10 giocatori chiamati al salto di qualità

Siamo alle prime luci di una nuova stagione NBA, l’estate ha portato con se tante parole, critiche ed ipotesi che, non aspettavamo altre che venissero coperte dal rumore dello strisciare delle scarpe sul parquet.
L’estate è però, in una lega dove il tempo per allenarsi è ridottissimo come la NBA, importantissima per la crescita individuale del giocatore nei fondamentali o in alcuni movimenti specifici. Quindi per una volta non proviamo a rispondere alla domanda “Chi vincerà l’MVP?” ma “chi avrà lavorato meglio quest’estate?”.

Abbiamo classificato 10 giocatori che in base a lacune tecniche, contesto, aspettative ma soprattutto hype, speriamo possano fare il salto di qualità e permetterci di ammirare una lega ancora più bella e competitiva. Più margine di miglioramenti ci sono nel giocatore più potrebbe essere interessante, per citare Aristotele, il passaggio da potenza ad atto.

10 – Elfrid Payton, PG (10,7 ppg 6,4 apg 3,6 rpg) Orlando Magic

La partenza di Oladipo e le buonissime impressioni date nella sua stagione da sophomore nella lega fanno di Payton uno dei 10 giocatori su cui è importante fare attenzione nella prossima stagione. Per qualità e limiti può ricordare Rajon Rondo, con una capacità d’intuire linee di passaggio per gli altri invisibili e un tiro non sempre affidabile. Non sarebbe sorprendente vederlo più di una volta in tripla doppia e se dovesse confermarsi uno dei playmaker più futuribili della lega. 2,4 palle perse a partita sono decisamente poche per un giocatore con così poche partite NBA alle spalle, se solo riuscisse a diventare più pericoloso con la palla in mano avremmo davanti a noi tutt’altro giocatore.

 

9 – Marcus Smart, SG (9,1 ppg 3 apg 4,2 rpg) Boston Celtics

E’ uno di quei giocatori da intangibles, per cui le statistiche non riusciranno mai a racchiudere sufficientemente la capacità di incidere in una partita. Nella scorsa stagione è stato capace di accendere l’arena con alcune giocate di energia che in una piazza come Boston spesso significano giocare con una maggiore spinta.
Per capacità fisiche ed atletiche è già uno dei migliori difensori sul pallone della lega ma ha ancora alcuni evidenti problemi di handling(1)palleggio che hanno fatto fallire il tentativo di affidargli più spesso il pallone.
E’ il giocatore perfetto nel sistema difensivo di Stevens ma per diventare utile in attacco dovrà aumentare la sua pericolosità dietro l’arco. Il 35% con cui ha chiuso la serie di playoffs contro Atlanta sarebbe un ottimo punto da cui ripartire.

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Gli efforts di Marcus Smart non possono essere misurati statisticamente

 

8 – Nikola Mirotic, PF (11,8 ppg 1,5 apg 5,5 rpg) Chicago Bulls

Lo spagnolo deve dimostrare di essere un giocatore adattabile al contesto americano, dove nei primi due anni ha mostrato di far fatica sopratutto nella metà campo offensiva. Il suo apporto ai Bulls sarà importantissimo essendo uno dei pochi giocatori a roster che potrebbe rappresentare una seria minaccia dalla linea dei tre punti.
Lo scorso anno ha chiuso con un buon 39% dall’arco, ha visto le sue conclusioni aumentare da 7,5 a 9,2 a partita e proiettandoci alla prossima stagione, se ben innescato dagli assist di Rondo, potrebbe senza dubbio alzare le sue medie. Partirà dalla panchine dietro a Taj Gibson, il suo obiettivo deve chiaramente essere quello di diventare un fattore in entrambe le metà campo ed essere un motivo di aggiustamenti da parte dei coach avversari.

 

7 – Harrison Barnes, SF (11,7 ppg 1,8 apg 4,9 rpg) Dallas Mavericks

Il prodotto di North Carolina è stato un fattore nelle ultime finals, ma in negativo per gli Warriors.
Dopo l’arrivo di Durant a Golden State, Barnes ha dovuto fare le valigie e trasferirsi in Texas dove è comunque riuscito ad assicurarsi un contratto al massimo salariale. Il cambiamento per lui sarà inevitabile, perchè diventerà quasi sicuramente la seconda opzione offensiva dietro a Dirk (con un minutaggio limitato) e di conseguenza verrà fatta decisamente più attenzione sulla sua pericolosità piuttosto che essere considerato lo spot-up player in un contesto di stelle.
Dallas gli ha affidato la necessità di incidere offensivamente, un ricco contratto che dovrà giustificare e una nuova identità all’interno della squadra. C’è tanta pressione sulle sue spalle.

 

6 – Andre Drummond, C (16,2 ppg 14,8 rpg) Detroit Pistons

Nella scorsa stagione Andre Drummond ha scritto una pagina di storia, registrando la peggior percentuale di sempre dalla lunetta, il 35,5%.
E’ inevitabile aspettarsi un sensibile miglioramento in questo fondamentale sopratutto a conoscenza del fatto che i Pistons hanno investito forte su di lui, facendogli firmare un estensione da 128 milioni in 5 anni. Dovrà mostrare di esserseli meritati e di aver cambiato un’etica lavorativa che lo aveva fatto etichettare come lazy. Inoltre il suo miglioramento deve concentrarsi anche sulla tattica difensiva, non basta stoppare per essere un buon difensore, infatti spesso Drummond sembra disattento ed incapace di leggere le situazioni con la velocità richiesta.  Il destino di Detroit è nelle sue immense mani. Motor city aspetta il suo salto di qualità.

