Turning Point

La vittoria ottenuta dai Boston Celtics sul parquet di Chicago nella serata di Venerdì ha un peso specifico difficilmente quantificabile soprattutto per quanto concerne la salute e il morale di Isaiah Thomas.

Dopo le due sconfitte rimediate al TD Garden, la squadra di Brad Stevens si è ritrovata a non aver più margine di contrattazione con il destino, l’unico risultato per continuare a sperare di non veder concludere al primo turno la  stagione per il terzo anno consecutivo era una vittoria.

Il cambio in quintetto, con il panchinamento di Amir Johnson e la promozione per la prima volta in assoluto in stagione di Gerald Green, dal punto di vista di Stevens doveva avere per la squadra una doppia valenza, sia tecnica/tattica che psicologica.
Infatti, malgrado abbia festeggiato il suo 31^ compleanno lo scorso Gennaio, Green è il più anziano di tutto il roster biancoverde, e chi è un assiduo osservatore dei Celtics saprà che durante i time out è consuetudine vedere Gerald incitare energicamente i propri compagni.

Stevens ha deciso di accompagnare questa scossa psicologica ad una mossa che ai molti poteva sembrare ai limiti della follia, quella di abbassare ulteriormente una squadra che nei primi due confronti aveva perso per 97 a 74 la sfida a rimbalzo, per provare ad allargare il campo e rendere più fluida la manovra dei suoi uomini.
L’inizio partita è completamente vinto da Stevens, i Celtics riescono a passarsi bene il pallone e con 7 triple (1)2 messe a segno da Bradley, Crowder e Horford e una da Green nel solo primo quarto volano a più 18 al termine della prima frazione di gioco.

Il sistema iniziale con 4 esterni ed un interno capace di passare la palla come Al Horford permette ai Celtics di trovare tiri aperti dopo un ottima circolazione di palla.

Il secondo quarto sembra seguire lo stesso copione del primo, con i Celtics a gestire il ritmo della partita e i Bulls che faticano terribilmente a trovare un tiro pulito e che si aggrappano a qualche rimbalzo offensivo concesso dalla difesa di Boston.
Nel momento in cui i Celtics sembravano definitivamente essere entrati nella seria superando le difficoltà che avevano affrontato nelle prime due partite i tiratori dei Bulls, che fino a quel momento erano stati immersi in una vasca di ghiaccio, entrano in ritmo e guidati da un Wade in formato vintage si riportano a meno 3 punti a metà partita.

L’inerzia della serie era già tutta dalla parte dei tori di Chicago, quella di questa gara 3 sembrava sempre più inclinarsi dalla stessa parte.

Qui inizia la partita di Isaiah Thomas, che nel primo tempo era a soli 6 punti accompagnati da 4 assist con una pessima percentuale dal campo.
La difesa dei Bulls sulla stella dei Celtics era stata fino a quel punto a dir poco perfetta e sul ribaltamento di gioco Hoiberg puntava spesso ad isolare uno dei suoi attaccanti contro l’ultima scelta del drat 2011.
Ma il numero quattro ad un certo punto decide di marchiare a fuoco la partita.
Thomas sfrutta prima l’esasperata attenzione della difesa avversaria su di lui per mandare a canestro al Horford alzando la palla e poi decide di spezzare completamente la partita con due triple da vero fuoriclasse.

In quest’azione dopo aver giocato il pick&Roll con Horford, sfrutta il fatto che oltre a Wade e Butler pure Lopez sia concentrato su di lui per alzare la palla e regalare due punti facili al centro.

 

Thomas “Currieggia” sparando due triple a distanza di 24 secondi l’una dall’altra, entrambe nei primi secondi dell’azione con la difesa ancora in fase di organizzazione.
Ma mentre la prima è specchio del suo talento offensivo la seconda è assistita da un’amnesia generale della difesa Bulls causata anche da un forte impegno alla ricerca del rimbalzo offensivo.

E’ comunque da sottolineare la capacità con cui Horford porta la palla nell’altra metà campo mostrando un ball handling difficilmente ricollegabile ad un giocatore della sua stazza.
Questi 8 punti firmati Thomas allontanano gli spettri che avevano infestato lo spogliatoio bianco verde durante l’intervallo e permettono ai Celtics di giocare con maggior tranquillità.
Nel terzo quarto l’asse Thomas-Horford è caldissimo, Con Lopez che si trova spessissimo nella situazione di dover scegliere se chiudere lo spazio al playmaker o occuparsi maggiormente del centro, la scelta non è facile e spesso porta a due punti per la squadra di Stevens.

In questa situazione Lopez è ancora una volta troppo attratto dal numero 4 che con una grandissima lucidità riesce a trovare Horford in una posizione molto favorevole, il secondo canestro invece è tipico dell’ex Phoenix che, contro un grande stoppatore come Wade, finge di arrestarsi con la classica esitation mandando fuori tempo il difensore e poi appoggia al tabellone.

Il pick&roll praticato da Horford e Thomas è uno dei più efficaci e più vari della lega e nel terzo quarto ne danno largamente prova.

In tre azioni consecutive il pick&roll tra i due viene svolto e concluso in maniera differente, in comune hanno il fatto di portare due punti senza un’esagerata difficoltà.

Nei primi 8 minuti terzo quarto i due giocatori di spicco hanno messo a referto 16 punti e 7 assist nel momento più delicato della partita e probabilmente della stagione dei Celtics, dando a tutta la squadra una scossa ed un’energia che, forse anche a causa della particolarissimo clima che si era formato dopo il lutto di Thomas, sembrava mancare agli uomini di Stevens.
L’infortunio di Rondo non ha fatto altro che accentuare la netta differenza di qualità e organizzazione all’interno delle due squadra e il dato relativo agli assist, 34 contro 14, è una prova difficile da controbattere.

Domenica sera si giocherà una gara 4 che sarebbe limitativo definire fondamentale, se i Celtics dovessero essere quelli visti nel terzo quarto di gara 3 per i Bulls ci sarebbe poco da fare, ma la serie è più aperta che mai e il finale sembra essere lontano dall’essere svelato.

Note   [ + ]

1.2 messe a segno da Bradley, Crowder e Horford e una da Green

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