti di utilizzo.

13) Denver Nuggets: Luke Kennard (SG, Duke)

I Nuggets hanno trovato finalmente il loro franchise player in Nikola Jokic e hanno strutturato un sistema che prevede molti tocchi in post alto del lungo serbo che agisce da facilitatore nel terzo attacco più prolifico della scorsa stagione NBA. L’MVP del torneo ACC Luke Kennard potrebbe dare un’ ulteriore soluzione a coach Malone, grazie alla sua disciplina tattica e alla sua pericolosità perimetrale sia in situazioni di spot up che di tiratore dal palleggio; circondare un fenomeno come Jokic di giocatori mobili, di grande q.i cestistico e mortifera pericolosità dall’arco è garanzia di successo nella metà campo offensiva.

14) Miami Heat: Justin Jackson (SF, North Carolina)

Dopo aver mancato i playoffs al termine di una stupenda seconda parte di stagione, gli Heat si focalizzeranno sulla free agency per tornare subito competitivi e in sede di draft potrebbero metter le mani su un talento NBA-ready come Justin Jackson, diventato campione nazionale con i suoi Tar Heels ad Aprile nel suo anno da junior; Jackson porterebbe in dote grande versatilità nel ruolo di ala e avrebbe il vantaggio di aver già raggiunto un certo grado di maturazione sia personale che cestistica nei suoi 3 anni a Chapel Hill.

SLEEPERS

Passiamo ora ad analizzare alcuni possibili sleepers, giocatori di grande potenziale rimasti sotto i radar tutta la stagione che costituiscono una opportunità per le squadre con una scelta fuori dalla lottery.

OG Anunoby: range 14-20 (PF, Indiana)

L’ala degli Indiana Hoosiers ha le caratteristiche giuste per il ruolo del 4 moderno: versatilità difensiva, discrete percentuali dall’arco e capacità di mettere palla per terra e attaccare i closeout.
Ottimo rimbalzista, forza fisica clamorosa e grande aggressività al ferro; se dovesse riuscire a perfezionare il suo jumper ed essere una minaccia a livello NBA, molte squadre a metà primo giro potrebbero sceglierlo approfittando del timore di altre squadre nel draftare un giocatore reduce da un brutto infortunio al ginocchio.

Jarrett Allen: range 14-20 (C, Texas)

Il centro dei Longhorns è un late bloomer, le sue abilità da rim runner e la coordinazione nell’aggredire il ferro ne sono il manifesto. Apertura alare da Albatross e potenziale da rim protector di primo livello lo rendono appetibile per quelle squadre in cerca di un centro da modellare con pazienza.

Semi Ojeleye: range 20-30 (SF-PF, Southern Methodist University)

Dopo quasi due anni trascorsi in fondo alla panchina di Duke, è passato a SMU dove ha potuto mettere in mostra ottimo tiro dalla distanza e le potenzialità per giocare da 4 in quintetti piccoli.
La ferocia agonistica con cui gioca potrebbe incontrare il gradimento di qualche squadra a fine primo giro.

DJ Wilson: range 20-30 (PF, Michigan)

Il lungo degli Wolverines continua a crescere: agilità, coordinazione, rapidità di piedi e alcuni flash di vero talento offensivo. Forse un po’ indietro per quanto riguarda la comprensione del gioco ma è una scelta interessante per squadre in cerca di giocatori con più potenziale possibile come i Brooklyn Nets.

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