5 – Giannis Antetokounmpo, ? (16.9 ppg 4.7 apg 7.7 rpg) Milwaukee Bucks

Con quel fisico, atletismo e un buon palleggio, il greco sta vagando in un limbo che lo sballotta da ala piccola a ala grande, fino a quello che vorrebbe Jason Kidd, ovvero point guard (per il momento, non sempre con risultati grandiosi) nella crociata al tiro dall’arco che stanno portando i Milwaukee Bucks sul vessillo dei suoi enormi starters.  Potenzialmente nemmeno Antetokounmpo ha capito cosa potrebbe fare da grande, ma al momento l’obiettivo è diventare una stella. Il problema è il tiro, ancora incostante e a volte perfino disastroso che se dovesse migliorare lo renderebbe un Kevin Durant (paragone ancora esagerato) anche più fisico ed esplosivo. Se le statistiche dicono che il giocatore di Milwaukee segna circa un canestro ogni due tiri, dall’arco la percentuale scende fino al 26%.
In questa stagione deve dare un segnale di netto miglioramento, the Greek Freak deve dimostrare che madre natura, quei 211 centimetri di lunghissime leve, non li ha sprecati.

 

4 – Mike Conley, PG (15 ppg 6 apg 3 rpg) Memphis Grizzlies

Grazie all’innalzamento del salary cap, i Grizzlies sono stati obbligati a trattenere un giocatore importante come Conley con un contratto da 153 milioni in 5 anni, senza precedenti nella storia della NBA. Ora però il 28enne playmaker è chiamato a prendere l’abito dell’uomo franchigia e guidare la sua squadra sia dal punto di vista realizzativo (spartendo con Marc Gasol buona parte dei punti segnati) che nel numero di vittorie. Con l’arrivo di Parsons e il recupero dello spagnolo, i Grizzlies  probabilmente si trovano nei quattro top team ad Ovest, anche se a roster presentano molti giocatori non affidabili fisicamente.
Potrebbero essere loro gli antagonisti degli Warriors? Forse no, ma molto dipenderà da lui.

 

3 – John Wall, PG (19.9 ppg 10.2 apg 4.4 rpg ) Washington Wizards

La prima scelta del draft del 2011 è uno dei giocatori più efficaci dal pick and roll, viaggia ad una solidissima doppia-doppia di media ma non ha mai dimostrato fino in fondo il suo valore, regalando più highlights che fatti concreti. Al momento ciò che avranno notato i tifosi della capitale è la bassa capacità di decidere le partite, più concretamente, non fa le scelte giuste nei momenti clutch e forse deve migliorare quegli intangibles anche nelle questioni di leadership. Inoltre, non sono ancora arrivati i miglioramenti tanto promessi dalla linea dei tre punti e la scorsa stagione è stata la peggiore per lui in quanto palle perse: secondo assoluto in questa speciale classifica, peggiorando il suo bad record dell’anno da rookie (più comprensibile) con 4 turnover a sera.
Quella che viene per Wall sarà la settima stagione nella lega, abbastanza tempo per aver sviluppato la mentalità del leader. Ora deve solo capire come lavorare sulle proprie lacune.

 

2 – DeMar DeRozan, SG (23,5 ppg 4 apg 4,5 rpg) Toronto Raptors

DeRozan viene dalla stagione migliore della sua carriera. Il secondo posto nella East e la finale di conference sono state delle bellissime soddisfazioni per i tifosi Raptors che non avevano mai visto la loro franchigia raggiungere un risultato simile.
Ha mantenuto per tutta la stagione delle buone percentuali, sopratutto se si considerano i tiri forzati che spesso si concede. Il 45% dal campo e il 34% da 3 nei playoffs sono crollati, da 45% si è passati al 39% ma sopratutto dall’arco l’onesto 34% è stato sostituito da un agghiacciante 15%.
Se alcune lacune di decision making e scelte di tiro poco azzeccate, sono state palesi nei momenti in cui si gioca a basket per davvero, ora DeMar ha il pesante compito di provare a zittire chi non lo considera un giocatore da prima fascia. Non sarà facile e sicuramente non si tratta di un’ultima chiamata per il nativo di Compton ma, considerando un roster leggermente indebolito e (2)(2)delle franchigie che si sono avvicinate al livello dei canadesi, sta a DeRozan mostrare di poter portare nuovamente questa squadra alle finali di conference.

1 – Anthony Davis, PF (24,3 ppg 10,3 rpg) New Orleans Pelicans

Lo scorso anno, di questi tempi, Anthony Davis era uno dei favoriti per il premio di MVP, e come dare torto alla gente che lo credeva?
Il talento cristallino del monociglio è sotto gli tutti ma l’ultima stagione deludente ha fatto ricredere qualcuno: esclusione dai quintetti All-NBA (e 25 milioni di dollari in fumo) tante critiche ricevute e troppa fragilità a livello fisico.

Ovviamente il giocatore dei Pelicans non ha smesso di sapere giocare: Davis si è trovato in uno dei contesti più problematici (infortuni e problemi familiari delle guardie titolari) e oggettivamente privi di talento in tutta la lega e inoltre è stata una stagione molto travagliata per punto di vista fisico, 21 partite saltate e molte altre giocate a denti stretti. Un segnale positivo c’è stato però nella scorsa stagione, l’aggiunta nel repertorio del tiro da 3 assolutamente prima dell’arrivo nella lega professionistica e come avrete di certo osservato, un inizio di stagione con i fuochi d’artifico, realizzando 50 punti nell’opener. Con questa squadra probabilmente raggiungerà pochi obiettivi ma non può fare altro che esplodere e dominare

Note   [ + ]

1.palleggio

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