Terzo quarto senza gas

La vostra Lancia Delta integrale radiocomandata sta viaggiando così forte sul rettilineo che registrate un nuovo record di velocità. Poi al terzo giro rallenta di colpo, controllate il motore a scoppio, nessuna anomalia. La fate ripartire e va sensibilmente più piano.

Tom Thibodeau si trova all’incirca nella stessa situazione. In queste prime cinque gare di regular season, i Timberwolves hanno raggiunto massime pazzesche nel primo tempo, per fermarsi bruscamente a partire dal terzo quarto.

Il record di 1-5 è un po’ bugiardo, nel senso che una sconfitta è stata di 4 punti di scarto, mentre due di soli 3. Se ricordate lo spacing dell’anno scorso, questi blocchi rapidi che sta girando Thibs sul portatore di palla per creare subito le spaziature dietro l’arco, sono un enorme passo avanti. Wiggo è diventato letate dalla lunga distanza( nella sconfitta di ieri contro i Nets, ne ha messi 6/7 e attualmente sta tirando con il 66% da 3) ed è anche grazie a questi blocchi in semi transizione. Il campo si sta finalmente allargando e oltre ai post-up di KAT e Wiggo, ci sono altre soluzioni, più fluide e con ritmo. Sarebbe una cornice solare, se la partita durasse 24 minuti.

Al rientro dall’intervallo lungo, i sostanziali vantaggi maturati nei primi due quarti- +9 nell’opener contro i Grizzlies, +13 ai Kings, +6 contro i Nuggets- vanno in fumo. E’ un mondo che si capovolge a guardare il margine alla fine del primo tempo e quello del secondo. A parte la mega vittoria di 116-80 nel secondo incontro contro i Grizzles, Minnesota non ha mai subito meno di 10 punti nel terzo periodo di gioco. Come si spiega una frenata così netta da parte dell’11° attacco NBA (105 punti su 100 possessi) quando torna dagli spogliatoi?

ROTAZIONI DIFENSIVE

L’impianto difensivo di Thibs ammirato ai Bulls non si può costruire in 10 giorni di stagione regolare. Però si sono visti dei lampi del suo grande classico: “ice”. Con Rubio e KAT a oscurare la corsia centrale per deviare il pick and roll sulla linea di fondo. Anche Dunn- ufficialmente titolare dal 1° novembre, dopo l’infortunio al gomito di Rubio- ne ha disinnescati un paio. Dieng non è per nulla male come rim protector, ma vive spesso di istinti finendo per commettere falli di troppo( vedi nella gara contro i Kings). Isolando la prima metà, i Timberwolves sarebbero una difesa da top 10 NBA (100.2  punti concessi su 100 possessi). Peccato ci sia anche la seconda, in cui non avvengono cose buone.

bad-rotation-d-min
L’uomo di Gay-Rush-si è staccato per contenere il ball handler, lasciando una voragine sotto.

Amnesie difensive spesso dovute alla ricerca frenetica del pallone, o al dimenticare totalmente il tagliante come nel seguente caso:

bad-rotation-d-min-2
In quattro a chiudere su Adams, Wiggo perde Roberson sulla linea di fondo che diventa una landa desolata

 

SECOND CHANCE POINTS

Non è tanto la quantità di second chance points concessi nel terzo quarto( 18 di media), ma il modo in cui questi punti arrivano. Chi si dimentica di tagliare fuori, chi prende posizione troppo sotto trascurando il suo uomo che cattura un rimbalzo offensivo lungo senza nemmeno saltare.

easy-off-reb-gay
Gay spazza via Wiggo per l’and-1 senza: a) adeguato taglia-fuori b) aiuto e recupero di uno tra KAT e Bjelica.
easy-off-reb-mem
Green, vedendo il disinteressamento di Dunn, si fionda verso il pallone.
easy-off-reb-mem-2
Dunn guarda ricevere e tirare una delle conclusioni più comode ma anche più semplici da evitare.

 

VECCHIE ABITUDINI

Una costante nel piano partita degli avversari a inizio terzo quarto è stata aggredire il ball handler. Sacramento ha cambiato tantissimo, usando Barnes come jolly ogni volta che il portatore di palla prendeva il blocco. Rubio in questo modo, dopo il blocco preso che non portava a un vantaggio acquisito, si trovava a palleggiare in modo insistito e a dover fronteggiare raddoppi insidiosi. Anche con Denver si sono trovati in un guaio simile, contro il quintetto grosso che vedeva Gallo-Jokic-Nurkic nella stessa lineup. Con la pressione sulla PG, alcuni giocatori non hanno ancora l’esperienza per trovare piani B efficaci e ricadono in vecchie abitudini.

Come quella di Wiggo di accontentarsi del fade-away jumper (1)tiro in sospensione cadendo all’indietro , magari dopo una virata che non l’ha fatto nemmeno avvicinare a canestro. O quella di Lavine di attaccare un raddoppio e venire circondato da 4 se non 6 braccia avversarie.

Per quanto Dunn sia il rookie più pronto di questa draft class, gestire una pressione sulla palla di livello NBA dalla tua terza partita nella lega non è così semplice. La scarsa circolazione del pallone e l’alternanza di isolamenti di KAT e Wiggo a triple prese fuori ritmo di Bjelica, hanno portato anche a 6 minuti  senza un canestro dal campo realizzato.

Il motore a scoppio funziona, i componenti della macchina pure, si tratta di non accumulare quella serie di piccoli errori che fanno prendere parziali di 10 punti in pochi minuti e di togliere un po’ di pressione al ball handler primario, magari impiegando per qualche minuto al fianco di Dunn, Tyus Jones( lineup mai esplorata da Thibs).

Gli indicatori positivi ci sono: migliorata difesa( passati da 107 a 103.4 punti concessi su 100 possessi)  più tiro da tre e con maggiore efficacia( passati da 16.4 tentativi a 21.5, dal 33.8 al 38.3%). Controllare il terzo quarto per un quintetto titolare composto da 4 giocatori sotto i 22 anni richiede più formazione. Thibs ha altre 76 partite per farla e poca fretta.

Note   [ + ]

1.tiro in sospensione cadendo all’indietro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *