L’orologio dei Denver Nuggets

Fra le varie etichette con le quali si tenta di dare un ordine alle trenta squadre NBA, i Denver Nuggets di inizio stagione potevano esibire “ricostruzione” e“speranze da post-season”, complice lo spaccato di un roster profondo ed eterogeneo, il quale affianca a solidi comprimari NBA una mezza dozzina di prospetti che, ad oggi, si trovano leggermente indietro rispetto alle esigenti linee di sviluppo immaginate. La stessa struttura della squadra, priva di un ball-handler primario e satura nel frontcourt con quattro lunghi e mezzo – i”fratelli -ić” (1)Jokic e Nurkic, Faried, Hernangomez e Gallinari – a dividersi due posti liberi, sembrava proiettare i Nuggets nel circolo delle 30 vittorie per il quarto anno consecutivo e per adesso, seppur in maniera leggermente diversa da quella preventivata, la franchigia del Colorado non sta venendo meno alle aspettative.

Ad oggi Denver è l’epitome della squadra mediocre e senza picchi di eccellenza, tranne che a rimbalzo, sia per quanto riguarda il collettivo – 21esimo ORTG (2)Offensive Rating: punti realizzati sui teorici 100 possessi offensivi, 22esimo DRT (3)Defensive Rating: punti subiti sui teorici 100 possessi difensivi – che i giocatori, con il singolo Mudiay (AKA Mr. Inefficienza) che colleziona un USG% (4)utilizzo percentuale del giocatore quando è in campo, comprendente tiri tentati, tiri liberi tentati e palle perse superiore al 25% fra i titolari.
Come da tradizione per una squadra giovane, i Nuggets sono spesso protagonisti di parziali all’interno di un singolo quarto, evenienze che finiscono per definire il destino di una partita – in positivo o in negativo – riducendola ad una manciata di minuti.
Passando ai singoli, è difficile non definire Mudiay come la più grande delusione di questo inizio di stagione. 80 partite non sono certo la rappresentazione del giocatore che sarà in futuro, ma per adesso è evidente come sia incapace di segnare canestri in maniera non solo efficace, ma anche continuativa. La sua distribuzione di tiro non è pessima ma il 42% al ferro è un dato inferiore quasi del 15% rispetto alla media della lega ed è l’espressione della inattitudine di Mudiay nello sfruttare il vantaggio di stazza che vanta contro la maggior parte degli avversari diretti. Il jumper non è fluidissimo, ma non sembra avere grandi problemi di forma, ed il sostanziale miglioramento ai liberi (+13% rispetto alla scorsa stagione) può far sperare nello sviluppo di un fondamentale che ad oggi è addirittura deleterio per lo sviluppo del gioco dei Nuggets. Nelle ultime partite ha mostrato miglioramenti nel ridurre la – enorme – quantità di palle perse che ne avevano condizionato l’inizio di stagione, anche grazie alla suddivisione delle mansioni di ball-handling con Barton e Nelson.

Il secondo problema incontrato da coach Malone nella prima frazione della stagione è stato il tentativo di far coesistere nel quintetto titolare NurkićJokić, un esperimento apparso sin da subito difficoltoso, il cui ipotetico best case scenario ha giustificato l’inizio di stagione ad handicap. I due lunghi, in attesa di assistere all’evoluzione di Murray, sono i prospetti più futuribili del roster e il loro utilizzo contemporaneo avrebbe – teoricamente – sbloccato una lineup enorme, capace di bullizzare i quattro avversari. Nel pratico si è rivelato essere inefficiente su entrambi i lati del campo. Il giocatore serbo, costretto a muoversi nel ruolo non naturale di PF, ha sofferto maggiormente la situazione rispetto a Nurkić. In difesa non è in grado di rimanere di fronte a giocatori mobili ed in attacco, complice una partenza negativa al tiro, non è riuscito a ripetere le prestazioni a tratti dominanti della passata stagione. Rimane comunque il miglior giovane dei Nuggets: è un competente tiratore, un passatore eccezionale e corre il campo come pochi giocatori sopra i 210 cm. Nelle ultime partite, dopo aver assunto il ruolo di unico lungo statico nella second unit, è tornato a mostrare lampi di talento non comuni per tocco e capacità di lettura del gioco, la necessità più immediata sarebbe mostrare qualche miglioramento in difesa, ma il tempo non manca.

 

Non il vostro tipico Centro.

Contrariamente al sofferto avvio di Jokić, l’inizio di stagione di Nurkić si è rivelato piuttosto positivo. Il bosniaco è un buco nero in post (quarto per frequenza e solamente nel 26.5 percentile) ed ha ancora problemi nel mantenere l’intensità ad un livello accettabile nel corso di una partita intera, ma è una forza a rimbalzo e, per quanto spesso innamorato di se stesso, un giocatore capace di passare il pallone. Nel futuro potrebbe elevare il suo effort – e posizionamento – difensivo e diventare un ottimo giocatore NBA, ma la sua situazione è da monitorare anche per future trade. Il suo potenziale sembra essere inferiore rispetto a quello di Jokić e verificare gli effetti della panchina su quel carattere potrebbe rivelarsi spiacevole.

Rimanendo sul vagone delle buone notizie è impossibile evitare l’argomento “Jamal Murray“. La prima settimana di Murray è stata tragica -con 17 errori consecutivi per iniziare la carriera – ma da allora il giocatore canadese ha inserito le coordinate dei canestri NBA all’interno del chip ed ha risollevato la sua percentuale al tiro fino ad un presentabile 40% che diventa 42 se si considerano solamente i 4.2 tentativi a partita da tre (terzo nei rookie per frequenza). Dopo queste prime sedici partite ciò che più impressiona del gioco del canadese è che non è solo un tiratore. Il suo ball-handling è ancora mediocre ma sufficiente per adempire a compiti secondari, è un giocatore intelligente e, per quanto limitato nella propria metà campo, potrebbe diventare un buon difensore di sistema. Le prestazioni delle ultime partite sono insostenibili, ma lo showcase di talento è stato impressionante, ed è un ’97 (!). Per quanto sia ancora prematuro il duello rusticano fra lui e Buddy Hield, è momentaneamente il corrispettivo cestistico di un ipotetica sfida all’arma bianca fra Lancillotto e Don Chisciotte.

 

Rubio sarebbe deluso dal finto no-look pass. Noi no.

 

Il secondo rookie dei Nuggets – Juancho Hernangómez – è nella curiosa situazione al tiro in cui la percentuale da tre (47%) è di poco inferiore a quella ai liberi (57%); i numeri si normalizzeranno in entrambi i sensi, ma per adesso rimane l’immagine di un giocatore con solide possibilità di diventare un buon role player. Malone ne sembra follemente innamorato e lo ha già sperimentato in tutte e tre le posizioni del frontcourt. Nella sfida contro gli Utah Jazz è stato provato come ala piccola ed è stato distrutto difensivamente dagli esterni di Snyder. Le sue possibilità per il futuro sembrano legate più verosimilmente allo spot di quattro che non a quello di tre.

Il resto della squadra è composto da buoni giocatori NBA capaci, chi più chi meno, di garantire minuti ad una squadra con ambizioni modeste. Gallinari è al minimo storico – eccezion fatta per la stagione da rookie – per USG% e continua a vivere sulla particolare bilancia fra l’inefficienza sul campo e la capacità di andare in lunetta. A questo punto della sua carriera ha le migliori possibilità di spostare se affiancato solamente da un lungo tradizionale, e la sua situazione medica continua a preoccupare dopo un non-meglio-precisato fastidio alla coscia destra. È probabilmente vicino – o passato – lo zenit della sua vita sportiva e quest’estate avrà la possibilità di scegliere fra incassare o cercare un contesto con ambizioni differenti.
Wilson Chandler sta dimostrando di vivere il ruolo di sesto uomo in maniera ottima, è al massimo in carriera per USG% ed ha ridotto in maniera sostanziale il numero di tiri da tre rispetto alle due stagioni precedenti, è eccellente a rimbalzo ed è spesso uno sbocco fondamentale per l’attacco claudicante dei Nuggets. Dall’infortunio di Danilo è stato sposato in quintetto, e nella prima porzione di stagione è apparso come il miglior giocatore di Denver.
Will Barton ha giocato solamente sei partite a causa di infortuni e condivide lo stesso problema di Mudiay: riesce ad arrivare al ferro ma non a finalizzare le occasioni che crea dal palleggio. Storicamente non è un giocatore efficiente al tiro, ma le sue capacità di generare occasioni sono fondamentali per aiutare il congolese nei momenti di blackout di cui spesso è protagonista.

