Diario dall’Ovest

Il piede di Pachulia, ed il suo movimento nell’ormai famigerato close-out di gara 1, hanno fermato il battito cardiaco dei tifosi di San Antonio ma non il corso della serie, inedita a causa di CP3 e Durant, fra le due squadre più continue degli ultimi tre anni di NBA ad Ovest.
Una sfida che dall’infortunio di Leonard ha preso una via favorevole agli Warriors (+61 di parziale nei 73 minuti successivi all’infortunio di Kawhi), ed al momento del trasferimento in Texas sembra aver perso gran parte del suo fascino originale.

Posto che la mancanza di Kawhi -straordinario nella frazione giocata in gara 1- ha un impatto enorme sulle sorti della serie, sarebbe quantomeno riduttivo limitare l’analisi della serie all’assenza di un singolo giocatore. Dopo una partenza ad handicap Golden State ha riacquisito fiducia e giocato 5 quarti e mezzo di pallacanestro con la consueta lucida follia che ha contraddistinto l’era Kerr.

Steph Curry è stato l’indiscutibile MVP della serie sino ad ora e la giustificazione tattica può essere facilmente trovata nell’incapacità degli Spurs di difendere i particolari P&R alti degli Warriors. San Antonio è abituta a giocare con due lunghi puri -chiave che ha permesso la vittoria nella serie precedente- ma il drop di Aldridge e -specialmente- Gasol nei confronti di Curry e Durant è estremamente passivo e permette ai due former-MVP una libertà di gioco eccessiva.

Nel caso specifico non si tratta nemmeno di un P&R estremamente alto ma Gasol dovrebbe ostacolare quantomeno la ricezione di Durant.
In ottica Warriors buon uso di Pachulia come bloccante e passatore in hand-off, una situazione à la Bogut fondamentale per nascondere un giocatore incapace di finire nel pitturato.

 

La seconda chiave di volta in casa GS è stata la progressiva ricerca di situazioni dinamiche; la kryptonite di una difesa solida ma basata su uno schema estremamente statico come quello degli Spurs.
Qua gli Warriors sono molto abili nello sfruttare ciò con un’inversione di ruoli in questo P&R con Green che indossa i doppi panni di ball-handler e passatore con gli effetti speciali. L’atipicità del 23 è un elemento fondamentale nella costruzione di questo canestro e lo spacing fornito da Thompson e Durant in angolo semplifica il tutto. Il blocco di Curry è relativamente semplice dal punto di vista tecnico ma è una delle soluzioni più ricercate dagli Warriors nei momenti di secca offensiva e la disponibilità del 30 (e degli altri piccoli di GS) non è sicuramente un fattore secondario.


Dall’altra parte della barricata San Antonio ha provato a resistere alla prima sfuriata di GS affidandosi a Simmons come creatore di gioco e ad estemporanei possessi in post di Aldridge ma mentre il primo è ancora eccessivamente solista in molti aspetti del gioco il secondo è apparso sin troppo passivo nella sua selezione di tiro. Ritornando a Curry il numero 30 è apparso molto più disposto ad attaccare i lunghi dal palleggio che in altre occasioni e ciò ha permesso numerosi tiri aperti per Green e lo stesso Curry, abile nel farsi trovare libero dopo il primo passaggio ad un compagno o più raramente attaccando fino in fondo lo switch.

Una volta stabilito il palleggio Simmons indossa gli occhiali che riducono la visione periferica e troppo spesso conduce l’azione ad una sua conclusione a canestro.

Sinteticamente gli Spurs non hanno mai trovato un modo efficiente di attaccare la difesa di Golden State e contrariamente Curry ha avuto vita sin troppo facile in situazioni di transizioni primarie, un riassunto evidenziato è portato alle estreme conseguenze nel corso di un terzo quarto privo di un vero e proprio canovaccio tattico complice la distanza far le due squadre e la “selvaggia” small lineup degli Warriors.
Quintetto “piccolo” che Golden State non ha potuto estendere complice la mancanza di Iguodala, sostituito più che sufficientemente da McCaw in gara due, ma dalla quale salute dipenderanno molte delle possibilità dei gialloblu in un eventuale serie di finale. L’Iguodala dell’ultimo anno e mezzo è apparso raramente in condizioni fisiche accettabili ma il team di Kerr non è ancora completamente preparato per fare a meno delle sue capacità difensive e di ball-handler secondario; Durant è ormai un difensore più completo di Iguodala sotto molti aspetti (sottovalutatissimo rim protector) ma il suo storico contro LeBron non è dei migliori e se costretto a difendere sulla palla perderebbe possibilità di aiuto al ferro.

Se gli Spurs vogliono avere una speranza di riportare la serie in California sarà necessario trovare punti da Aldridge e dalla panchina che non può permettersi di perdere lo scontro diretto nei confronti della controparte di GS, posto che il ritorno di Kawhi -possibile ma non probabile- per gara 3 potrebbe essere molto più importante di qualsiasi analisi tattica.

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