Gli Warriors soffrono davvero l’ultimo quarto?

E’ possibile avere il miglior record della lega (32-6) ed essere al centro delle critiche? La risposta è sì, se ti chiami Golden State Warriors. Essere riusciti ad accumulare così tanti campioni in un solo team sembra a volte essere un peso per questa squadra eternamente condannata alla vittoria.

La sconfitta contro Memphis, arrivata appena due settimane dopo la debacle di Natale contro i Cleveland Cavaliers, ha poi fatto scattare più di un campanello d’allarme nella Baia. In entrambi i casi infatti Golden State non ha saputo conservare un ampio vantaggio accumulato nei primi tre quarti, gettando al vento nel rush finale una vittoria che sembrava certa. Contro Cleveland il tabellone recitava +14, contro Memphis +24.

Proprio l’ultimo quarto contro Memphis è stato una sorta di psicodramma per la squadra di Steve Kerr. Zero assist, cinque turnovers, tredici punti, 15% dal campo e 0% (!?) da tre. Una debacle totale. Tra la notte e il giorno seguente, la tempesta di critiche non è tardata ad arrivare. E insieme ad essa una teoria pericolosissima: questi Warriors non sanno gestire i vantaggi contro le rivali al titolo.

In effetti a prima vista le statistiche sembrano confermare questo trend. Soprattutto quello che appare è che Golden State sia una squadra incapace di mantenere il proprio stile di gioco nei momenti cruciali, rifugiandosi alle giocate del singolo e a situazioni di ISO che in realtà danneggiano più che avvantaggiare la squadra. Basti pensare infatti che la percentuale di punti segnati nell’ultimo quarto senza assist è del 35.8% quando Golden State ha portato a casa una vittoria, mentre nelle partite in cui è uscita sconfitta la percentuale cresce vertiginosamente al 47.7%.

La tendenza a voler risolvere la partita in solitaria trova una parziale spiegazione nelle palle perse. Infatti qui la percentuale di turnover nell’ultimo quarto nelle sei gare perse è pari al 19.8%, mentre la media di squadra si fissa solitamente al 14.6%.

Questo dato porta a riflettere poi sui problemi che ne derivano al tiro. Infatti, tra i 15 e 19 ft la percentuale di realizzazione passa dal 45.6% generale ad un imbarazzante 25% nell’ultimo quarto nelle gare in cui Golden State poi è caduta.

Si può quindi dire che esiste una reale crisi d’identità per Warriors? Davvero la squadra è incapace a gestire gli ultimi quarti di partita? Vediamo finora qual è stato l’andamento.

Continua sotto

MATCH

PUNTEGGIO ALLA FINE DEL 3QPUNTEGGIO 4QEVENTUALE PUNTEGGIO OT1

EVENTUALE PUNTEGGIO OT2

Game1 vs SAS (L)

77-97

22-32

Game2 vs NOP (W)

92-8130-33

Game3 vs PHO (W)

81-78

25-22

Game4 vs POR (W)

100-73

27-31

Game5 vs OKC (W)

98-70

24-26

Game6 vs LAL (L)

82-93

15-24

Game7 vs NOP (W)

84-78

32-28

Game8 vs DAL (W)

84-68

32-27

Game9 vs DEN (W)

99-75

26-26

Game10 vs PHO (W)

99-92

34-28

Game11 vs TOR (W)

95-86

32-35

Game12 vs BOS (W)

86-57

18-31

Game13 vs MIL (W)

103-92

21-29

Game14 vs IND (W)

100-71

20-12

Game15 vs LAL (W)

106-78

43-28

Game16 vs LAL (W)

80-64

29-21

Game17 vs MIN (W)

90-73

25-29

Game18 vs ATL (W)80-81

25-19

Game 19 vs HOU (L)

82-8631-2710-10

4-9

Game 20 vs PHO (W)

108-84

30-25

Game 21 vs IND (W)

116-83

26-23

Game 22 vs LAC (W)

91-75

24-23

Game 23 vs UTA (W)82-70

24-29

Game 24 vs MEM (L)

65-87

24-23

Game 25 vs MIN (W)

78-88

38-20

Game 26 vs NOP (W)

95-9418-15

Game 27 vs NYK (W)

88-66

15-24

Game 28 vs POR (W)108-72

27-18

Game 29 vs UTA (W)

82-54

22-20

Game 30 vs BKL (W)

88-84

29-17

Game 31 vs DET (W)

88-84

31-29

Game 32 vs CLE (L)

87-80

21-29

Game 33 vs TOR (W)

104-87

17-24

Game 34 vs DAL (W)

91-69

17-30

Game 35 vs DEN (W)

94-85

33-34

Game 36 vs POR (W)

99-92

26-25

Game 37 vs MEM (L)

98-79

13-32

08-17

Game 38 vs SAC (W)

90-80

27-26

 

Su 38 partite, i Golden State Warriors hanno chiuso il terzo quarto in vantaggio per trentadue volte, trovandosi sotto solamente in sei occasioni. Queste sei occasioni però non corrispondono tuttavia alle sei sconfitte stagionali. Infatti solamente in due casi (contro Spurs e Lakers) Golden State non è stata in grado di rimontare lo svantaggio nell’ultima frazione di gara.