In attacco i Nuggets sono una squadra piuttosto completa: fanno un utilizzo moderato del tiro da tre (28.3%, ventesimi nella lega), sono ottavi per la frequenza di azioni in post ed in generale tentano di portare ogni giocatore nelle proprie zone preferite senza però esasperare lo sfruttamento di una singola situazione. Difensivamente Denver è “costretta” ad utilizzare uno schema conservativo a causa delle caratteristiche di giocatori come Jokić e Nurkić, incapaci di cambiare sugli esterni, ed è spesso alla mercé delle percentuali di giocatori capaci di tirare dal P&R, gli esterni dei Nuggets – specialmente Mudiay – avrebbero la fisicità per disturbare l’operazione, ma per il momento nessuno eccelle nel fondamentale.

Tracciare un chiaro scenario del futuro – anche solo prossimo – di Denver è quanto di più difficile si possa trovare nella lega, Faried è ormai un pacchetto di trade che da più di un anno cerca una destinazione, ma il suo appeal è al minimo storico ed è difficile trovare un acquirente disposto a pagare. Il tentativo di firmare Wade in estate non ha mai avuto possibilità di riuscita ma è stato un capriccio significativo in quanto mostra la voglia – unita alla possibilità – di sacrificare un minimo del futuro – leggi scelte al Draft – in cambio di un giocatore pronto. La situazione dei Nuggets è particolare in quanto in un’ipotetica “corsa alla star” la franchigia del Colorado partirebbe alle spalle dei Celtics, ma escludere qualche movimento per un giocatore di caratura media capace di cambiare il volto di una squadra buona ma non ottima – à la George Hill – è attualmente impossibile.

Se i trend di inizio stagione continuassero a rivelarsi veritieri potrebbe essere curioso vedere in futuro una lineup iniziale con due combo-guard (Murray-Barton?) al posto di Mudiay. La scelta potrebbe avere controindicazioni nello sviluppo del congolese, ma non è da escludere, specialmente se i Nuggets dovessero trovarsi nella condizione di dover vincere partite per giocare a primavera inoltrata, in quel caso spostare i minutaggi verso un tiratore potrebbe favorire l’attacco di Denver.

Sbilanciarsi sulla futuribilità di questo core in confronto a quello di squadre come Timberwolves, Lakers e 76ers è complesso, momentaneamente i Nuggets sono ancora più profondi rispetto alle altre franchigie work in progress ma sembrano mancare di un vero talento intorno al quale limare i difetti del roster. Jokić potrebbe assumere un ruolo simile, ma difficilmente gli effetti sarebbero comparabili a quelli di un talento generazionale quale potrebbe essere un’ipotetica – ed ennesima – pick al Draft.

L’orologio dei Nuggets segue un curioso ritmo con due lancette – vincere adesso e futuro – che raramente riescono a conciliare il loro movimento. Coach Malone sta gestendo la situazione cercando di non lasciarsi giocatori alle spalle, ma con l’evidente desiderio di arrivare ai Playoff già da questa stagione. Prima o poi la dirigenza di Denver dovrà scegliere una direzione e cestinare l’altra lancetta, il tempo non aspetta nessuno.

Note   [ + ]

1.Jokic e Nurkic
2.Offensive Rating: punti realizzati sui teorici 100 possessi offensivi
3.Defensive Rating: punti subiti sui teorici 100 possessi difensivi
4.utilizzo percentuale del giocatore quando è in campo, comprendente tiri tentati, tiri liberi tentati e palle perse

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