Ed eccoci quindi al grande enigma. L’ultimo quarto. E’ davvero un problema per gli Warriors? La squadra di Steve Kerr ha saputo ottenere un punteggio migliore degli avversari nell’ultima frazione di gioco solamente ventuno volte, mentre è stata superata in diciassette occasioni. Di queste diciassette volte, tra l’altro, in quattro casi il parziale negativo si è trasformato in rimonta della squadra avversaria e sconfitta per Curry e compagni.

Certo, si potrebbe obiettare che spesso Golden State arriva con un vantaggio tale nell’ultima frazione da indurre il coach Steve Kerr a far giocare le riserve. Consideriamo allora solamente gli ultimi quarti in cui lo scarto tra le due squadre era inferiore ai dieci punti. E’ successo quindici volte. Di queste, solamente in quattro casi Golden State ha poi perso il parziale nell’ultimo quarto (due dei quali contro Cleveland e Memphis nell’ultimo mese).

Sulla base di quest’ultimo dato, possiamo ancora dire che Golden State ha un problema con l’ultima frazione di gioco? Ni. Come si è visto, quando il match è entrato nella fase finale ha visto i Warriors uscire due volte su tre vincente dalla sfida. Però, d’altro canto, non si può sottovalutare quanto successo contro Cleveland e Memphis.

Una franchigia che cura i dettagli come Golden State infatti non può certo permetterselo. Ma dato che per ogni batosta c’è bisogno dell’immagine simbolo, ecco che arriva l’immagine di questa scivolone. Lo scambio tra Draymond Green e Kevin Durant infatti e’ passata alla cronaca come la fotografia della sconfitta contro Memphis, l’esatta immagine di una squadra presa dal tormento.

E’ davvero ingestibile la situazione con così tanto talento? Le parole di Steve Kerr sullo scarso utilizzo di Klay Thompson nell’ultimo quarto – “E’ stata colpa mia” – indicano realmente una squadra difficile da governare quando le situazioni si fanno delicate? L’azione più contestata e’ stata questo tiro di Durant. Si va a prendere la palla da Curry, allontana tutti, gioca in ISO e manca il bersaglio. Time-out immediato ed esplosione di rabbia di Draymond Green, che mostra non apprezzare l’idea avuta dal compagno.

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In effetti la giocata di Durant è stata sbagliata, una decisione totalmente fuori dalla natura del gioco di Golden State, abituata ad essere lucida e a preferire situazioni di pick’n roll con eventuale scarico sugli esterni pronti a colpire dalla distanza piuttosto che l’uno contro uno. Inoltre Durant ha provato questa giocata contro Zach Randolph, uno dei difensori più solidi della lega e in stato di grazia durante la partita contro Golden State.

Durant ha mostrato di non essere pienamente indottrinato nella filosofia dei Warriors (sebbene quando le cose girino a favore tutto fila alla perfezione) ed è ricaduto in alcune vecchie abitudini. Certo, una situazione di uno-contro-uno con Durant non è una opzione che fa schifo in assoluto, ma contro le difese forti la storia ha insegnato che non porta alla vittoria.

Ricordate Gara 6 delle scorse WCF(1)Finali di Western Conference? Tre minuti alla fine, OKC avanti di tre e con la palla in mano. Durant si va a prendere la palla da Westbrook, prova l’ISO e viene stoppato. Nel ribaltamento di fronte, Golden State va in transizione e Curry rilascia tutto solo dall’arco. Tripla, pareggio e fine virtuale della serie.

 

Quindi, in soldoni, possiamo dire che si, ci sono dei problemi e i Warriors devono intervenire il prima possibile per risolverli in vista dei playoff. Ma non per questo la situazione è così tragica. I giocatori devono solo imparare a non affrettare troppo le triple e continuare a cercare il passaggio senza forzare, prendendo le decisioni migliori in base all’avversario che si trova di fronte. Se c’è Randolph, ad esempio, conviene bruciarlo nello scatto e attaccare il ferro invece che sfidarlo fisicamente.

Ecco perché possiamo dire che in questa fase Durant sta ancora imparando a conoscere i Warriors e il loro sistema, come affermato tra l’altro dallo stesso numero 35. E i Warriors, a loro volta, stanno ancora imparando a conoscere Durant e a capire come adattarsi alle sue leve e ai suoi movimenti.

Come dichiarato da Draymond Green a fine gara, la partita contro Memphis è stato un bene perderla perché permette alla squadra di mettersi davanti allo specchio. A Maggio vedremo se questi Warriors hanno capito qualcosa dell’immagine riflessa.

Note   [ + ]

1.Finali di Western Conference

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